L’uomo che verrà

L’uomo che verrà

Un film di Giorgio Diritti. Durata 117 min. – Italia 2009 – Mikado

Alle pendici di Monte Sole, sui colli appenninici vicini a Bologna, la comunità agraria locale vede i propri territori occupati dalle truppe naziste e molti giovani decidono di organizzarsi in una brigata partigiana. Per una delle più giovani abitanti del luogo, la piccola Martina, tutte quelle continue fughe dai bombardamenti e quegli scontri a fuoco sulle vallate hanno poca importanza. Da quando ha visto morire il fratello neonato fra le sue braccia, Martina ha smesso di parlare e vive unicamente nell’attesa che arrivi un nuovo fratellino. Il concepimento avviene in una mattina di dicembre del 1943, esattamente nove mesi prima che le SS diano inizio al rastrellamento di tutti gli abitanti della zona.
L’eccidio di Marzabotto è uno di quegli episodi che premono sulla grandezza della Storia per stringerla dentro alla dimensione del dolore del singolo. Per raccontare quella strage degli ultimi giorni del nazifascismo nella quale vennero uccisi circa 770 paesani radunati nelle case, nei cimiteri e sui sagrati delle chiese, Giorgio Diritti si affida a un proposito simile a quello del suo precedente Il vento fa il suo giro : partire dalla lingua del dialetto per raccontare una comunità e dal linguaggio del cinema per costruire un messaggio sull’identità culturale. Rispetto al lungometraggio d’esordio, L’uomo che verrà si confronta direttamente con la memoria storica e tende a ricostruire la storia del massacro in modo strategico ma senza risultare affettato, puntando sul lato emozionale ma mai ricattatorio della messa in scena. Non più il punto di vista di uno straniero che tenta di confondersi e integrarsi con quello di una comunità ostile, ma quello di un piccolo membro di una collettività, Martina, che si congiunge e si scambia con quello di tutte le vittime della strage. Per rendere questa idea, Diritti riscopre la fluidità delle immagini e, lontano dal facile realismo delle immagini sgranate girate con macchina a mano, costruisce scene a volte statiche e a volte in movimento, inquadrature fisse e piani sequenza, ma sempre modulati in funzione dei movimenti e delle emozioni della comunità rurale. La funzione patemica si concede un solo, brevissimo ralenti durante la scena dell’esecuzione, e delega il suo lavoro a delle semi-soggettive a lunga e media distanza dall’evento. La “visione con” di queste inquadrature diviene “con-divisione” di punti di vista e di emozioni sulla tragedia: dietro a quelle nuche che affiorano dai margini delle inquadrature fino ad occludere la visibilità degli scontri, c’è il progetto di una personificazione dello sguardo nella strage, l’idea che dietro ad ognuna di quelle morti ingiustificabili ci sia sempre un corpo e un punto di vista. Sguardi nella tragedia che si fanno sguardi sulla tragedia, per il modo in cui questo visibile parziale richiede il nostro coinvolgimento ottico ed emotivo. La distanza che fin dall’inizio pone l’antico dialetto bolognese si annulla così grazie alle scelte di messe in scena di Diritti, che elabora un modo di vedere la guerra dove non c’è bisogno di suddivisioni manichee o di una crudeltà pittoresca per comprendere da che parte stare. Per capire che i “partigiani” di oggi sono quelli che sanno collocare il proprio sguardo sul passato in prospettiva di un futuro pacifico di condivisione che ci riguarda tutti.

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13 risposte a L’uomo che verrà

  1. jasmine ha detto:

    Questo film tocca nel profondo perchè mette in luce la realtà di quel periodo; la visione deve essere tarata su un pubblico che abbia almeno un’età dai 16 ai 18 anni. Quando siamo arrivati lì ho notato che c’era anche una terza media, ecco secondo me per quei ragazzi che hanno 14 anni è troppo crudo come film, perchè a seconda della sensibilità del ragazzo potrebbe essere troppo colpito da alcune scene violente e dure. Tutto sommato è un film davvero emozionante e molto ” crudo ” in certe scene, io mi sono immedesimata molto nella bambina e mi ha colpito molto la tenacia della protagonista anche a quell’età.

