IL RITRATTO NEGATO

Di Andrzej Wajda Polonia, 98’, 2016

Nella Polonia del ‘48 l’artista e teorico dell’arte Władysław Strzemiński gode di fama e rispetto sia in patria che all’estero. Nella città natale di Łódź è docente all’Accademia di Belle Arti, membro dell’Unione degli Artisti e fondatore del Museo cittadino di Arte Moderna. Ha una figlia ancora bambina molto sveglia, una moglie gravemente malata in ospedale e una squadra di allievi adoranti.Il destino gli ha regalato un immenso talento artistico e uno spirito libero, ma gli ha portato via sia una gamba che un braccio. L’infermità non gli impedisce la produzione di tele, così come il perfezionamento della teoria dell’Unionismo di cui è il cofondatore. Ad ostacolarlo senza tregua è invece la radicalizzazione del comunismo, alla quale l’artista si oppone fino alla morte.Lo stile adottato, infatti, inneggia a un’essenzialità ai limiti del concettuale, esattamente come andava predicando uno dei teorici più vivaci dell’arte astratta. In questo senso il regista visualizza attraverso il segno cinematografico la comprensione teorica di Strzemiński, colui che per Wajda aveva “capito il sentiero dell’arte moderna”.