Proposte 2012/13 Scuola Secondaria I°

LA SCUOLA DI OGGI

La scuola è il luogo abitato dai ragazzi e dagli adulti, spazio di confronto e di crescita per entrambi; la scuola è anche un’istituzione governata da regole strutturali che a volte imprigionano il mutamento e inaridiscono la valenza umana che anima questo spazio di formazione. Tra frustrazioni e difficoltà i due ruoli, l’insegnante e lo studente, si incontrano e si scontrano nel definire le loro mansioni reciproche, quello dell’insegnamento cioè il tentativo di lasciare un segno e quello dell’apprendimento di apparecchiare la mente. Riflettere sulla comunità educante (insegnanti, educatori, genitori…) diventa oggi necessario poiché sempre più la funzione educativa è entrata a far parte dell’universo scolastico ed il mondo adulto si trova ad interrogarsi su come essere modello e testimonianza per le nuove generazioni.

Le pellicole da noi proposte si prefiggono di mostrare la scuola di oggi nelle sue contraddizioni e con le sue problematicità e nel contempo di far luce sulle diverse prospettive degli attori che animano la scena scolastica. Entrare nel ruolo dell’altro, “nei suoi panni” è necessario per la comprensione della complessità, per porsi nuovi quesiti e attivare nuovi percorsi.

Monsieur Lazhard – 2012; Philippe Falardeau; 94’

A Montreal un insegnante di scuola elementare si uccide. Bashir Lazhar, un immigrato algerino, è rapidamente assunto come supplente anche se si sta ancora riprendendo da una tragedia personale. Malgrado il divario culturale che lo separa dai suoi alunni, Bachir impara ad amarli e a farsi amare e l’anno scolastico si trasforma in un’elaborazione comune del dolore e della perdita e in una riscoperta del valore dei legami e dell’incontro. Il film è un racconto semplice, ma suscita emozioni forti perché sembra uscito da un passato più autentico, in cui l’insegnamento era anche iniziazione e cioè trasmissione di una passione prima che di un sapereE’ un racconto di crescita, anche duro, ma di grande delicatezza.

Stella – 2008; Sylvie Verheyde; 102’

Un anno nella vita di una ragazzina cresciuta in un ambiente di emarginazione e scarsa cultura, ammessa a frequentare la prima media in una prestigiosa scuola di Parigi nel 1997, dove si trova come un pesce fuor d’acqua finché non conosce Gladys, la prima della classe, amica per errore e per fortuna. Prima che Gladys le offra le parole che le mancano, Stella è cresciuta con i testi del juke-box, per casa un rumoroso bar di periferia e per famiglia una schiera di disadattati e alcolisti; presenze fisse (habitués) ma non propriamente mature, tra le quali spicca l’angelo buono (a nulla) di Guillaume Depardieu. Stella è dunque il racconto di ciò che avviene quando una ragazzina spensierata e trascurata comincia a prendere coscienza che il suo mondo non è l’unico possibile, non è il migliore, forse non è nemmeno più quello che la fa felice. Nessuno, fino ad ora, le aveva mai insegnato l’ortografia, nessuno le aveva mai detto che esiste una scrittura “retta” dell’esistenza e che lei, se non si trova agli antipodi, di sicuro parte quanto meno “svantaggiata”. Questo film è il racconto di un’opportunità che cambierà positivamente la vita di un’adolescente.

A scuola – 2012; L. Di Costanzo; 60’

Napoli. All’interno del rione Pazziano c’è la scuola media Nino Cortese. Per un intero anno scolastico, Leonardo Di Costanzo ha seguito la vita nelle classi, nei corridoi e nelle sale dei professori. Ma i protagonisti di questo documentario non sono i ragazzi: “A Scuola” è un film sugli insegnanti e sulla Preside che, costretti a svolgere il loro lavoro in completa assenza delle istituzioni, con il loro impegno riempiono di senso, ancora e nonostante tutto, l’istituzione della scuola dell’obbligo. Nella periferia di Napoli la scuola è l’ultimo baluardo dello Stato. Una trincea dove si affronta, giorno dopo giorno, un conflitto estremo: la mancanza dell’idea di bene pubblico e l’affermazione delle norme di convivenza civile. Il lavoro dell’insegnante è sempre meno quello di insegnare e sempre più quello, durissimo e faticoso, di educare: uno sforzo quotidiano e sfibrante. La sfida principale è quella di tenere i ragazzi dentro la scuola. Un film disperato e pieno d’amore: per i ragazzi che non hanno niente, per il lavoro svolto in ogni singola classe, per quel che rimane della scuola pubblica.

