UN AFFARE DI FAMIGLIA

Di Hirokazu Kore-eda Giappone, 121’ Palma d’oro al miglior film al festival di Cannes 2018

Una famiglia sui generis (anche biologicamente), ma per certi versi, autentica, ideale, quella che poco a poco ci viene svelata da Hirokazu Kore-eda. Assistiamo al progredire di una storia con colpi di scena pur tra le maglie di uno stile sempre quieto.A suo modo ‘Un affare di famiglia’ è “un film di buoni sentimenti”. Solo che questi sentimenti sono opposti ai legami sociali e biologici ufficiali. Una specie di utopia, piena però di zone d’ombra e contraddizioni al proprio interno, anch’esse narrate e accettate pienamente dallo sguardo del regista. La convinzione di Kore-eda è semplice: il sangue conta molto meno, molto molto meno del farsi carico della crescita concreta, fisica e morale e culturale, di un bambino; il rapporto affettivo conta molto ma molto di più di ogni certificazione legale, istituzionale. In definitiva, a contare al disopra di ogni legge storica o naturale è la tenerezza che si instaura tra le persone. E l’immagine che rimane è l’ambientazione, una specie di villetta da fiaba, incastrata tra i condomini, rimasta fuori dal tempo e dalla disumanità. L’immagine di un rifugio in un mondo senza cuore.