  2. Valentino ha detto:

    Il fim ha fatto riflettere sul tema della guerra, della fame, del dolore che ha provacato l’uomo tedesco in quegli anni compresi tra il ’43 e il ’45. Erano tempi duri, molto difficili, le persone erano povere e devote alla chiesa; nella chiesa vedevano la fede e la speranza di un mondo di pace, ma soprattutto un rifugio alla disperazione nei momenti di maggior pericolo. Avevano paura e odio nei confronti di quegli uomini, apparentemente come loro ma con una violenza e cattiveria che li distingueva. Temevano di non poter andare avanti perchè i tedeschi portavano via tutto quello che avevano, dal cibo agli animali, al vino e li lasciavano nell’indigenza. Temevano di non poter mantenere i figli senza viveri. Temevano di essere uccisi. Questa ripresa è stata molto “toccante” perchè a narrarla era una bambina, che riprende l’esempio della vita che i ragazzini dovevano subire a quel tempo. Io penso che se i giovani d’oggi guardassero il film e riflettessero, e immaginassero di essere al posto di quei bambini, quindi se si immedesimassero in questi, sentendo paure e dolore provato da loro, le cose potrebbero cambiare. Queste non sono cose fantastiche, frutto della fantasia dei registi; sono cose reali, che sono successe e che fanno riflettere e comprendere due dei veri principi della vita, pace e rispetto reciproco.

  3. Vania ha detto:

    Il film è stato molto pesante e triste, però mi ha fatto capire che valore aveva la famiglia in quel tempo…nel senso che in quell’epoca molti non avevano niente, l’ unica cosa che avevano era la famiglia, ho trovato tutti molto legati In sostanza, la famiglia era una fonte di stabilità sociale, il fulcro vitale della società stessa. Dove regnavano ordine e disciplina che in qualche modo assicuravano alla famiglia un forte senso di solidità. mi ha fatto riflettere su questo…poi mi ha resa più sensibile. Per tutto ciò mi è piaciuto molto e lo consiglierei alle persone per far riflettere sui tristi momenti della seconda guerra mondiale. Le riprese sono state molto belle e coinvolgenti.

  4. Davide ha detto:

    Il film affronta lo svolgersi degli eventi durante la seconda guerra mondiale attraverso gli occhi di una famiglia bolognese, in particolare concentrandosi sul punto di vista di una bambina che si trova a badare al fratello appena nato dopo che la sua famiglia è stata sterminata dai tedeschi, tedeschi che a volte possono sembrare quasi disinteressati nel far loro del male, ma che poi devasteranno senza pietà la vita di troppe persone che non avevano fatto nulla per meritarsi quello che hanno subito.
    La struttura con la quale il film descrive la situazione in quel perio è stato un ottimo modo per far filtrare tutti i disagi con i quali i contadini si sono dovuti scontrare e per far capire come era difficile combiare la situazione o cercare di fuggire.

  5. antonio ha detto:

    il film che abbiamo visto è un film molto particolare poichè racconta la vita di una famiglia contadina vista da una bambina diventata sordomuta dopo la morte di un fratellino da poco nato. Il film mostra la brutalità dei tedeschi ma a volte anche la loro umanità. L’utilizzo del dialetto emiliano è stato molto significativo perchè mi ha aiutato a immedesimarmi nella famiglia di contadini anche perchè per lingua tedesca non sono stati utilizzati i sottotitoli rendendo il tedesco non comprensibile come per gli italiani di allora. Il titolo “L’uomo che verrà” credo che sia stato scelto perchè il film si svolge durante la gravidanza con la nascita di un bambino appunto l’uomo che verrà.

