Proposte 2012/13 Scuola Secondaria II°

LA SCUOLA DI OGGI

La scuola è il luogo abitato dai ragazzi e dagli adulti, spazio di confronto e di crescita per entrambi; la scuola è anche un’istituzione governata da regole strutturali che a volte imprigionano il mutamento e inaridiscono la valenza umana che anima questo spazio di formazione. Tra frustrazioni e difficoltà i due ruoli, l’insegnante e lo studente, si incontrano e si scontrano nel definire le loro mansioni reciproche, quello dell’insegnamento cioè il tentativo di lasciare un segno e quello dell’apprendimento di apparecchiare la mente. Riflettere sulla comunità educante (insegnanti, educatori, genitori…) diventa oggi necessario poiché sempre più la funzione educativa è entrata a far parte dell’universo scolastico ed il mondo adulto si trova ad interrogarsi su come essere modello e testimonianza per le nuove generazioni.

Le pellicole da noi proposte si prefiggono di mostrare la scuola di oggi nelle sue contraddizioni e con le sue problematicità e nel contempo di far luce sulle diverse prospettive degli attori che animano la scena scolastica. Entrare nel ruolo dell’altro, “nei suoi panni” è necessario per la comprensione della complessità, per porsi nuovi quesiti e attivare nuovi percorsi.

Detachement (Il Distacco) – 2011; Tony Kaye; 97’

Henry Barthes  è un uomo solitario e introverso che insegna letteratura alle scuole superiori. Quando un nuovo incarico lo conduce in un degradato istituto pubblico della periferia americana  il supplente deve fare i conti con una realtà opprimente: giovani senza ambizioni e speranze per il futuro, genitori disinteressati e assenti, professori disillusi e demotivati… .Il film sa cogliere le difficoltà del sistema scolastico e le tragiche conseguenze che si riverberano sulle vite di insegnanti e alunni. Il regista le ritrae in maniera non convenzionale,  con un avvio da documentario – con inserti di interviste video a docenti che imprimono un effetto di realismo – e uno svolgimento via via più drammatico

A scuola – 2012; L. Di Costanzo; 60’

Napoli. All’interno del rione Pazziano c’è la scuola media Nino Cortese. Per un intero anno scolastico, Leonardo Di Costanzo ha seguito la vita nelle classi, nei corridoi e nelle sale dei professori. Ma i protagonisti di questo documentario non sono i ragazzi: “A Scuola” è un film sugli insegnanti e sulla Preside che, costretti a svolgere il loro lavoro in completa assenza delle istituzioni, con il loro impegno riempiono di senso, ancora e nonostante tutto, l’istituzione della scuola dell’obbligo. Nella periferia di Napoli la scuola è l’ultimo baluardo dello Stato. Una trincea dove si affronta, giorno dopo giorno, un conflitto estremo: la mancanza dell’idea di bene pubblico e l’affermazione delle norme di convivenza civile. Il lavoro dell’insegnante è sempre meno quello di insegnare e sempre più quello, durissimo e faticoso, di educare: uno sforzo quotidiano e sfibrante. La sfida principale è quella di tenere i ragazzi dentro la scuola. Un film disperato e pieno d’amore: per i ragazzi che non hanno niente, per il lavoro svolto in ogni singola classe, per quel che rimane della scuola pubblica.

L’Onda – 2008; Dennis Gansel; 102’

Durante la settimana a tema, un insegnante di una scuola superiore tedesca, Reiner Wenger, si trova a dover affrontare il tema dell’autocrazia. Gli studenti, inizialmente annoiati dall’argomento, non credono possibile che una nuova dittatura possa essere instaurata nella moderna Germania, poiché la gente ha imparato dagli errori del passato. L’insegnante decide allora di organizzare un esperimento, in modo tale da dimostrare agli allievi come le masse possano essere facilmente manipolate. L’iniziale convinzione degli studenti sull’impossibilità della nascita di una nuova dittatura in Germania risulterà clamorosamente e dolorosamente smentita dai fatti.

Il rosso e il blu – 2012; Giuseppe Piccioni; 98’

E’ la storia di un insegnante e i suoi studenti, ambientato in una scuola superiore di Roma. Qui vi è un anziano professore di storia dell’arte molto cinico che ha perso il senso del suo lavoro, un giovane supplente alla sua prima volta da insegnante, una preside impeccabile e rigorosa e dei ragazzi che sfidano la sorte per dimostrare di essere adulti. Il rosso e il blu è tratto dall’omonimo libro di Marco Lodoli, pubblicato da Einaudi.

