FIORE

Di Claudio Giovannesi, Italia, 110’, 2016

Dafne si trova in riformatorio per aver cercato di rubare un telefonino nella stazione in cui dormiva, sdraiata sopra una panchina. Daphne vive alla giornata e anche in riformatorio afferma la sua indole ribelle. Ma è anche una creatura profondamente sensibile, capace di profonda compassione e di quella solidarietà umana che nei suoi confronti è quasi sempre mancata. Quando incontra Josh, detenuto nell’ala maschile del riformatorio, individua in lui un’anima gemella e comincia a sperare in un futuro migliore di quello cui sembrava ormai destinata. Ne emerge il ritratto di una vitalità prorompente. Fiore è un film-documento, basato su una realtà che il regista ha voluto conoscere bene prima di raccontarla trascorrendo quattro mesi in un carcere minorile. Questo gli ha permesso di non cadere nel cliché della “storia d’amore vietata dietro le sbarre”.Persegue una narrazione piana e realistica rotta da brevi momenti musicali e da brevi sogni/fantasticherie di Daphne, ispirati dal desiderio senza forzature drammatiche, senza prevaricazioni ideologiche, senza ricatti sentimentali, senza buonismi o cattivismi di maniera, televisivi.