Memoria: etimologia e mitologia

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Una risposta a Memoria: etimologia e mitologia

  1. RENATO ha detto:

    MEMORIA

    Chi non ricorda il passato è condannato a ripeterlo. George Santayana

    I greci veneravano una divinità della memoria chiamata Mnemosine (dalla stessa radice di mimnesco, ricordare).
    “ Per nove notti ad essa si unì il prudente Zeus, lungi dagli immortali, il sacro letto ascendendo”
    E dall’unione di Mnemosine e Giove nacquero:
    Calliope (poesia epica), Clio (storia), Erato (poesia lirica), Euterpe (musica che rallegra), Melpomene (tragedia), Polimnia (canto sacro),Talia (commedia), Tersicore (danza), Urania (astronomia).

    La decima Musa si estende su tutte perché la decima Musa, o semplicemente, Cinéma, è in grado di farci entrare in contatto con l’ “anima” di chi produce opere visive, con una immediatezza e con un grande potere evocatorio e visionario. Ha la sua voce poetica, racconta storie, accompagnate dal canto e dalla musica, dalla danza e tramite le espressioni teatrali assurge allo stellato empireo.

    I Lumière non potevano di certo immaginare che la prima proiezione, di quello che sembrava una semplice riproduzione meccanica di scene “dal vero”, potesse provocare negli anni a venire fenomeni di intensità emotiva a carattere planetario. Eppure quelle scene segnarono l’inizio di ciò che oggi è diventata una vera espressione culturale, capace non solo di interpretare, ma anche di formare l’immaginario collettivo.
    Il cinema non è soltanto tecnica, spettacolo e divertimento ma un vero e proprio “festival delle emozioni”.
    Il suo legame profondo con il contesto sociale, in cui nasce, lo rende il mezzo principale di interpretazione di quei modelli morali destinati in qualche modo a diventare norma.
    Per tutto il tempo che trascorriamo nel buio di una sala cinematografica possiamo avvertire l’esistenza di un insieme di “valori condivisi”, che portano la platea a schierarsi dalla parte di ciò che all’unisono si percepisce come “giusto” o “buono”, non tanto su basi razionali,quanto sul piano prettamente identificatorio.
    Un frammento di vita, una lite, un addio ci coinvolgono in prima persona, attraverso quei meccanismi identificatori che l’immagine, nella sua evidenza sostanziale, alimenta e rafforza.
    Il cinema, insomma, “folgora” la nostra mente e riesce a farlo con l’immediata semplicità di una fugace visione o di un movimento di macchina.
    Indubbiamente non è facile sottrarsi a questa straordinaria “magia”, che sa elaborare prodotti di un dato momento storico e, allo stesso tempo, veicolare messaggi o provocazioni che alimentano nuovi modelli di comportamento .

    Torniamo alla Memoria che è elemento fondamentale nella teoria platonica della Anamnesi, termine usato specialmente per esprimere un principio fondamentale della teoria del mondo platonico: l’atto intellettivo, con cui l’uomo, sotto lo stimolo delle cose sensibili, ricorda le idee apprese in una precedente vita. L’Anamnesi è il fondamento della ricerca, perché, senza di essa, non si potrebbe riconoscere l’essenza delle cose che impressionano i nostri organi di senso.

    I Latini la chiamavano Monéta, perché il verbo moneo significava ammonire.
    Il passato – o meglio la memoria del passato – ammonisce a non ripetere gli errori e a trovare nella trascorsa grandezza un riscatto o almeno una speranza per il futuro.
    Attribuire carattere divino alla figurazione astratta della memoria distingue la concezione greca di memoria da altre civiltà antiche.

    La presenza di un dio a sovrintendere alla memoria, significa ed implica la consapevolezza della funzione fondamentale del rimemorare come fattore di cultura e garanzia della storia dell’uomo che è posta sotto il volere della divinità.
    In questa consapevolezza della funzione essenziale del rievocare, ricordare, rimembrare rientra la definizione propriamente greca di due tipi di memoria: individuale e collettiva.

