Cenni storici

Il massacro di Odessa

Il 16 ottobre 1941 i rumeni e i tedeschi entrarono a Odessa dopo la ritirata dell’esercito sovietico. Nonostante non venisse effettuata nessuna forma di resistenza, le truppe si abbandonarono ad un massacro indiscriminato degli abitanti uccidendo circa 8.000 persone, per la maggior parte ebrei.

La settimana successiva, il 22 ottobre 1941, venne fatto esplodere un ordigno contro il quartier generale rumeno. L’esplosione uccise 67 persone, tra cui il governatore militare di Odessa, 16 ufficiali rumeni, 4 ufficiali della marina tedesca, e 46 tra altri soldati e civili.

Il generale Ion Antonescu, dittatore rumeno, ordinò da Bucarest una spietata rappresaglia. L’ordine esecutivo n. 302.826 ordinò una «immediata azione di rappresaglia, la liquidazione di 18.000 ebrei del ghetto e l’impiccagione nelle piazze della città di almeno 100 ebrei per ogni quartiere».

Prima della seconda guerra mondiale Odessa era abitata da una cospicua comunità ebraica composta da circa 180.000 uomini e donne, pari al 30% della popolazione totale. Ancora nel breve periodo antecedente all’invasione rumena la città contava tra gli 80.000 e i 90.000 ebrei che non erano fuggiti all’avvicinarsi delle forze naziste. Durante i massacri tutti gli ebrei della zona vennero concentrati a Odessa in un ghetto e nei campi di concentramento limitrofi gestiti dalle forze rumene.

Al 10 aprile 1942 restarono in Odessa solamente 703 ebrei vivi

 Babij Jar

Babij Jar (russo Бабий Яр, Ucraino Бабин Яр, Babyn Jar) è un fossato nei pressi della città ucraina di Kiev. Qui, durante la Seconda guerra mondiale fra il 29 e il 30 settembre del 1941, nazisti aiutati dalla polizia collaborazionista ucraina massacrarono 33.771 civili ebrei. Nei due anni seguenti circa 90.000 ucraini, zingari e comunisti furono massacrati nel fossato.

Prima del massacro

I tedeschi raggiunsero Kiev il 19 settembre 1941. I partigiani e i servizi sovietici dell’NKVD avevano minato una serie di edifici nel centro della città e li fecero esplodere il 24 settembre provocando centinaia di vittime fra le truppe tedesche e lasciando oltre 50.000 civili senza tetto.

Il 28 settembre vennero affissi per la città manifesti recanti la dicitura seguente: “Tutti gli ebrei che vivono a Kiev e nei dintorni sono convocati alle ore 8 di lunedì 29 settembre 1941, all’angolo fra le vie Melnikovskij e Dochturov (vicino al cimitero). Dovranno portare i propri documenti, danaro, valori, vestiti pesanti, biancheria ecc. Tutti gli ebrei non ottemperanti a queste istruzioni e quelli trovati altrove saranno fucilati. Qualsiasi civile che entri negli appartamenti sgomberati per rubare sarà fucilato.”

I più, inclusi i 175.000 della comunità ebraica di Kiev, pensarono che gli ebrei sarebbero stati deportati. Già il 26 settembre invece, in una riunione del comando militare si era deciso di ucciderli come rappresaglia agli attentati del 24 settembre, ai quali erano peraltro estranei.

Il massacro

Gli ebrei di Kiev si radunarono presso il cimitero, aspettando di essere caricati sui treni. La folla era tale che molti degli uomini, donne e bambini non capivano cosa stesse accadendo e quando udirono il rumore delle mitragliatrici, era troppo tardi per fuggire. Vennero condotti in gruppi di dieci attraverso un corridoio di soldati, come descritto dallo scrittore A. Kuznetsov:

« Non c’era modo di schivare o sfuggire ai colpi brutali e cruenti che cadevano sulle loro teste, schiene e spalle da destra e sinistra. I soldati continuavano a gridare: “Schnell, schnell!” (In fretta! in fretta!) ridendo allegramente, come se stessero guardando un numero da circo; trovavano anche modi di colpire ancora più forte nei punti più vulnerabili: le costole, lo stomaco e l’inguine. »

(A. Kuznetsov)

Gli ebrei furono obbligati a spogliarsi, picchiati se resistevano, infine uccisi con armi da fuoco sull’orlo del fossato .Almeno 33.771 ebrei da Kiev e dintorni vennero trucidati a Babij Jar fra il 29 e il 30 settembre 1941: abbattuti sistematicamente con le mitragliatrici. Almeno 60.000 persone, inclusi rom e prigionieri di guerra russi vennero uccisi in seguito in questo sito.

Esecutore del massacro fu l’Einsatzgruppe C,( unità operative tedesche) supportato da membri del battaglione Waffen-SS e da unità della polizia ausiliaria ucraina. La partecipazione di collaborazionisti a questi eventi, oggi documentata e provata, è tema di un pubblico e doloroso dibattito in Ucraina.

Occultare le prove

All’avvicinarsi dell’Armata Rossa, nell’agosto del 1943 i nazisti cercarono di occultare le prove del massacro, impiegarono 327 prigionieri per esumare e bruciare i corpi. I prigionieri portarono a termine il compito in sei settimane 

Testimonianze e commemorazioni

Il massacro degli ebrei a Babij Jar ispirò al poeta russo Evgenij Evtušenko un poema pubblicato nel 1961 e messo in musica l’anno seguente da Dmitrij Šostakovič nella sua Sinfonia N. 13.

Babij Jar è il titolo di un film ucraino sul massacro.

Babij Jar è il titolo di un romanzo di Anatolij Kuznecov.

“Babij Jar” è il titolo della sinfonia n. 13 di Dmitrij Šostakovič

Per ragioni politiche (la partecipazione di elementi ucraini all’eccidio) un monumento ufficiale sul sito non fu costruito fino al 1976 e comunque non vi venivano menzionati gli ebrei. Sono occorsi altri 15 anni perché venisse eretto un nuovo monumento rappresentante la menorah(lampada ad olio a 7 bracci)

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