Il rosso e il blu – 2012; Giuseppe Piccioni; 98’

E’ la storia di un insegnante e i suoi studenti, ambientato in una scuola superiore di Roma. Qui vi è un anziano professore di storia dell’arte molto cinico che ha perso il senso del suo lavoro, un giovane supplente alla sua prima volta da insegnante, una preside impeccabile e rigorosa e dei ragazzi che sfidano la sorte per dimostrare di essere adulti. Il rosso e il blu è tratto dall’omonimo libro di Marco Lodoli, pubblicato da Einaudi.

STORIE DI CONFINE

Mai come oggi il confine rappresenta la barriera che separa i territori fisici ma anche le sfere personali e culturali, limiti che impediscono all’uomo di conoscersi e comunicare. Superarli significa sperimentare l’altro da sé, andare incontro a ciò che è ignoto e distante dalla nostra esperienza.

Il cinema e l’immagine, linguaggi universali sono in grado di valicare le barriere che separano le sfere individuali, barriere fisiche ed immateriali, linguistiche e culturali.

I film da noi proposti offrono un esempio di come i confini siano arbitrari e permeabili al mutamento, come l’incontro favorisca l’ampliamento della percezione di sé e degli altri in un processo di nutrimento reciproco.

The Millionaire – 2008; Boyle – Tandan; 120’

Tratto dal romanzo “ Le 12 domande” racconta la storia di un giovanissimo eroe Jamal Malik, un ragazzo di Mumbai cresciuto nelle baraccopoli, che realizzerà il sogno di tanti, dare la risposta finale al conduttore di “Chi vuol essere milionario”. Questa moderna favola non dimentica di mostrare le fratture presenti nella società indiana, prodotte da un sistema nel quale sopravvivono forti diseguaglianze. (8 premi oscar )

Machuca – 2004; André Wood; 120’

Il film è ambientato in una Santiago del Cile pre-rivoluzionaria e racconta la storia di due ragazzi di undici anni, Gonzalo Infante e Pedro Machuca, il primo proveniente da una famiglia benestante e il secondo proveniente da una famiglia povera che vive in una baraccopoli ai bordi della città. L’incontro tra i due nasce nella scuola che entrambi si trovano a frequentare dato che il preside, padre McEnroe, decide di aggiungere alla classe di Gonzalo alcuni ragazzi dei quartieri poveri, perché questi possano apprendere come i ragazzi ricchi. Inizialmente il rapporto tra i due protagonisti è buono e Gonzalo vive in maniera spensierata quell’aggregazione sociale scomoda alle classi alte della borghesia, frequenta Pedro anche al di fuori della scuola e vivendo insieme a lui i vari momenti della giornata. Quando una serie di problemi a scuola solleva il tema dell’integrazione non tardano a sorgere conflitti in primis tra i genitori, successivamente anche tra gli alunni che tendono ad emarginare gli studenti più poveri. Quindi arriva la rivoluzione a spazzare via ogni desiderio di integrazione e di uguaglianza sociale.

Cosa piove dal cielo – 2011; Sebastien Borensztein; 93’

Roberto trascorre una vita monotona tra le mura della sua ferramenta e le sue nevrosi quotidiane, poche frequentazioni e molti brontolii. Poi l’inaspettato incontro con un giovane cinese che per alterne vicende si trasferisce a casa sua in attesa che ritrovi un parente, mette in moto situazioni e sentimenti remoti che nella più classica delle fiabe rimettono a posto la vita di entrambi. Nonostante le diversità culturali, linguistiche, caratteriali i due trovano un loro modo di comunicare dando vita ad una convivenza singolare con momenti esilaranti.