    Ma per i Greci la memoria Mnemosine è soprattutto il carattere distintivo del gruppo, dell’ethnos, del popolo, suo elemento fondamentale di individuazione ed identità.
    Non è solo la Grecia a possedere una cultura fondata sul ricordo che procede dall’esperienza culturale. La cultura della memoria è una condizione universale, seppure con diverse manifestazioni, ma nel mondo greco riveste una serie di particolarità che si integrano con l’altra prerogativa o auspicio di attribuire alla memoria non funzione di mera conservazione, ma di stimolo dinamico alla evoluzione del gruppo sociale e dell’umanità: la dimensione di memoria come fenomeno collettivo, di apporto culturale.

    In Esiodo la dea Mnemosine è madre delle Muse alle quali appartiene la facoltà di dire ciò che è stato, che è e che sarà. Questa prerogativa, ereditata dalla madre, offre lo spunto per addentrarsi nel paradosso della memoria che legge il futuro.
    La memoria non dovrebbe essere solo il ricordo del passato, ma la memoria culturale e collettiva deve servire ad interpretare il presente e a prevedere, progettare, decidere il futuro.
    La conoscenza del passato consente al gruppo, alla comunità, collettività e società, la globale ed omnicomprensiva progettazione del proprio sistema, non coercitivo, in senso mobile, dinamico suscettibile al cambiamento, alle transizioni.
    La memoria è il simbolo dinamico del flusso incessante, inesorabile del tempo: questo modello dinamico della memoria consente alla cultura greca la sua formidabile capacità di individuare i valori.
    Per i greci la memoria è un sistema d’identità che si realizza attraverso il divenire, la trasformazione. Occorreva tuttavia trovare un punto di equilibrio tra queste due forze: la memoria come persistenza, la memoria come trasformazione. Questo punto d’equilibrio fu segnato in allora dall’invenzione della scrittura e più recentemente dall’espressione cinematografica.

    Presso gli altri popoli la scrittura è la redazione del documento che arresta il fluire del tempo, ma è casuale ed indiscriminato, la memoria greca è invece selettiva ed affida la “ricerca del tempo perduto” alla letteratura che è programmata e selettiva.
    Per questo comprendiamo che l’antichità greca, aveva intuito nel poeta colui che conosce i nessi arcani che dal passato si collegano al presente ed al futuro.
    Il mondo greco inventa il sistema della letteratura come entità autonoma realizzando il presagio di quei poeti antichissimi, Omero ed Esiodo, che vedevano nelle Muse, figlie di Mnemosine, il tramite tra passato, presente e futuro.

    Il bagaglio culturale, l’eredità storica, lo stimolo attivo nella cultura Europea risultano fattori fondati dalla letteratura greca, come entità autonoma che possiede un fine interno a se stessa.
    Se confrontiamo l’efficacia dell’eredità greca con quella babilonese, fenicia, persiana etrusca, egizia notiamo che è il popolo che possedette la letteratura per antonomasia, il popolo greco e quello latino, che da questo punto di vista è una diretta filiazione della cultura greca, quello che pone il fondamento di una permanenza che dura ancora oggi perché conosce i nessi che legano la memoria al passato, al presente, al futuro.
    “La memoria ci aiuta a ricordare in silenzio” in quanto esiste un tempo per tacere ed un tempo per parlare. La memoria incita a testimoniare pronunciando ad alta voce la verità, perché intrattiene un rapporto privilegiato con la storia.
    Le Goff in “Storia e memoria”, sostiene che il nostro presente possiede tre dimensioni del passato, del presente, del futuro.
    Il sentimento del passato ed il presentimento del futuro coesistono, risultano compresenti nella coscienza del nostro sentire e pensare quotidiano.
    Prima che oggetto delle neuroscienze e della psicologia, la memoria rappresenta un grande patrimonio individuale e collettivo, riconosciuto come tale dal senso comune.
    Una disgrazia per l’uomo è sprofondare con la mente nell’oblio, perché senza memoria l’individuo è fortemente diminuito nella propria personalità.