STORIE DI CONFINE

Mai come oggi il confine rappresenta la barriera che separa i territori fisici ma anche le sfere personali e culturali, limiti che impediscono all’uomo di conoscersi e comunicare. Superarli significa sperimentare l’altro da sé, andare incontro a ciò che è ignoto e distante dalla nostra esperienza.

Il cinema e l’immagine, linguaggi universali sono in grado di valicare le barriere che separano le sfere individuali, barriere fisiche ed immateriali, linguistiche e culturali.

I film da noi proposti offrono un esempio di come i confini siano arbitrari e permeabili al mutamento, come l’incontro favorisca l’ampliamento della percezione di sé e degli altri in un processo di nutrimento reciproco.

Cosa piove dal cielo – 2011; Sebastien Borensztein; 93’

Roberto trascorre una vita monotona tra le mura della sua ferramenta e le sue nevrosi quotidiane, poche frequentazioni e molti brontolii. Poi l’inaspettato incontro con un giovane cinese che per alterne vicende si trasferisce a casa sua in attesa che ritrovi un parente, mette in moto situazioni e sentimenti remoti che nella più classica delle fiabe rimettono a posto la vita di entrambi. Nonostante le diversità culturali, linguistiche, caratteriali i due trovano un loro modo di comunicare dando vita ad una convivenza singolare con momenti esilaranti.

Into Paradiso – 2010; Paola Randi; 104’

Alfonso è un ricercatore universitario napoletano: timido, impacciato e drammaticamente precario. Alla notizia del suo licenziamento, decide di rivolgersi ad un vecchio amico d’infanzia, un politico in ascesa, nella speranza di ricevere una raccomandazione. Ottenuto il favore, viene coinvolto in una resa dei conti tra camorristi e, costretto a scappare, si rifugia nel piccolo appartamento sul tetto di Gayan, un ex campione di cricket srilankese. La convivenza forzata tra i due permetterà la nascita di una solidarietà umana che cambierà le loro vite. Il luogo del loro incontro, chiamato realmente “Paradiso”dalla comunità cingalese che vi abita, è un mondo a sé ,distaccato da Napoli per tradizioni popolari, ma vicino alla città per esuberanza di colori L’ironia con la quale la regista si diverte a raccontare queste contraddizioni passa attraverso scenette esilaranti che prendono in giro le abitudini private dei cittadini: l’ossessione per le telenovelas e l’incontentabile signora borghese che sfrutta Gayan come badante. La leggerezza che ne consegue smorza i toni tragici dell’intreccio, senza però appiattire i temi trattati. La denuncia di una malavita distruttiva rimane in primo piano, ma allo stesso tempo la possibilità di una conciliazione tra due mondi diversi come quelli di Alfonso e Gayan offre una speranza concreta.

Io sono Li -2011; Andrea Segre; 100’

Shun Li è un’operaia cinese che lavora in un laboratorio tessile della periferia romana per ottenere i documenti e riuscire a far venire in Italia suo figlio di otto anni. All’improvviso viene trasferita a Chioggia, una piccola città-isola della laguna veneta per lavorare come barista in un’osteria. Bepi, pescatore di origini slave, soprannominato dagli amici “il Poeta”, da anni frequenta quella piccola osteria.Il loro incontro è una fuga poetica dalla solitudine, un dialogo silenzioso tra culture diverse, ma non più lontane. Ma l’amicizia tra Shun Li e Bepi turba le due comunità, quella cinese e quella chioggiotta, che ostacolano questa loro intesa di cui forse hanno semplicemente ancora troppa paura.

London river – 2009; Rachid Bouchareb; 90’

7 luglio 2005. A Londra esplodono bombe sui mezzi pubblici causando numerose vittime. Mrs. Sommers, che vive in un paesino su una delle isole della Manica, apprende la notizia dalla televisione e subito telefona alla figlia Jane che studia a Londra. Jane non risponde alle numerose chiamate. Ousmane è un africano che lavora alla tutela del patrimonio forestale. Anche suo figlio, che non vede da quando era piccolo, vive e studia a Londra. Sia Mrs. Sommers che Ousmane partono per la capitale britannica nella speranza di trovare i reciproci figli ancora vivi. Si incontreranno e scopriranno di essere i genitori di due ragazzi che si amavano. Mrs. Sommers e Ousmane sono due genitori come tanti, le fedi differenti (lei protestante lui musulmano) potrebbero dividerli, ma a partire da una iniziale diffidenza costruiranno un percorso comune sostenendosi a vicenda in una ricerca che sperano sia a lieto fine. Nel frattempo impareranno molto su se stessi e anche sui figli di cui in fondo non conoscevano le scelte.

