Loving Vincent

Regia: Dorota Kobiela, Hugh Welchmana,  2016,  94’,  13+

Nessun film finora realizzato è paragonabile a questo: quello che, infatti, in sei anni di lavoro è stato creato è il primo lungometraggio interamente dipinto. Un’opera prima recitata da attori, poi trasformata in film d’animazione da una squadra di centoventicinque artisti che hanno riprodotto su tela ognuna delle 65mila inquadrature. Dipingendo nello stile di Van Gogh, naturalmente. Gli attori, quindi, che hanno assunto i ruoli dei protagonisti dei quadri di Van Gogh sono poi stati ri-trasformati in quadri. Il risultato è che a raccontarci della vita del pittore sono i suoi personaggi. Uno in particolare, Armand Roulin (recitato da Douglas Booth, Jupiter: Il Destino dell’Universo, Noah), figlio del postino barbuto Joseph Roulin (Chris O’Dowd, Le Amiche della Sposa, IT Crowd), con il suo soprabito giallo e il cappello a falda larga, intraprende un viaggio che da Parigi lo porta a Auverse – sur – Oise, (il villaggio dove Van Gogh ha trascorso gli ultimi giorni di vita) deciso a investigare sulle cause che hanno spinto Vincent a suicidarsi.

 

 

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