    Altrettanto può dirsi di una collettività che senza il ricordo rimemorativo risulta evidentemente minorata nella propria identità culturale e storica.

    Dunque Storia Memoria e Oblio, inteso come perdono per riscattare una memoria dimenticata dall’indifferenza generale, perché il mito dell’oblio appartiene alla cultura greca nella dimensione di forte capacità di astrarre i valori per poterli rifondare.
    Le altre civiltà conservavano i valori e rendevano la memoria conservativa globale, omnicomprensiva, mentre la memoria greca non risulta conservativa, ma dinamica, per cui il ricordo narrato, tramandato, cantato non scompare ma risulta legato all’evento associato ad una gamma di emozioni suscitate dall’evento stesso.

    Quanto della memoria individuale si deposita in quella collettiva, rappresenta una possibilità molto limitata, perché ogni ricordo personale consegna e trasmette pensieri, emozioni, stati d’animo selettivamente alla memoria collettiva, in grado di recepire esclusivamente le “biblioteche viventi”, la narrazione di ricordi delle vite degli anziani, legittimi depositari di un più lungo passato.

    La memoria collettiva deve andare di pari passo con il ricordo rimemorativo individuale con la presa di coscienza di possedere una personalità inserita nel mondo, attrice protagonista della Storia dei tempi, degli eventi intessuti da uomini, attraverso il recupero della dignità della narrazione del sé, tramite il discorso autobiografico, nel raccontare stabilendo interrelazioni amicali con l’altro, in un tessuto sociale degenerato dal consumismo, dalla competitività, dai disvalori dell’economico, imposti dal sistema capitalistico omologante.

    All’interno del mondo scolastico l’autobiografia andrebbe utilizzata come metodo pedagogico basilare alternativo ai messaggi consumistici imposti dall’alto a cui sono sottoposti anche inconsapevolmente i giovani.

    Quindi una didattica della memoria alternativa, di analisi sulla propria esistenza, infanzia, sui ricordi, emozioni, stati d’animo legati a particolari eventi del processo evolutivo formativo di crescita, in controtendenza rispetto alla scuola che si preoccupa solo del numero di nozioni, dove l’informazione spesso è solo rumore.

    Quella preziosa guida alla ricerca di senso nel vortice degli eventi della vita, che ognuno di noi ricerca per tornare indietro, lo si acquisisce da bambini con l’abitudine, l’incitamento a ricordare, a narrare di sé.
    La pedagogia della memoria parte da un’esigenza insita nel nucleo familiare dove è richiesta la narrazione degli eventi quotidiani ricollegabili al passato.

    Lo stimolo della produzione su larga scala, i ritmi frenetici del consumo, le asfittiche ritualità narcisistiche, individualistiche, ed egocentriche quotidiane, costringono all’annientamento di ogni forma di memoria, di sopravvivenza di oggetti, sentimenti, affetti, forme amicali disinteressate di comunicazione tra simili per imporre sempre nuovi modelli vincenti di sfrenato arrivismo ed abusivismo.

    Da questo punto di vista anche la scuola potrebbe mettere in pratica una nobile funzione in opposizione alternativa all’asfittica ideologia dominante, prevaricante.
    Il paradosso consiste nel pericolo che l’accelerazione del tempo prodotto dal consumismo elimini la consapevolezza del valore e dignità del passato individuale e collettivo.

    L’educazione alla consapevolezza del ricordo deve cercare strumenti raffinati educativi che agevolino la riscoperta del piacere del ritorno sul proprio sé.

    Se è vero che la memoria è custode del tempo non possiamo pensare di ricordare eliminando il tempo e la storia per come si è svolta in verità, senza rinunciare alle speranze di verità, di obiettività degli eventi, nel rispetto della pace mondiale, interetnica, tra tutti i popoli.

    La speranza va conservata ed alimentata dal ricordo per continuare a credere nel progresso positivo verso la pace e il benessere collettivo, tramite l’azione nobile del ricordare il passato per un’azione responsabile nel futuro.

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