GREEN BOOK

Di Peter Farrelly, USA130’, 2018, +11

Nel 1962, dopo la chiusura per ristrutturazione di uno dei migliori club di New York in cui lavorava, il buttafuori italoamericano Tony Lip deve a tutti i costi trovare il modo di sbarcare il lunario per mantenere la sua famiglia. Accetta di lavorare per il pianista Don Shirley e decide si seguirlo in tour nel sud degli Stati uniti, dall’Iowa al Mississippi. Peccato che Shirley sia afroamericano, in un’epoca in cui la pelle nera non era veduta di buon occhio. Nonostante le differenze e gli iniziali contrasti, tra i due si instaurerà una forte amicizia. Green book è basato sulla storia vera di Don Shirley, un virtuoso della musica classica, e del suo autista, nel loro viaggio temporaneo attraverso il pregiudizio razziale e le reciproche differenze.

COSA DIRA’ LA GENTE

Di Iram Haq, Germania, Svezia, 2017, 106’. +13

Oslo, Nisha ha sedici anni e una doppia vita. In famiglia è una perfetta figlia di pachistani. Fuori casa è una normale ragazza norvegese. Quando però il padre la sorprende in casa di notte in compagnia del suo ragazzo, i genitori e il fratello si organizzano per portarla, contro la sua volontà, in Pakistan affidandola a una zia. In un Paese che non ha mai conosciuto Nisha è costretta ad adattarsi alla cultura da cui provengono suo padre e sua madre. È uno sguardo dall’interno quello che Iram Haq ci offre. Al centro del film c’è il rapporto tra una figlia e un padre convinto (insieme a una madre che lo sostiene) di agire “per il suo bene”. È il conformismo sociale a dettare l’agenda dei comportamenti nella comunità di immigrati pakistani ed è ad esso che il padre sente il dovere di aderire rischiando di giungere anche a situazioni estreme.

PRIDE

Matthew Warchus, Gran Bretagna, 2014, 120’, +12

Londra, 1984. Joe partecipa tra mille timidezze e ritrosie al Gay Pride e si unisce alla frangia più politicizzata del corteo, già proiettata sulla successiva battaglia in difesa dei minatori in sciopero contro i tagli della Thatcher. Guidati dal giovane Mark, i LGSM (Lesbians and Gays Support The Miners) cominciano il loro difficile percorso di protesta, che li conduce in Galles, nella remota comunità di Dulais. Superata l’iniziale ritrosia, tra attivisti gay e minatori nascerà una sincera amicizia e un’incrollabile solidarietà umana.

Al suo secondo film, Warchus, affermato regista teatrale inglese, aggiusta il tiro, si mette nella scia di We Want Sex (2010) e fa centro con un soggetto da scalpore e un’efficace sceneggiatura (Stephen Beresford), che frulla abilmente umorismo gay e british, dramma politico-sociale, tragedie esistenziali, epica sindacale, e suggella il tutto con un finale trascinante. La magistrale direzione, la bravura e l’affiatamento degli attori fanno il resto.