Io sono Li -2011; Andrea Segre; 100’

Shun Li è un’operaia cinese che lavora in un laboratorio tessile della periferia romana per ottenere i documenti e riuscire a far venire in Italia suo figlio di otto anni. All’improvviso viene trasferita a Chioggia, una piccola città-isola della laguna veneta per lavorare come barista in un’osteria. Bepi, pescatore di origini slave, soprannominato dagli amici “il Poeta”, da anni frequenta quella piccola osteria.Il loro incontro è una fuga poetica dalla solitudine, un dialogo silenzioso tra culture diverse, ma non più lontane. Ma l’amicizia tra Shun Li e Bepi turba le due comunità, quella cinese e quella chioggiotta, che ostacolano questa loro intesa di cui forse hanno semplicemente ancora troppa paura.

London river – 2009; Rachid Bouchareb; 90’

7 luglio 2005. A Londra esplodono bombe sui mezzi pubblici causando numerose vittime. Mrs. Sommers, che vive in un paesino su una delle isole della Manica, apprende la notizia dalla televisione e subito telefona alla figlia Jane che studia a Londra. Jane non risponde alle numerose chiamate. Ousmane è un africano che lavora alla tutela del patrimonio forestale. Anche suo figlio, che non vede da quando era piccolo, vive e studia a Londra. Sia Mrs. Sommers che Ousmane partono per la capitale britannica nella speranza di trovare i reciproci figli ancora vivi. Si incontreranno e scopriranno di essere i genitori di due ragazzi che si amavano. Mrs. Sommers e Ousmane sono due genitori come tanti, le fedi differenti (lei protestante lui musulmano) potrebbero dividerli, ma a partire da una iniziale diffidenza costruiranno un percorso comune sostenendosi a vicenda in una ricerca che sperano sia a lieto fine. Nel frattempo impareranno molto su se stessi e anche sui figli di cui in fondo non conoscevano le scelte.

 

ADOLESCENZA E RAPPORTO TRA GENITORI E FIGLI

 Il cinema offre spunti di riflessione utili ai ragazzi e agli adulti per comprendere il periodo dell’adolescenza, momento dell’esistenza caratterizzato dalla formazione del sé, da riti di passaggio sempre più complessi e sempre meno definiti dalla comunità nella quale si vive quanto più da modelli, più imposti che suggeriti, da una società globalizzata.

La costruzione dell’identità risulta molto più problematica per i ragazzi che si confrontano con modelli adulti a volte assenti, fragili e insicuri nel loro ruolo.

 

L’estate di Martino – 2010; Massimo Natale; 90’

Il quattordicenne Martino vive la sua estate di passaggio tra l’infanzia e l’età adulta. Il film riesce a raccontare con poesia ed emozione una storia di crescita in Italia in un momento storico preciso (la strage di Ustica e l’attentato di Bologna), rendendola universale. Ci sono tutti gli elementi che aiutano il protagonista a crescere: l’amicizia, l’amore, la determinazione e una guida affettuosa. Ai grandi temi dell’amore e dell’amicizia se ne aggiungono poi altri due, non meno importanti e per certi versi incatenati tra loro: quello politico (con un’Italia che fa i conti con gli anni di piombo e con gli echi della guerra fredda) e quello del rapporto tra genitori e figli. Il padre di Martino è infatti un operaio comunista, severo, violento, e convinto che la strage di Ustica sia stata provocata dagli americani. Jeff Clark, invece, non vede suo figlio da diverso tempo, e cioè da quando ha lasciato l’esercito senza fornire alcuna motivazione. Sia Martino che Clark preferiscono non parlare dei problemi personali, ma grazie alla loro nuova amicizia riescono a trovare – ciascuno a suo modo – la forza e il coraggio per provare a voltare pagina.

(Il film è dedicato alle vittime dell’esplosione di Bologna dell’ agosto 1980)

Tomboy – 2011; Celine Sciamma; 84’

Protagonista del film è Laure, 10 anni, appena arrivata in un nuovo quartiere di Parigi con i genitori e la sorella più piccola, Jeanne. Un po’ per gioco, un po’ per realizzare un sogno segreto, Laure decide di presentarsi ai nuovi amici come fosse un maschio, Mickaël: il modo in cui si veste e si pettina, l’impeto con cui si azzuffa e gioca a calcio, non sembrano lasciar dubbi sulla sua identità e Mickaël è accettato nella comitiva. L’inizio della scuola però è dietro l’angolo e il gioco dei travestimenti si complica, tanto più che i genitori sono all’oscuro di tutto .