La bas-Educazione criminale – 2011; Guido Lombardi; 100’

Castel Volturno, circa trenta chilometri da Napoli. E’ il 18 settembre 2008. Un commando di camorristi irrompe in una sartoria di immigrati africani. Sparano all’impazzata un centinaio di proiettili, ammazzando sei ragazzi di colore e ferendone un altro gravemente. Yussouf, un giovane immigrato, ha deciso quella stessa sera di chiudere i conti con suo zio Moses. L’uomo che lo ha convinto a venire in Italia, promettendogli un futuro da onesto artigiano e trasformandolo invece nel cinico gestore di un giro milionario di cocaina. Invischiati nella loro storia, un altro ragazzo africano, Germain, finito per caso nel luogo della strage; la sua ragazza Asetù, Suad, una prostituta che Yussouf sogna di riscattare dai suoi padroni.

ADOLESCENZA E RAPPORTO TRA GENITORI E FIGLI

 Il cinema offre spunti di riflessione utili ai ragazzi e agli adulti per comprendere il periodo dell’adolescenza, momento dell’esistenza caratterizzato dalla formazione del sé, da riti di passaggio sempre più complessi e sempre meno definiti dalla comunità nella quale si vive quanto più da modelli, più imposti che suggeriti, da una società globalizzata.

La costruzione dell’identità risulta molto più problematica per i ragazzi che si confrontano con modelli adulti a volte assenti, fragili e insicuri nel loro ruolo.

L’estate di Martino – 2010; Massimo Natale; 90’

Il quattordicenne Martino vive la sua estate di passaggio tra l’infanzia e l’età adulta. Il film riesce a raccontare con poesia ed emozione una storia di crescita in Italia in un momento storico preciso (la strage di Ustica e l’attentato di Bologna), rendendola universale. Ci sono tutti gli elementi che aiutano il protagonista a crescere: l’amicizia, l’amore, la determinazione e una guida affettuosa. Ai grandi temi dell’amore e dell’amicizia se ne aggiungono poi altri due, non meno importanti e per certi versi incatenati tra loro: quello politico (con un’Italia che fa i conti con gli anni di piombo e con gli echi della guerra fredda) e quello del rapporto tra genitori e figli. Il padre di Martino è infatti un operaio comunista, severo, violento, e convinto che la strage di Ustica sia stata provocata dagli americani. Jeff Clark, invece, non vede suo figlio da diverso tempo, e cioè da quando ha lasciato l’esercito senza fornire alcuna motivazione. Sia Martino che Clark preferiscono non parlare dei problemi personali, ma grazie alla loro nuova amicizia riescono a trovare – ciascuno a suo modo – la forza e il coraggio per provare a voltare pagina.

(Il film è dedicato alle vittime dell’esplosione di Bologna dell’ agosto 1980)

Come Dio comanda – 2008; Gabriele Salvatores; 103’

Inuna landa desolata del Nord-Est Italia, tra cave di pietra, case sparse e anonimi centri commerciali, vivono un padre e un figlio. Rino Zena è disoccupato e Cristiano è un adolescente timido e irrequieto che i compagni schivano e le ragazzine umiliano. Uniti da un amore viscerale, Rino e Cristiano tirano avanti un’esistenza orgogliosa che reagisce alla prepotenza del prossimo e all’ingerenza dei servizi sociali. In una notte di pioggia e fango una ragazzina cambierà per sempre i loro destini. Gabriele Salvatores raccoglie per la seconda volta la sfida di Niccolò Ammaniti. Eppure non si tratta veramente di una sfida, piuttosto di un completamento, di uno sviluppo, di una naturale trasposizione dalle parole alle immagini. Il regista si mantiene infatti sostanzialmente fedele al dettato del romanzo omonimo.

