no men’s land

No Man’s Land (film 2001)

Paese di produzione Bosnia ed Erzegovina, 2001, durata 98 min

Premi: Premi Oscar 2002: miglior film straniero, Golden Globe 2002: miglior film straniero, Festival di Cannes 2001: premio per la miglior sceneggiatura, Premi César 2002: migliore opera prima, Sindacato Belga della Critica Cinematografica 2001: miglior film belga, European Film Awards 2001: miglior sceneggiatura, Nastri d’argento 2002: miglior montaggio

No Man’s Land (Ničija zemlja) è un film del 2001 scritto e diretto dal bosniaco Danis Tanović, ambientato nel 1993 durante la guerra serbo-bosniaca.Al suo debutto, Tanović raccolse consensi in tutto il mondo, ricevendo svariati premi nei festival cinematografici in cui il film fu presentato (il premio per la miglior sceneggiatura al 54º Festival di Cannes,[1] il premio del pubblico all’International Film Festival Rotterdam[2] e al Festival Internazionale del Cinema di San Sebastián), e riuscendo a raggiungere un successo internazionale culminato nell’Oscar per il miglior film straniero e nel Golden Globe per il miglior film straniero.

Trama

Due soldati, il bosniaco Čiki e il serbo Nino, si ritrovano in una trincea tra le due linee nemiche, nella terra di nessuno. Un secondo soldato bosniaco Cera, creduto morto, riprende conoscenza, ma non può muoversi perché ha sotto di sé una mina balzante, che esploderebbe se lui si alzasse. Un soldato francese della Forza di protezione delle Nazioni Unite (UNPROFOR) interviene per risolvere la situazione, anche se incontra molte difficoltà da parte dei suoi superiori, più preoccupati di rispettare la linea ufficiale di neutralità verso le parti che di aiutare realmente i tre soldati. A raccontare il tutto interviene la reporter inglese Jane Livingstone, il cui intervento porta a conoscenza del mondo occidentale la situazione e denuncia come gli alti comandi abbiano più interessi di immagine rispetto all’aiuto reale per la gente.

Film toccante, attuale, e messo in scena da chi con la guerra ha convissuto e sa anche sfiorarla con delicatezza, “No man’s land” è un film necessario, poiché ci fa rivivere gli orrori di una delle guerre più recenti e più atroci, mettendone in evidenza le contraddizioni intrinseche e riuscendo, in più di un’occasione, anche a farci sorridere.

Tanovic parla della guerra con inaspettata leggerezza narrativa, ma lasciando un duro e pesante messaggio di disprezzo nei confronti della guerra, ben sapendo, avendola vissuta in prima persone, quali e quanti siano stati gli orrori di una simile situazione.

Sono parecchi gli spunti divertenti che, nell’atmosfera surreale della trincea, rendono manifesta tutta l’ironia e la bravura del regista bosniaco, qui alla sua prima regia: dalla lettura delle notizie sugli eccidi in Congo con lo stupore del soldato che vive gli orrori senza accorgersene, alla richiesta di aiuto senza divisa fatta per attirare l’attenzione della due trincee e per non farle aprire il fuoco, il regista gioca con la macchina da presa e ci mostra una realtà paradossale, ma che è quella di una insensata ed inutile guerra – qualcuna è mai giusta? – nella quale all’odio etnico-religioso si aggiunge l’impossibilità dell’intervento dell’ONU, il cinismo dei giornalisti che cercano il morto pur di far notizia e la logica dei potenti generali disposti a sacrificare una vita umana per salvarsi la faccia.

Tanovic ci mostra in questo film la guerra in un modo che ricorda il Kubrick del “Dottor Strangelove”, riuscendo a lasciarci talmente tristi dopo averci fatto sorridere con gusto più di una volta, pure in un contesto così orribile.

Ma, allo stesso tempo, quando osserviamo, nell’ultima scena, il soldato abbandonato a se stesso nell’attesa della sua morte, sappiamo che non possiamo chiudere gli occhi di fronte alle atrocità, e dobbiamo prendere atto della barbarie di ogni guerra, della scia di morti che porta con se, dell’inutilità di simili atti di odio e malvagità, insiti nell’animo umano.

No Man’s Land” lungi dall’offrire una rappresentazione spettacolare (e fittizia) di un complesso di azioni militari, traccia il profilo umano e realistico di due antieroi casuali, costretti loro malgrado alla guerra di trincea. Tanovic è più che avvezzo a questo tipo di immagini, dato che durante il conflitto in ex-jugoslavia filmò diversi documentari nelle sue terre. E questo piglio documentaristico permane in questo suo debutto cinematografico, con una ripresa essenziale, scarna, cruda e incolore come le terre e i volti che ritrae.

Un’ultima nota per le musiche, scritte e realizzate dallo stesso Tanovic: la colonna sonora è ridotta all’osso, una splendida canzone di introduzione, e poi davvero poco per tutta la durata del film, che ha come sottofondo l’amaro silenzio della terra di nessuno.

Un ottimo esordio, insomma, quello del regista bosniaco Tanovic: il suo film, a conferma di questo successo e apprezzamento sia da parte del pubblico che della critica, è stato premiato con l’Oscar come miglior film straniero, ha vinto il premio a Cannes come migliore sceneggiatura ed il Golden Globe come miglior film straniero.

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