Goodbye Lenin

SCHEDA DI PRESENTAZIONE DEL FILM

GOODBYE LENIN  di Wolfang Becker

1989. Christiane (Katrin Sass) vive nella Germania dell’Est ed è una socialista convinta. La donna cade in coma poco prima della caduta del muro di Berlino. Quando si risveglia, otto mesi dopo, il figlio Alex tenta di evitarle lo shock e fa di tutto per evitare che la madre scopra che il paese è “caduto nelle mani dei capitalisti”.

Ma non è facile procurarsi prodotti targati Repubblica Democratica o mascherare le affiches pubblicitarie della Coca-Cola. Lo è ancor meno permettere a mamma di seguire il telegiornale comunista; tuttavia l’amore filiale può molto: incluso realizzare falsi notiziari con la telecamera , indire finte riunioni di partito o trasformare  l’appartamento in cui vivono in una sorta di museo socialista, in cui nulla sembra essere cambiato. Ma ben presto la mamma sente l’esigenza di vedere la televisione e di alzarsi dal letto…

Il contesto: Il muro di Berlino

1949-1961: con la fine della II Guerra mondiale la Germania viene divisa in due, la Germania Ovest (Repubblica Federale Tedesca) alleata agli Stati Uniti d’America e la Germania Est (Repubblica Democratica Tedesca) alleata all’Unione Sovietica.

La capitale, Berlino, fa parte del territorio della Germania Est, ma mezza città viene assegnata nell’immediato dopoguerra agli Stati Uniti e ai suoi alleati, Francia e Inghilterra. Da allora la città resterà divisa in due da una frontiera che attraversa le strade cittadine, con soldati da una parte e dell’altra a impedire il passaggio dei berlinesi da una metà all’altra della città, ma nonostante i rigidi controlli i passaggi di popolazione da Berlino Est a Berlino Ovest sono numerosissimi.

1961: con l’accordo (anzi, probabilmente in base a una direttiva) dei sovietici, il governo della Repubblica Democratica Tedesca fa erigere lungo la linea di frontiera un muro che impedisce qualsiasi passaggio.

1961-1989: il muro diventa nell’immaginario popolare il simbolo della Guerra fredda e della contrapposizione dei blocchi Est-Ovest.

Le cronache, che raccontano di persone uccise mentre tentano di scavalcare il muro, alimentano tale contrapposizione.

1985: sale al potere in URSS Michail Gorbacev, che tenterà in pochi anni una riforma radicale del sistema istituzionale e politico comunista dall’interno e sancirà la fine della Guerra fredda con gli Stati Uniti e i governi occidentali.

1989: le riforme di Gorbacev, che introducono forme di democrazia in sistemi dittatoriali, portano in pochi anni alla destabilizzazione dei regimi comunisti dell’Europa orientale, compresa la Repubblica Democratica Tedesca.

Nel novembre 1989 viene abbattuto il muro di Berlino.

1990: crolla la Repubblica Democratica Tedesca. La Repubblica Federale forma un unico Stato tedesco che comprende anche i territori della Germania Est.

È davvero la fine della Guerra fredda. A Gorbacev viene assegnato il Premio Nobel per la pace.

1991: si dissolve l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Dalla vecchia URSS nascono nuove repubbliche indipendenti: Ucraina, Bielorussia, Azerbaigian, Georgia, Kazakistan, e soprattutto la Russia.

OSTALGIA

Ostalgie è un neologismo tedesco che si riferisce alla nostalgia per la vita nella vecchia Repubblica Democratica Tedesca. È una crasi delle parole tedesche Ost (est) e Nostalgie (nostalgia).

Contesto

Dopo la caduta del Muro di Berlino, nel 1989, e la riunificazione tedesca dell’anno successivo, molti ricordi dell’annessa Germania Est vennero spazzati via, mentre gli ex cittadini DDR si affrettavano a godere delle nuove libertà politiche ed economiche. Tuttavia, col passare del tempo, molti tedeschi orientali iniziarono a sentire la mancanza di alcuni aspetti delle loro vecchie vite. L’Ostalgie si riferisce particolarmente a quella vita quotidiana della vecchia DDR che scomparve dopo la riunificazione, sconfitta dal capitalismo e dalla cultura occidentale.