Il ragazzo con la bicicletta – 2011; Jean-Pierre Dardenne; 87’

Cyril ha dodici anni, una bicicletta e un padre insensibile che non lo vuole più. ‘Parcheggiato’ in un centro di accoglienza per l’infanzia e affidato alle cure dei suoi assistenti, Cyril non ci sta e ostinato ingaggia una battaglia personale contro il mondo e contro quel genitore immaturo che ha provato ‘a darlo via’ insieme alla sua bicicletta. Durante l’ennesima fuga incontra e ‘sceglie’ per sé Samantha, una parrucchiera dolce e sensibile che accetta di occuparsi di lui nel fine settimana. La convivenza non sarà facile, Cyril fa a botte con i coetanei, si fa reclutare da un bullo del quartiere, finisce nei guai con la legge e ferisce nel cuore e al braccio Samantha. Ma in sella alla bicicletta e a colpi di pedali Cyril (ri)troverà la strada di casa.

Vedozero – 2009; docufilm; Andrea Caccia; 70’

Il film è il risultato di un originale progetto cinematografico realizzato da Andrea Caccia in alcune scuole milanesi. Vede protagonisti settanta ragazzi chiamati a riprodurre con i cellulari momenti di vita. Presenta una trama un po’ sfilacciata ma che, attraverso un sottile filo conduttore, riesce ad addentrare lo spettatore nel labirintico mondo giovanile. E’girato esclusivamente con i telefonini, lo strumento più consono per filmare questa generazione fuggevole e sfocata. Non emergono passioni né interessi profondi, si comunica accennando, sorvolando, producendo suoni. Il linguaggio scritto è monco, con parole prive di vocali. Vedozero è lo specchio di una generazione a cui è stato tolto lo sguardo, lo stupore, specchio di una solitudine collettiva dove si sta insieme senza incontrarsi mai, senza farsi compagnia, senza domande che possano schiudere un senso profondo. È come se ci fosse un’anestesia emotiva. Serpeggia ovunque un male che si chiama noia, nelle risposte svogliate (Mi tradiresti? No. Perché? Perché non c’ho voglia), nell’omologazione del linguaggio e della moda.

IL PREGIUDIZIO VERSO CHI E’ RITENUTO DIVERSO

Il pregiudizio nasce dal comune modo di approcciarsi verso la realtà. Fa parte quindi del senso comune che plasma la produzione culturale in modo inconsapevole.

Un pregiudizio è generalmente basato su idee preconcette spesso difficili da sradicare. L’accettazione del “diverso”, dell’alterità passa attraverso la predisposizione al con-fondersi con l’altro e mettere in discussione il proprio “abito” mentale, processo tutt’altro che facile poiché genera paura ed insicurezza.

Quindi relativizzare il peso e abbandonare ogni insostenibile pretesa di verità rende possibile instaurare un dialogo nel quale gli interlocutori non debbano rinunciare alle proprie più genuine e marcate posizioni e tuttavia il dialogo è possibile proprio perché nessuno crede che la propria verità renda menzogna quella dell’altro.

Si può fare – 2008; Giulio Manfredonia; 111’

Ispirato alle storie vere delle cooperative sociali nate negli anni ottanta per dare lavoro ai pazienti dimessi dai manicomi in seguito alla Legge Basaglia, il film è dedicato alle oltre 2.500 cooperative sociali esistenti in Italia e ai 30.000 soci diversamente abili che vi lavorano. Milano 1983: Nello (Claudio Bisio) è un sindacalista che viene trasferito alla Cooperativa 180, una delle tante sorte per accogliere i pazienti dimessi dai manicomi. Dopo alcuni attriti iniziali con i pazienti, Nello decide di far capire loro il vero spirito di una cooperativa coinvolgendoli maggiormente. Ascoltando le idee di tutti, in un’assemblea viene presa la decisione di abbandonare il lavoro assistenziale e di entrare nel mercato diventando posatori di parquet: ogni paziente ricoprirà un ruolo all’interno della cooperativa secondo le proprie caratteristiche.

