MICROBO E GASOLINA

Di Michel Gondry, Francia, 2015,103’ +11

Microbo, come lo chiamano tutti, ha 14 anni, il talento per il disegno e una passione per una compagna di classe. Esile e introverso, la sua sensibilità spiccata gli aliena i compagni, bulli e gradassi e sempre in cerca di guai. L’ingresso in classe di Gasolina, adolescente forbito che miscela fantasia e idrocarburi, cambia la sua vita e il suo modo di guardare il mondo. Incoraggiato dall’inesauribile immaginazione di Gasolina, Microbo scopre un coraggio che non aveva mai sospettato, esponendo i suoi disegni in una galleria d’arte, confessando a Laura il suo sentimento e abbandonando la provincia per l’avventura.

L’autore francese pesca nella sua biografia, la ripara e la ri-arrangia come un motore, per raccontare l’avventura di due adolescenti attraverso la Francia e lungo strade secondarie che conducono alla maturità. Il percorso, che procede alla velocità del loro motore a scoppio e dentro una casa-automobile assemblata nel cortile di Gasolina, esibisce letteralmente il meccanismo della costruzione di sé.

SELFIE

Di Agostino Ferrente, Francia, Italia , 78’, 2019 +13

E’ PREVISTO L’INCONTRO CON L’AUTORE

Con “Selfie” Agostino Ferrente racconta amicizia, amore, futuro, delinquenza e discriminazione attraverso gli occhi e i video-selfie di due ragazzi, Alessandro e Pietro, nati e cresciuti nel Rione Traiano, un quartiere difficile di Napoli. Agostino Ferrente affida ai ragazzi la macchina da presa, in questo caso un cellulare, e attraverso la loro quotidianità racconta anche fatti di cronaca, come l’omicidio di Davide Bifolco ucciso da un poliziotto perché scambiato per un latitante.

“Dopo L’Orchestra di Piazza Vittorio e Le cose belle, avevo giurato di non realizzare più documentari. Avevo sofferto troppo entrando nelle vite delle persone coinvolte: non so fare documentari diversamente. […] No: io sprofondo nella realtà di cui mi innamoro e non voglio più raccontarla, voglio modificarla, “ripararla”.

Ma poi venni a conoscenza della storia di Davide. Se ne era parlato molto tra giornali e talk show e mi aveva colpito la facilità con cui un ragazzino colpevole solo di avere l’età sbagliata nel momento e nel posto sbagliati, per molti era diventato il colpevole e non la vittima: a poche ore dalla notizia il tritacarne del pregiudizio sociale aveva già sentenziato che si trattava di un potenziale, delinquente e che quindi, in fondo, era solo “uno in meno”. […] volevo piuttosto provare a raccontare il contesto nel quale quella tragedia assurda si era consumata. Per questo mi sarebbe piaciuto incontrare ragazzi del rione che avevano la stessa età di Davide quando era stato ucciso. Era capitato a lui, ma poteva succedere a loro. Volevo che, partendo dalla sua storia, raccontassero se stessi e il proprio universo.

La mia nuova ossessione era raccontare gli sguardi di questi ragazzi, concentrandomi non su quello che vedono, che oramai tutti conosciamo, ma sui loro occhi che guardano.

XXY, uomini, donne o tutti e due?

Di Lucia Puenzo, Argentina, Francia, Spagna, 2007, 91’, +14

Alex ha un segreto inconfessabile. Per questo i suoi genitori, quando lei era ancora in fasce, lasciarono Buenos Aires per trasferirsi sulle coste uruguayane, lontani dall’occhio indiscreto della gente. Un giorno, nella loro casa, arrivano degli ospiti molto attesi. Un chirurgo plastico di chiara fama, accompagnato da sua moglie e dal giovanissimo figlio di sedici anni, vecchi amici di famiglia, iniziano a occuparsi del “caso” dell’adolescente.

Le tre lettere del titolo rappresentano un’anomalia cromosomica – di quelle persone che hanno all’interno del loro patrimonio genetico sia dei gameti maschili che femminili – che resta il punto chiave della pellicola. Alex, quindicenne alla scoperta della propria identità e delle prime esperienze sessuali, vive con disagio la propria diversità. Il suo essere ermafrodita, è più un problema sociale che personale, nella curiosità morbosa di chi le gravita a fianco considerandola un “freak”. La regista argentina porta sullo schermo un tema originale e lo fa con discrezione e accuratezza, senza sbavature e intenti pedagogici, riprendendo con l’occhio esterno della macchina da presa una storia di vita vera, per permettere a tutti, usciti dalla sala, di saperne qualcosa in più sulle vite degli altri.

SAIMIR

Di Francesco Munzi, Italia, 2004, 88’ +13

E’ PREVISTO L’INCONTRO CON IL REGISTA

Saimir ha sedici anni, è albanese e vive dietro una finestra aperta sul mare di Ostia. Le sue notti sono lunghe, infinite come il numero di immigrati clandestini che raccoglie sul litorale laziale e che poi suo padre traffica coi piccoli imprenditori agricoli della zona. Saimir è soprattutto un adolescente che vive un’età straordinaria dentro una realtà e una condizione altrettanto straordinarie: quella dell’immigrazione e dell’emarginazione. Saimir è due volte fuori: fuori dai valori parentali, fuori dai valori comuni dei suoi coetanei italiani. Nel processo di transizione verso lo stato adulto Saimir, come ogni altro ragazzo della sua età, ricerca l’autonomia dal genitore, da Edmond, padre disorientato e rassegnato a una realtà miserabile che chiama “destino”.

Il regista e il direttore della fotografia impressionano l’educazione esistenziale e sentimentale di Saimir su una pellicola livida e de-saturata dai colori accesi della post-adolescenza per indicare quella zona liminale in cui non si è più e non si è ancora.