Vedozero – 2009; docufilm; Andrea Caccia; 70’

Il film è il risultato di un originale progetto cinematografico realizzato da Andrea Caccia in alcune scuole milanesi. Vede protagonisti settanta ragazzi chiamati a riprodurre con i cellulari momenti di vita. Presenta una trama un po’ sfilacciata ma che, attraverso un sottile filo conduttore, riesce ad addentrare lo spettatore nel labirintico mondo giovanile. E’girato esclusivamente con i telefonini, lo strumento più consono per filmare questa generazione fuggevole e sfocata. Non emergono passioni né interessi profondi, si comunica accennando, sorvolando, producendo suoni. Il linguaggio scritto è monco, con parole prive di vocali. Vedozero è lo specchio di una generazione a cui è stato tolto lo sguardo, lo stupore, specchio di una solitudine collettiva dove si sta insieme senza incontrarsi mai, senza farsi compagnia, senza domande che possano schiudere un senso profondo. È come se ci fosse un’anestesia emotiva. Serpeggia ovunque un male che si chiama noia, nelle risposte svogliate (Mi tradiresti? No. Perché? Perché non c’ho voglia), nell’omologazione del linguaggio e della moda.

This is England – 2006; Shane Meadows; 101’

Inghilterra 1983. Shaun è un dodicenne spesso irriso dai compagni di classe. Al momento delle vacanze estive il ragazzino entra a far parte di un gruppo di skinhead, che lo prendono sotto la loro ala protettiva. In questo paesino della provincia inglese Shaun crescerà con i nuovi amici, in un periodo difficile per la nazione coinvolta nella guerra delle Falkland. Lo sguardo autobiografico del regista, sull’Inghilterra d’inizio anni ’80 è dolce e amaro. Traspare l’amore per la propria terra, manifestato con le musiche coinvolgenti dell’epoca e i tipici luoghi comuni della gioventù britannica, e si percepisce una forte critica a un paese che lo delude, perché si cresce e si diventa adulti senza grosse prospettive. Nel suo gruppo, vestito con la “divisa” ( camicia a quadri, bretelle e testa rasata) convivono inizialmente giovani con la necessità di ideali, che compiono ragazzate e che si divertono come molti coetanei. È l’arrivo dell’elemento disturbante Combo a innescare la bomba a orologeria e una spirale razzista e violenta. Il tic-tac del timer che conduce all’esplosione finale, è il rapido percorso di crescita del piccolo Shaun che, in seguito all’atto scellerato di Combo, compie il suo primo atto di volontà.

IL PREGIUDIZIO VERSO CHI E’ RITENUTO DIVERSO

Il pregiudizio nasce dal comune modo di approcciarsi verso la realtà. Fa parte quindi del senso comune che plasma la produzione culturale in modo inconsapevole.

Un pregiudizio è generalmente basato su idee preconcette spesso difficili da sradicare. L’accettazione del “diverso”, dell’alterità passa attraverso la predisposizione al con-fondersi con l’altro e mettere in discussione il proprio “abito” mentale, processo tutt’altro che facile poiché genera paura ed insicurezza.

Quindi relativizzare il peso e abbandonare ogni insostenibile pretesa di verità rende possibile instaurare un dialogo nel quale gli interlocutori non debbano rinunciare alle proprie più genuine e marcate posizioni e tuttavia il dialogo è possibile proprio perché nessuno crede che la propria verità renda menzogna quella dell’altro.

Si può fare – 2008; Giulio Manfredonia; 111’

Ispirato alle storie vere delle cooperative sociali nate negli anni ottanta per dare lavoro ai pazienti dimessi dai manicomi in seguito alla Legge Basaglia, il film è dedicato alle oltre 2.500 cooperative sociali esistenti in Italia e ai 30.000 soci diversamente abili che vi lavorano. Milano 1983: Nello (Claudio Bisio) è un sindacalista che viene trasferito alla Cooperativa 180, una delle tante sorte per accogliere i pazienti dimessi dai manicomi. Dopo alcuni attriti iniziali con i pazienti, Nello decide di far capire loro il vero spirito di una cooperativa coinvolgendoli maggiormente. Ascoltando le idee di tutti, in un’assemblea viene presa la decisione di abbandonare il lavoro assistenziale e di entrare nel mercato diventando posatori di parquet: ogni paziente ricoprirà un ruolo all’interno della cooperativa secondo le proprie caratteristiche.