 

Benvenuti al Sud – 2010; Luca Miniero; 106’

Alberto è un mite responsabile delle poste della bassa Brianza a un passo dal tanto sospirato trasferimento nel centro di Milano. Gli viene imposto invece un trasferimento in Campania, in un piccolo paese del Cilento. Per un lombardo, abitudinario e pieno di preconcetti sul Sud Italia come lui, la prospettiva di vivere almeno due anni in quei luoghi rappresenta un incubo. Tutti gli stereotipi sul sud d’Italia sono presenti anche se il protagonista dovrà poi ricredersi e rivedere il suo punto di vista. Il film si presenta come un vero e proprio remake : una replica puntuale degli snodi narrativi e delle principali gag dell’originale francese, Giù al Nord, adattata al linguaggio partenopeo e allo scontro con la cultura meneghina.

 

Il vento fa il suo giro – 2005; Giorgio Diritti; 110’

La vicenda è ambientata nella Valle Maira, una delle valli occitane della Provincia di Cuneo. Parte degli attori sono abitanti del luogo che hanno accettato di partecipare al film. Un ex professore decide di trasferirsi lì con tutta la sua famiglia – una moglie e tre figli – in un paesino di poche anime, sulle montagne, per poter vivere secondo natura. Nella diffidenza generale, Philippe e sua moglie vivono di pastorizia, cercando di raggiungere quel difficile equilibrio con le cose del mondo e con gli anziani del posto “E l’aura fai son vir” – questo il titolo occitano del film – si riferisce al detto popolare che vuole il vento una metafora di tutte le cose, un movimento circolare in cui tutto torna, come rappresentato nel film dalla figura di uno scemo del villaggio che corre nei prati simulando il gesto del volo. Questa pellicola, ha la forza di un trattato antropologico, ma senza perdersi nella retorica dei buoni sentimenti, sottolineando piuttosto come la vita si componga di sensazioni contrastanti e sgradevoli, in un cinismo che contagia, ma rende liberi da pregiudizi e ipocrisie.

MOMENTI DELLA STORIA

Il cinema, in questo caso, offre la possibilità di umanizzare la storia, di avvicinarla all’uomo estrapolandola dai libri di testo. Non grandi eroi ma persone comuni che hanno compiuto le loro scelte in un contesto storico nel quale bisognava prendere posizione.

La visione di questi film si propone di offrire un supporto didattico per affrontare alcuni momenti cruciali della storia contemporanea approfondendo anche le contraddizioni e gli aspetti umani in gioco.

 

Goodbye Lenin – 2003; W. Becker 120’

1989. Christiane vive nella Germania dell’Est ed è una socialista convinta. La donna cade in coma poco prima della caduta del muro di Berlino. Quando si risveglia, otto mesi dopo, il figlio Alex tenta di evitarle lo shock e fa di tutto perché la madre non scopra che il paese è “caduto nelle mani dei capitalisti”. Per evitarle il contraccolpo psicologico, ritenuto fatale dai medici, Alex – confidando nel fatto che la madre deve restare a riposo per molto tempo, “preserva” la normalità della DDR all’interno di una stanza del proprio appartamento: recupera cimeli, prodotti e giornali della Germania Est, realizza improbabili ma credibili telegiornali per tenere aggiornata la madre, e coinvolge amici e vicini nella lunga pantomima, sperando che la donna non scopra mai la verità.

Invictus – 2009 – Clint Eastwood; 134’

Nelson Mandela è il presidente eletto del Sud Africa. Il suo intento primario è quello di avviare un processo di riconciliazione nazionale. Per far ciò si deve scontrare con forti resistenze sia dalla parte dei bianchi che da quella dei neri. Ma Madiba, come lo chiamano rispettosamente i suoi più stretti collaboratori, non intende demordere. C’è uno sport molto diffuso nel Paese: il rugby e c’è una squadra, gli Springboks, che catalizza l’attenzione di tutti, sia che si interessino di sport sia che non se ne occupino. Perché gli Springboks, squadra formata da tutti bianchi con un solo giocatore nero, sono uno dei simboli dell’apartheid. Mandela decide di puntare proprio su di loro in vista dei Mondiali di rugby che si stanno per giocare in Sudafrica nel 1995. La squadra viene riammessa nelle competizioni internazionali proprio in seguito alla caduta del regime dell’apartheid, dopo un boicottaggio di circa un decennio.