Molte imprese, in Germania, si rivolgono a chi soffre di Ostalgie proponendo e rimettendo in produzione marchi obsoleti della Germania Est. Tra di essi, prodotti alimentari e bevande come la Vita-Cola, vecchi programmi della TV statale in home video, automobili Trabant e Wartburg, e simboli cittadini come l’Ampelmännchen (omino del semaforo della ex repubblica); il fenomeno riguarda anche l’inno nazionale della DDR, l’Auferstanden aus Ruinen. Se la vita al tempo della DDR era una volta considerata alla stregua di un soggetto tabù, è diventata ora argomento di numerosi film, come Good Bye, Lenin! di Wolfgang Becker che ha ottenuto un successo internazionale.

DDR Museum (Il museo della RDT)

Il museo della RDT è uno dei musei più nuovi e più frequentati di Berlino.  esso si dedica alla vita dell’ex-RDT (ex-Repubblica Democratica Tedesca).

L’esposizione permanente porta il motto “Geschichte zum Anfassen”, che significa letteralmente “Storia da afferrare”: i visitatori entrano in una residenza con prefabbricati, in una scala 1:20 e devono ricorrere a tutti i loro sensi. Informazioni e pezzi da esposizione si nascondono dietro a cassetti, armadi e porte. I pezzi da esposizione possono essere toccati e utilizzati, la cucina presenta ancora l’odore originale della RDT, la Trabant, ovverosia la famosa automobile progettata e messa in produzione negli anni cinquanta nella Repubblica Democratica Tedesca, invita a fare un viaggio virtuale.

LA DDR DALLA A ALLA Z di Massimo Dragone

AUTOMOBILI : La Ddr era l’unico paese al mondo dove un’auto usata valeva più di una nuova. Quella nuova aveva un prezzo stabilito per legge, ma c’era un inconveniente: per comprarla c’erano liste d’attesa di almeno 10 anni. Quelle usate invece erano subito disponibili. Anche se avevano 300, 400 o 500 mila chilometri. Risultato: per la legge della domanda e dell’offerta, le auto usate erano più care di quelle nuove.

BANANE  Per i consumatori della Ddr erano il simbolo del fallimento economico del modello socialista. A Ovest il frutto era riapparso subito, simboleggiando la rinascita postbellica. Diversa la situazione a Est, dove le banane facevano un’apparizione solo a Natale. All’abbattimento del Muro, i tedeschi orientali arrivarono a consumare una quantità di banane doppia rispetto ai tedeschi dell’Ovest.

CLUB COLA  Oltre alla birra, la bevanda più consumata dai tedeschi dell’Est era sicuramente la Coca-Cola locale, nelle due versioni, Vita Cola e Club Cola. La prima, meno dolce dell’originale americano e con un aroma più forte di limone, veniva prodotta dal 1957 secondo una formula ancora oggi segreta. Dopo la caduta del Muro, scomparve dagli scaffali. Stessa sorte toccò alla Club Cola, che richiamava anche nella forma della bottiglia la Coca-Cola. Ciò nonostante, nel 1992 la Club Cola è tornata in produzione, come la Vita Cola, acquistata dalla Thüringer Waldquell e oggi diffusa anche a Ovest.

GIOVANI L’appartenenza alla Libera gioventù tedesca era quasi obbligata per i giovani della Ddr dai 14 ai 25 anni (dai 6 ai 14 si faceva parte dei «Pionieri di Ernst Thälmann»). In teoria era possibile non iscriversi al movimento, ma tale scelta provocava discriminazioni a scuola e sul lavoro. Altro elemento di emarginazione: i capelli lunghi e la passione per il rock.