 Benvenuti al Sud – 2010; Luca Miniero; 106’

Alberto è un mite responsabile delle poste della bassa Brianza a un passo dal tanto sospirato trasferimento nel centro di Milano. Gli viene imposto invece un trasferimento in Campania, in un piccolo paese del Cilento. Per un lombardo, abitudinario e pieno di preconcetti sul Sud Italia come lui, la prospettiva di vivere almeno due anni in quei luoghi rappresenta un incubo. Tutti gli stereotipi sul sud d’Italia sono presenti anche se il protagonista dovrà poi ricredersi e rivedere il suo punto di vista. Il film si presenta come un vero e proprio remake : una replica puntuale degli snodi narrativi e delle principali gag dell’originale francese, Giù al Nord, adattata al linguaggio partenopeo e allo scontro con la cultura meneghina.

Il vento fa il suo giro – 2005; Giorgio Diritti; 110’

La vicenda è ambientata nella Valle Maira, una delle valli occitane della Provincia di Cuneo. Parte degli attori sono abitanti del luogo che hanno accettato di partecipare al film. Un ex professore decide di trasferirsi lì con tutta la sua famiglia – una moglie e tre figli – in un paesino di poche anime, sulle montagne, per poter vivere secondo natura. Nella diffidenza generale, Philippe e sua moglie vivono di pastorizia, cercando di raggiungere quel difficile equilibrio con le cose del mondo e con gli anziani del posto “E l’aura fai son vir” – questo il titolo occitano del film – si riferisce al detto popolare che vuole il vento una metafora di tutte le cose, un movimento circolare in cui tutto torna, come rappresentato nel film dalla figura di uno scemo del villaggio che corre nei prati simulando il gesto del volo. Questa pellicola, ha la forza di un trattato antropologico, ma senza perdersi nella retorica dei buoni sentimenti, sottolineando piuttosto come la vita si componga di sensazioni contrastanti e sgradevoli, in un cinismo che contagia, ma rende liberi da pregiudizi e ipocrisie.

MOMENTI DELLA STORIA

Il cinema, in questo caso, offre la possibilità di umanizzare la storia, di avvicinarla all’uomo estrapolandola dai libri di testo. Non grandi eroi ma persone comuni che hanno compiuto le loro scelte in un contesto storico nel quale bisognava prendere posizione.

La visione di questi film si propone di offrire un supporto didattico per affrontare alcuni momenti cruciali della storia contemporanea approfondendo anche le contraddizioni e gli aspetti umani in gioco.

Goodbye Lenin – 2003; W. Becker 120’

1989. Christiane vive nella Germania dell’Est ed è una socialista convinta. La donna cade in coma poco prima della caduta del muro di Berlino. Quando si risveglia, otto mesi dopo, il figlio Alex tenta di evitarle lo shock e fa di tutto perché la madre non scopra che il paese è “caduto nelle mani dei capitalisti”. Per evitarle il contraccolpo psicologico, ritenuto fatale dai medici, Alex – confidando nel fatto che la madre deve restare a riposo per molto tempo, “preserva” la normalità della DDR all’interno di una stanza del proprio appartamento: recupera cimeli, prodotti e giornali della Germania Est, realizza improbabili ma credibili telegiornali per tenere aggiornata la madre, e coinvolge amici e vicini nella lunga pantomima, sperando che la donna non scopra mai la verità.

Invictus – 2009 – Clint Eastwood; 134’

Nelson Mandela è il presidente eletto del Sud Africa. Il suo intento primario è quello di avviare un processo di riconciliazione nazionale. Per far ciò si deve scontrare con forti resistenze sia dalla parte dei bianchi che da quella dei neri. Ma Madiba, come lo chiamano rispettosamente i suoi più stretti collaboratori, non intende demordere. C’è uno sport molto diffuso nel Paese: il rugby e c’è una squadra, gli Springboks, che catalizza l’attenzione di tutti, sia che si interessino di sport sia che non se ne occupino. Perché gli Springboks, squadra formata da tutti bianchi con un solo giocatore nero, sono uno dei simboli dell’apartheid. Mandela decide di puntare proprio su di loro in vista dei Mondiali di rugby che si stanno per giocare in Sudafrica nel 1995. La squadra viene riammessa nelle competizioni internazionali proprio in seguito alla caduta del regime dell’apartheid, dopo un boicottaggio di circa un decennio.

