Il mio nome è Adil

di Adil Azzab,  2016,  74’,  12+

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Adil è un bambino marocchino che vive in campagna. Il padre è venuto in Italia per cercare lavoro ed è il denaro che manda a casa a consentire a moglie e gli di andare avanti. Adil è però stato requisito dallo zio come guardiano delle pecore e l’uomo non gli riserva certo un trattamento di favore ma lo tratta quasi come uno schiavo. Finché un giorno Adil a 13 anni decide di raggiungere il genitore in Italia. La sua vita cambierà ma il senso di separazione dalle proprie radici si farà sentire «Non mi sento né in un luogo né in un altro», dice nel lm il protagonista, divenuto ormai adulto, a Milano. E così, dopo
13 anni di assenza dal Marocco, il ventisettenne Adil decide di fare un viaggio nel suo paese alla ricerca delle radici e dell’identità. «Solo se conosci da dove vieni, puoi sapere chi sei». Dal film alla realtà, andata e ritorno, «My name is Adil» ha una genesi davvero unica, non solo perché il protagonista, Adil Azzab, oggi ventisettenne, racconta la sua vita di migrante, avvalendosi di attori non professionisti. Si tratta infatti di un vero e proprio progetto collettivo, nato in una rete sociale di Milano e un Centro di Aggregazione Giovanile che lavora con gli adolescenti attraverso gli strumenti della multimedialità.

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