QUEL GIORNO D’ESTATE

Di Mkhael Hers, Francia, 106’,  2018 +13

David vive a Parigi di lavoretti saltuari per sbarcare il lunario e rimandare le responsabilità. La sua famiglia sono la sorella e la nipotina. Sandrine, insegnante di inglese, alleva Amanda da sola, veglia sul fratello e aspetta solo di innamorarsi di nuovo. Tra un bicchiere di vino e una conversazione in bicicletta il loro ménage procede sereno.

Un attacco terroristico inghiotte Sandrine e costringe David, bloccato in uno stato di eterna adolescenza, a crescere in fretta. Perché ad Amanda adesso non resta che lui.

“… il punto di partenza Per Quel giorno d’estate era il bisogno di fare un film sulla Parigi di oggi, catturando la fragilità e la violenza dei nostri giorni. Di entrare più nel profondo del nostro presente e della nostra vita di tutti i giorni. La tragedia che si consuma è sia personale sia collettiva. Quel giorno d’estate è la storia di due persone che cercano di colmare a vicenda il vuoto che li opprime, causato dalla morte di Sandrine. Il duo che formano mi ha toccato nel profondo, è stato un modo per parlare anche della paternità; una paternità accidentale, una sorta di eredità. Racconto l’innocenza perduta, ma anche la capacità di resilienza, il riuscire ad andare avanti”

Per i bambini “oggi è normale trovare i soldati per strada, i metal detector agli ingressi dei parchi e questo è agghiacciante. Per questo ho voluto fare un film rivolto verso la vita e la generazione dei Millennials, nella quale ho molta fiducia, per ricostruire un mondo diverso”.

THE CAVE

Di Feras Fayyad, Danimarca, Germania, Usa, 2019, 95’, +14, lingua originale con sottotitoli

The Cave è un ospedale siriano guidato dalla dottoressa Amani Ballour. È sotterraneo e per questo unico e ultimo baluardo di speranza per una popolazione martoriata da bombardamenti e attacchi chimici.

Dalle pagine dei diari della stessa dottoressa Ballour sfilano sullo schermo immagini difficilmente dimenticabili. The Cave consegna agli spettatori una storia potente, disarmante, sulle conseguenze atroci di attacchi chimici, crimini contro l’umanità, ma anche sessismo e arretratezza culturale di chi non accetta che a capo di un ospedale ci sia una donna.

Candidato all’Oscar, il documentario è una toccante storia di mutuo soccorso e sopravvivenza in un ospedale di guerra atipico, dove al posto dei soldati vediamo bambini, donne, civili disarmati. Una struttura bunker da proteggere a tutti i costi, mentre le riprese via drone ci consegnano la verità di una Siria devastata e sventrata. Fuori non c’è più niente, dentro le provviste scarseggiano, così come i medicinali, gli anestetici, il cibo. Cosa resta, allora? La voglia di aiutare. Di sopravvivere per farsi strumento di salvezza degli altri. Di andare avanti contro tutti e tutto, nonostante la morte ti passi davanti ogni giorno.