HOTEL Erano un lusso semisconosciuto ai cittadini della Ddr, dal momento che i migliori alberghi della catena Inter Hotel Ddr  (oggi quasi tutti ristrutturati e controllati da grandi catene internazionali) erano riservati quasi esclusivamente alla clientela straniera, che pagava in valuta pregiata. Unica eccezione, i lavoratori in vacanza premio per meriti professionali. Per gli altri, restavano le pensioni gestite dal Servizio vacanze del sindacato.

IM È la sigla data ai «collaboratori non ufficiali», ovvero il gigantesco nucleo di informatori grazie ai quali la Stasi ha creato il sistema di controllo della popolazione più capillare probabilmente mai visto nella storia. Le stime parlano di un totale di 97 mila impiegati e 173 mila informatori su una popolazione di 17 milioni di abitanti. Ciò significa un rapporto di un funzionario della polizia segreta ogni 63 abitanti: nel Terzo Reich il rapporto era di un agente della Gestapo ogni 2000 persone, nell’Urss di Stalin di un agente del Kgb ogni 5.800 abitanti.

JEANS Furono a lungo un capo vietato, in quanto simbolo dell’imperialismo occidentale. Solo nel ’71, con l’avvento al potere di Erich Honecker, accompagnato da timide aperture verso giovani e artisti, nei negozi apparvero i primi jeans Usa: nei primi quattro giorni di commercializzazione ne furono vendute 120 mila paia. Costosissimi, erano un vero e proprio oggetto del desiderio per la gioventù tedesco-orientale. Furono anche messi in vendita jeans a cinque tasche «made in Ddr», simili ai modelli occidentali, ma di qualità assai più scadente.

KARL MARX Dalle banconote da 100 Ostmark alla toponomastica, era una presenza costante nella vita dei cittadini della Ddr. In suo onore erano state ribattezzate strade, università e pure una città: Karl-Marx-Stadt, oggi tornata al nome di Chemnitz.

LIPSI  Era la danza per i giovani ideata dalla propaganda di partito alla fine degli anni Cinquanta, in risposta ai lascivi e decadenti balli occidentali. I movimenti assomigliavano a quelli del rock’n’roll, ma senza scuotimenti del bacino, per limitarne la componente erotica. Tuttavia, nonostante gli sforzi della propaganda, il Lipsi non riuscì mai a conquistare il cuore dei giovani della Ddr. Alla fine, nel 1964, anche il leader supremo Walter Ulbricht si arrese e «concesse» ai giovani tedesco-orientali di ballare il twist.

QUALITÀ  A torto o ragione, le merci dell’Est erano considerate di qualità più scadente rispetto a quelle occidentali. Spesso la colpa era  di un packaging incolore, che penalizzava prodotti, come i würstel o i cetriolini ricordati in Goodbye Lenin!, in realtà più saporiti degli equivalenti occidentali.

RELIGIONE Sebbene lo stato socialista propugnasse l’ateismo, nella Ddr fu sempre possibile professare alquanto liberamente la propria fede. Il regime, comunque, guardò sempre con sospetto alle attività delle diverse Chiese, viste come centro di raccolta del dissenso (come in effetti fu negli anni Ottanta). Per controllarle, fu creato dal ’57 un Segretariato di stato per gli affari religiosi, mentre le parrocchie erano piene di agenti della Stasi.

TELEVISIONE In quasi tutta la Ddr erano visibili le trasmissioni della tv della Germania Ovest. A lungo, uno dei sistemi di controllo più efficaci è stato quello di verificare l’orientamento delle antenne televisive: quelle posizionate a Ovest indicavano la casa di un potenziale dissidente.

UNIVERSITÀ L’istruzione superiore era una delle priorità dello stato socialista: la Ddr contava sette università e una ventina di Hochschulen, tutte di ottimo livello. L’accesso a tali strutture, del tutto gratuite, era limitato. Favoriti gli appartenenti alla Libera gioventù tedesca. I maschi dovevano aver fatto il servizio militare.

Questa voce è stata pubblicata in CINEMA E SCUOLA 2015/2016. Contrassegna il permalink.

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