War Horse – 2011; Steven Spielberg; 146’

Al culmine della prima guerra mondiale, una famiglia di agricoltori inglesi compra un vivace puledro da caccia ad un’asta. Il cavallo viene chiamato Joey, e nonostante i proprietari Ted e Rosie Narracott non lo considerino una grande risorsa, il figlio Albert è deciso a domarlo e ad addestrarlo, e a trarre il meglio dallo spirito indomito di Joey, dalla sua agilità e dal suo affetto. I due diventano inseparabili, ma quando scoppia la guerra Joey viene venduto e condotto al fronte da un ufficiale della cavalleria inglese. Albert decide così di seguirlo al fronte: gli eventi lo porteranno fuori dai confini dell’Inghilterra attraverso l’Europa in guerra L’eroico viaggio del cavallo Joey, attraverso i duri scenari della guerra, cambierà e ispirerà le vite di tutti coloro che incontrerà sul suo cammino.

L’uomo che verrà – 2009; Giorgio Diritti; 117 min

Ambientato nel 1944 racconta gli eventi antecedenti la strage di Marzabotto visti attraverso gli occhi di Martina, una bimba di 8 anni. Alle pendici di Monte Sole, sui colli appenninici vicini a Bologna, la comunità agraria locale vede i propri territori occupati dalle truppe naziste e molti giovani decidono di organizzarsi in una brigata partigiana. Per una delle più giovani abitanti del luogo, la piccola Martina, tutte quelle continue fughe dai bombardamenti e quegli scontri a fuoco sulle vallate hanno poca importanza. Da quando ha visto morire il fratello neonato fra le sue braccia, Martina ha smesso di parlare e vive unicamente nell’attesa che arrivi un nuovo fratellino. Non più il punto di vista di uno straniero che tenta di confondersi e integrarsi con quello di una comunità ostile, ma quello di un piccolo membro di una collettività, Martina, che si congiunge e si scambia con quello di tutte le vittime della strage.

No men’s land – 2001; Danis Tanovic’; 98’

Un film comicamente amaro sulla guerra in ex Jugoslavia e, per traslato, su tutte le guerre di questi nostri tempi. Ciki e Nino, un bosniaco e un serbo, nel corso della guerra del 1993 si trovano bloccati in una trincea nella terra di nessuno. Con loro c’è un terzo combattente che è sdraiato su una mina che rischia di esplodere a un suo minimo movimento. Le truppe dell’Onu intervengono per aiutare, ma gli alti livelli creano più problemi che soluzioni in una guerra che è vista dall’esterno o come un terreno per esercitazioni diplomatiche o un grande set ‘naturale’ da cui far provare al mondo il brivido della morte (altrui).

The Help – 2012; Tate Taylor; 146’

Jackson, Mississippi, inizio degli Anni Sessanta. Skeeter si è appena laureata e il primo impiego che ottiene è presso un giornale locale in cui deve rispondere alla posta delle casalinghe. Le viene però un’idea migliore. Circondata com’è da un razzismo tanto ipocrita quanto esibito e consapevole del fatto che l’educazione dei piccoli, come lo è stata la sua, è nelle mani delle domestiche di colore, decide di raccontare la vita dei bianchi osservata dal punto di vista delle collaboratrici familiari ‘negre’ (come allora venivano dispregiativamente chiamate). Inizialmente trova delle resistenze ma, in concomitanza con la campagna che una delle ‘ladies’ lancia affinché nelle abitazioni dei bianchi ci sia un gabinetto riservato alle cameriere, qualche bocca inizia ad aprirsi. La prima a parlare è Aibileen seguita poi da Minny. Il libro di Skeeter comincia a prendere forma e, al contempo, a non essere più ‘suo’ ma delle donne che le confidano le umiliazioni patite.

Le vite degli altri – 2006; Florian Henckel von Donnersmarck; 137’

Berlino Est, 1984. Il capitano Gerd Wiesler è un abile e inflessibile agente della Stasi, la polizia di stato che spia e controlla la vita dei cittadini della DDR. Un idealista votato alla causa comunista, servita con diligente scrupolo. Gli viene ordinato di sorvegliare George Dreyman, un noto drammaturgo dell’Est, che si attiene alle linee del partito. Il ministro della cultura Bruno Hempf si è invaghito della compagna di Dreyman, l’attrice Christa-Maria Sieland, e vorrebbe trovare prove a carico dell’artista per avere campo libero, ma l’intercettazione sortirà l’esito opposto, Wiesler entrerà nelle loro vite non per denunciarle ma per diventarne complice discreto. La trasformazione e la sensibilità dello scrittore lo toccheranno profondamente fino ad abiurare una fede incompatibile con l’amore,l’umanità e la compassione( premiato con l’Oscar per il miglior film straniero).

Questa voce è stata pubblicata in CINEMA E SCUOLA 2015/2016. Contrassegna il permalink.

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