War Horse – 2011; Steven Spielberg; 146’

Al culmine della prima guerra mondiale, una famiglia di agricoltori inglesi compra un vivace puledro da caccia ad un’asta. Il cavallo viene chiamato Joey, e nonostante i proprietari Ted e Rosie Narracott non lo considerino una grande risorsa, il figlio Albert è deciso a domarlo e ad addestrarlo, e a trarre il meglio dallo spirito indomito di Joey, dalla sua agilità e dal suo affetto. I due diventano inseparabili, ma quando scoppia la guerra Joey viene venduto e condotto al fronte da un ufficiale della cavalleria inglese. Albert decide così di seguirlo al fronte: gli eventi lo porteranno fuori dai confini dell’Inghilterra attraverso l’Europa in guerra L’eroico viaggio del cavallo Joey, attraverso i duri scenari della guerra, cambierà e ispirerà le vite di tutti coloro che incontrerà sul suo cammino.

L’uomo che verrà – 2009; Giorgio Diritti; 117 min

Ambientato nel 1944 racconta gli eventi antecedenti la strage di Marzabotto visti attraverso gli occhi di Martina, una bimba di 8 anni. Alle pendici di Monte Sole, sui colli appenninici vicini a Bologna, la comunità agraria locale vede i propri territori occupati dalle truppe naziste e molti giovani decidono di organizzarsi in una brigata partigiana. Per una delle più giovani abitanti del luogo, la piccola Martina, tutte quelle continue fughe dai bombardamenti e quegli scontri a fuoco sulle vallate hanno poca importanza. Da quando ha visto morire il fratello neonato fra le sue braccia, Martina ha smesso di parlare e vive unicamente nell’attesa che arrivi un nuovo fratellino. Non più il punto di vista di uno straniero che tenta di confondersi e integrarsi con quello di una comunità ostile, ma quello di un piccolo membro di una collettività, Martina, che si congiunge e si scambia con quello di tutte le vittime della strage.

No men’s land – 2001; Danis Tanovic’; 98’

Un film comicamente amaro sulla guerra in ex Jugoslavia e, per traslato, su tutte le guerre di questi nostri tempi. Ciki e Nino, un bosniaco e un serbo, nel corso della guerra del 1993 si trovano bloccati in una trincea nella terra di nessuno. Con loro c’è un terzo combattente che è sdraiato su una mina che rischia di esplodere a un suo minimo movimento. Le truppe dell’Onu intervengono per aiutare, ma gli alti livelli creano più problemi che soluzioni in una guerra che è vista dall’esterno o come un terreno per esercitazioni diplomatiche o un grande set ‘naturale’ da cui far provare al mondo il brivido della morte (altrui).

The Help – 2012; Tate Taylor; 146’

Jackson, Mississippi, inizio degli Anni Sessanta. Skeeter si è appena laureata e il primo impiego che ottiene è presso un giornale locale in cui deve rispondere alla posta delle casalinghe. Le viene però un’idea migliore. Circondata com’è da un razzismo tanto ipocrita quanto esibito e consapevole del fatto che l’educazione dei piccoli, come lo è stata la sua, è nelle mani delle domestiche di colore, decide di raccontare la vita dei bianchi osservata dal punto di vista delle collaboratrici familiari ‘negre’ (come allora venivano dispregiativamente chiamate). Inizialmente trova delle resistenze ma, in concomitanza con la campagna che una delle ‘ladies’ lancia affinché nelle abitazioni dei bianchi ci sia un gabinetto riservato alle cameriere, qualche bocca inizia ad aprirsi. La prima a parlare è Aibileen seguita poi da Minny. Il libro di Skeeter comincia a prendere forma e, al contempo, a non essere più ‘suo’ ma delle donne che le confidano le umiliazioni patite.

