IL BAMBINO CHE SCOPRI’ IL MONDO

Di Ale Abreu, Animazione, Brasile, 80’, 2013 +9

Un bambino vive con i genitori in campagna e passa le giornate in compagnia di ciò che gli offre la natura che lo circonda: pesci, alberi, uccelli e nuvole, tutto diventa pretesto per un gioco e una risata, briglie sciolte alla fantasia. Ma un giorno il padre parte per la città in cerca di lavoro. E il bambino, a cui il genitore ha lasciato nel cuore la melodia indimenticabile che gli suonava sempre, mette in valigia una foto della sua famiglia e decide di seguirne le tracce. Si troverà in un mondo a lui completamente ignoto, fatto di campi di cotone a perdita d’occhio, fabbriche cupe, porti immensi e città sovraffollate. Affronterà imprevisti e pericoli per terra e per mare, crescerà, ma qualcosa di quel bambino che si tuffava in mezzo alle nuvole in lui rimarrà sempre.

Un’opera consigliata ad ogni età: ognuno può trovarvi il proprio livello di lettura e decodifica della contemporaneità.

LADRI DI BICICLETTE

Di Vittorio De Sica, Italia, 1948, 88’ +11

“Perché pescare avventure straordinarie quando ciò che passa sotto i nostri occhi e che succede ai più sprovveduti di noi è così pieno di una reale angoscia?” (Vittorio De Sica).

Da divo brillante della commedia anni Trenta, De Sica si trasforma in maestro del cinema, tra i massimi protagonisti del neorealismo italiano. Ladri di biciclette è uno dei capolavori realizzati in coppia con Zavattini. Il quadro di miseria dell’Italia del dopoguerra è condensato magistralmente nella storia di un attacchino cui viene rubata la bicicletta, unico mezzo di sostentamento per sé e la famiglia. André Bazin lo definì “il centro ideale attorno al quale orbitano le opere degli altri grandi registi del neorealismo”.

“Il mio scopo è di rintracciare il drammatico nelle situazioni quotidiane, il meraviglioso nella piccola cronaca, anzi nella piccolissima cronaca, considerata dai più come materia consunta.”

Oscar per il miglior film straniero.

MICROBO E GASOLINA

Di Michel Gondry, Francia, 2015,103’ +11

Microbo, come lo chiamano tutti, ha 14 anni, il talento per il disegno e una passione per una compagna di classe. Esile e introverso, la sua sensibilità spiccata gli aliena i compagni, bulli e gradassi e sempre in cerca di guai. L’ingresso in classe di Gasolina, adolescente forbito che miscela fantasia e idrocarburi, cambia la sua vita e il suo modo di guardare il mondo. Incoraggiato dall’inesauribile immaginazione di Gasolina, Microbo scopre un coraggio che non aveva mai sospettato, esponendo i suoi disegni in una galleria d’arte, confessando a Laura il suo sentimento e abbandonando la provincia per l’avventura.

L’autore francese pesca nella sua biografia, la ripara e la ri-arrangia come un motore, per raccontare l’avventura di due adolescenti attraverso la Francia e lungo strade secondarie che conducono alla maturità. Il percorso, che procede alla velocità del loro motore a scoppio e dentro una casa-automobile assemblata nel cortile di Gasolina, esibisce letteralmente il meccanismo della costruzione di sé.

GREEN BOOK

Di Peter Farrelly, USA130’, 2018, +11

Nel 1962, dopo la chiusura per ristrutturazione di uno dei migliori club di New York in cui lavorava, il buttafuori italoamericano Tony Lip deve a tutti i costi trovare il modo di sbarcare il lunario per mantenere la sua famiglia. Accetta di lavorare per il pianista Don Shirley e decide si seguirlo in tour nel sud degli Stati uniti, dall’Iowa al Mississippi. Peccato che Shirley sia afroamericano, in un’epoca in cui la pelle nera non era veduta di buon occhio. Nonostante le differenze e gli iniziali contrasti, tra i due si instaurerà una forte amicizia. Green book è basato sulla storia vera di Don Shirley, un virtuoso della musica classica, e del suo autista, nel loro viaggio temporaneo attraverso il pregiudizio razziale e le reciproche differenze.

SELFIE

Di Agostino Ferrente, Francia, Italia , 78’, 2019 +13

E’ PREVISTO L’INCONTRO CON L’AUTORE

Con “Selfie” Agostino Ferrente racconta amicizia, amore, futuro, delinquenza e discriminazione attraverso gli occhi e i video-selfie di due ragazzi, Alessandro e Pietro, nati e cresciuti nel Rione Traiano, un quartiere difficile di Napoli. Agostino Ferrente affida ai ragazzi la macchina da presa, in questo caso un cellulare, e attraverso la loro quotidianità racconta anche fatti di cronaca, come l’omicidio di Davide Bifolco ucciso da un poliziotto perché scambiato per un latitante.

“Dopo L’Orchestra di Piazza Vittorio e Le cose belle, avevo giurato di non realizzare più documentari. Avevo sofferto troppo entrando nelle vite delle persone coinvolte: non so fare documentari diversamente. […] No: io sprofondo nella realtà di cui mi innamoro e non voglio più raccontarla, voglio modificarla, “ripararla”.

Ma poi venni a conoscenza della storia di Davide. Se ne era parlato molto tra giornali e talk show e mi aveva colpito la facilità con cui un ragazzino colpevole solo di avere l’età sbagliata nel momento e nel posto sbagliati, per molti era diventato il colpevole e non la vittima: a poche ore dalla notizia il tritacarne del pregiudizio sociale aveva già sentenziato che si trattava di un potenziale, delinquente e che quindi, in fondo, era solo “uno in meno”. […] volevo piuttosto provare a raccontare il contesto nel quale quella tragedia assurda si era consumata. Per questo mi sarebbe piaciuto incontrare ragazzi del rione che avevano la stessa età di Davide quando era stato ucciso. Era capitato a lui, ma poteva succedere a loro. Volevo che, partendo dalla sua storia, raccontassero se stessi e il proprio universo.

La mia nuova ossessione era raccontare gli sguardi di questi ragazzi, concentrandomi non su quello che vedono, che oramai tutti conosciamo, ma sui loro occhi che guardano.