TERRAMATTA

Di Costanza Quatriglio, documentario, Italia, 2012, ’75, +16

Vincenzo Rabito era un ragazzo del ’99, nato in Sicilia e mandato alla guerra a consumare la “disonesta vita” del soldato. Orfano di padre e lontano dalla sua terra, Vincenzo viveva intensamente e sognava di tornare un giorno a Chiaramonte Gulfi a raccontare le sue storie, quelle raccolte in un diario dattiloscritto lungo 1027 “pagine”. Perché Vincenzo aveva urgenza di dirsi e di dire quel Paese che due guerre avevano fiaccato e che adesso bisognava ricostruire. E lui alla ricostruzione della sua nazione ha contribuito letteralmente, asfaltando le strade provinciali della Sicilia, e idealmente, redigendo un’autobiografia con un linguaggio lirico e straordinariamente familiare, dove il siciliano eccede l’italiano. Conseguita la licenza elementare alla soglia dei trentacinque anni, Vincenzo non si è mai arreso all’ignoranza, cercando un’istruzione e trovando un linguaggio per affermare il suo mondo interiore in relazione dialettica col mondo e con le prove che la vita lo chiamava ad affrontare.

Contadino, soldato, carpentiere e finalmente scrittore, Vincenzo Rabito è morto letterato nel 1981 e le sue memorie, diventate un sorprendente caso letterario, sono state premiate nel 2000 nel concorso diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano e poi pubblicate da Einaudi. Sette quaderni battuti a macchina e tenuti insieme da uno spago, milioni di parole interrotte da un punto fermo e una virgola breve, milioni di periodi composti a (ri)creare una terra bella e brutale, battuta dalle guerre mondiali, ridotta a una ‘fame endemica’, sedotta dall’avventura coloniale, piegata dal fascismo, affrancata dalla Repubblica, soccorsa dal miracolo economico, separata dall’emigrazione, agitata dalle contestazioni, intorpidita da un passato che non passa.

Fonicamente musicale e interpretato dalla voce di Roberto Nobile, l’italiano deformato di Vincenzo compone un canto epico che Costanza Quatriglio porta sullo schermo integrando la parola scritta con immagini di repertorio. Lo sguardo della Quatriglio ‘sfoglia’ e segue la tenace (r)esistenza di un uomo che, attraverso la volontà e l’applicazione, riuscì a dare alla propria vita incolta e infelice un senso profondo di speranza. Frammenti di repertorio in bianco e nero scorrono dietro le parole restituendo lo stato d’animo del loro autore con cui entriamo in comunicazione e ci mettiamo in comune.

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