PROPOSTA PER LE CLASSI PRIME DELLA SCUOLA SECONDARIA DI I°

 E PER LE CLASSI DELLA SCUOLA PRIMARIA

Hugo Cabret – 2011; Martin Scorsese;127’

Hugo Cabret è un orfano che vive segretamente tra le mura della stazione ferroviaria di Montparnasse a Parigi negli anni trenta. Del padre orologiaio conserva un automa rotto che si ostina a voler riparare. Con l’aiuto dell’eccentrica Isabelle scopre che l’automa conserva segreti che riportano a galla vicende del passato. Sono storie e ricordi che coinvolgono anche il padrino della ragazza, Georges Méliès. Questi si rivela essere uno dei più grandi autori della storia del cinema che credeva di essere stato dimenticato da tutti.

Il film proietta lo spettatore in un mondo di fantasia e sogno, facendogli esplorare le meraviglie del cinema delle origini. Scorsese riesce a trasmettere il suo amore per il cinema e l’ammirazione per uno dei suoi pionieri, il leggendario Meliés ( 5 premi Oscar)

Earth – la nostra terra – 2007; Fothergill-Linfield; 90’

E’un viaggio appassionante, quasi epico, tra un estremo e l’altro del nostro pianeta. Seguendo il disperato cammino di tre famiglie animali verso la salvezza questo documentario mostra le bellezze del nostro pianeta e fa riflettere su quanto siano preziose per tutti noi. Vengono mostrati differenti habitat e creature che popolano il pianeta Terra, mettendo in guardia lo spettatore su ciò che minaccia la loro sopravvivenza e focalizzando l’attenzione su tre “famiglie” di animali: megattere, elefanti africani e orsi bianchi.

La volpe e la bambina – 2007; Luc Jacquet; 92’

Una bambina, passeggiando nel bosco, s’imbatte in una volpe. Il suo desiderio di poterla accarezzare e la voglia di poterle diventare amica diventeranno il suo unico motivo di vita: la bambina, che abita in una casa poco distante dal bosco, si reca ogni giorno nel luogo dove l’ha trovata la prima volta per poterla avvicinare, ma la volpe accetta soltanto di essere guardata, ma non toccata. Un giorno, due lupi stringono la volpe su un tronco, con l’intento di assalirla,la bambina, riesce a far fuggire i predatori e a salvare la sua amica, che in cambio le permette di accarezzarla e di conoscere i suoi cuccioli.

La marcia dei pinguini – 2005; Luc Jacquet; documentario; 80’

Il pinguino imperatore che vive nelle regioni antartiche deve migrare per diversi mesi in determinate zone per riprodursi e allevare i propri figli. La marcia dei pinguini segue da vicino il viaggio di una colonia e successivamente una coppia di questi che affronta diverse marce affinché il piccolo possa resistere al freddo e alla fame del periodo dopo la sua nascita. Il film mostra le sofferenze dei pinguini durante la loro riproduzione, partendo dalla marcia che dall’oceano li porterà all’interno della regione ghiacciata.

Arrietty – 2010; animazione; Hiromasa Yonebayashi; 94’

Arrietty è una ragazzina di 14 anni, un esserino alto non più di 10 cm e vive con sua madre e suo padre sotto il pavimento di una grande casa di campagna, dove gli umani ( quelli di taglia normale) conducono la vita all’oscuro della loro presenza.  La famiglia di Arrietty si nutre degli scarti degli umani ed è solita adoperare, prendendoli in prestito, i loro oggetti d’uso comune. Gli oltre 6 miliardi e mezzo di umani che vivono sulla Terra hanno ormai scacciato i prendimprestito, la razza a cui appartiene Arrietty, che è condannata all’estinzione: probabilmente la famiglia di Arrietty è l’ultima che ancora vive sulla Terra. Arrietty però lancerà una difficile sfida, trovare un nuovo modo di vivere lontano dalle comodità del progresso umano, ma più vicino alla natura, dove forse la sua razza potrà trovare una nuova forza per sopravvivere all’estinzione.

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