  6. Sveva ha detto:

    Questo film è stato abbastanza commovente, mi è piaciuto il finale dove la bambina,dopo un lungo silenzio, ha iniziato a cantare la ninna nanna per il suo fratellino… è stato anche pesante, vedere tutta quella gente morire, senza pietà,soprattutto quando la bambina rimane da sola con il fratellino con tutta la famiglia ammazzata..i bambini non capiscono il perche di questa guerra e non fanno domande. La cosa che mi fa rabbrividire di piu è che tutte queste cose sono successe, e capisco che l’uomo può arrivare a punti estremi

  7. mirko valle ha detto:

    E’ stato un film davvero bello anche se,allo stesso tempo molto commovente per quanto riguarda la guerra in sè.La storia parla in particolare di una famiglia di contadini, inoltre tutti i dialoghi sono in dialetto bolognese con sottotitoli in italiano.è un film meraviglioso ambientato in epoca di guerra(2°guerra mondiale),con paesaggi stupendi del territorio bolognese.
    Tutti gli attori sono stati bravissimi a interpretare la loro parte in particolare i tedeschi.
    una delle frasi piu belle,si trova anche nell ultima scena del trailer ovvero:”Noi siamo quello che ci insegnano ad essere”citata da un soldato tedesco di alta importanza.
    Mi fa ricordare molto un altro film anch’ esso stupendo cioè “Sant’ Anna di Stazzema”.
    Anche qui la storia è molto simile a questa.
    Infatti in Italia si susseguirono una grande successione di stragi o decimazioni(rappresaglia) di civili e ribelli (partigiani) come citato prima quella a Sant’Anna avvenuta un mese dopo quella di Marzabotto nell’anno 1994.

  8. Michela ha detto:

    Questo film è molto forte,riesce a trasmettere allo spettatore senzazioni di sofferenza e commozione… le conversazioni in dialetto rendono il film molto più realistico e il fatto che le parole in tedesco non vengano tradotte fa capire come si sentivano loro,ovvero,impauriti nel sentirsi urlare addosso frasi di cui loro non capivano il senso. La scena finale è stata commovente,la bambina sopraffatta dal senso di responsabilità riesce a sbloccarsi e a cantare una ninna nanna al nuovo fratellino.

  9. Federico ha detto:

    Questo film è molto bello e commovente. Quello che mi ha colpito è che è basato su una storia accaduta realmente e mostra la ferocia con cui i soldati razziavano le case dei contadini, arrivando fino e uccidere persone che non c’entravano assolutamente nulla. Una parte che mi ha colpito molto è stata quando i tedeschi ammazzano la madre e la nonna di Martina davanti ai suoi occhi. Mi ha colpito molto anche il fatto che i partigiani opponevano una forte resistenza ai nazisti e fascisti, infatti, nel luogo, venivano visti come protettori della gente.

  10. Alessio ha detto:

    il film mi è piaciuto, era molto commovente soprattutto quando i due bambini sono rimasti soli a causa dei tedeschi che hanno ucciso tutti i famigliari in uno sterminio di massa.
    Era difficile capire cosa dicevano perchè gli attori parlavano in dialetto bolognese anche se c’erano i sottotitoli
    La parte piu bella è stata quando Martina salva il fratellino e lo porta al sicuro dai tedeschi in una grotta scavata dai partigiani.
    Mi ha colpito il punto in cui il tedesco salva la ragazza ferita perchè assomigliava a sua moglie e poi mentre la cura un bambino si mette a piangere e a gridare così il tedesco esce e gli spara così la donna con un punteruolo lo trafigge e dopo viene uccisa dalla guardia.
    Il scena finale più commovente è quando la Martina con il fratellino in braccio canta la canzoncina che le cantava sempre la mamma quando aveva paura.
    Mi ha rabbrividito il pezzo in cui il mercante malato sembra approfittare della bambina per i suoi scopi

  11. ylenia ha detto:

    Questo fim mi ha colpito molto, alcune scene erano pesanti, sopratutto viverle attraverso gli occhi di una bambina così piccola ma con una storia drammaticamente triste per la morte del suo primo fratellino.Questi poveri contadini che non avevano nulla, se non la forza di stare insieme. La parte più bella è stata quella finale.. quando Martina inizia a cantare con il fratellino appena nato tra le braccia, ti fa capire che con la nascita del fratello Martina dovrà prendersi la responsabilità di doverlo crescere e curare da sola, dovrà mettere da parte il dolore che prova per dare amore e felicità al suo fratellino. Il dialetto rendeva le scene più vere, quando parlavano i tedeschi i sottotitoli non c’erano, secondo me volevano farci immedesimare nei protagonisti che come noi non capivano la lingua. Mi ha colpito molto la scena nella stalla quando il nonno raccontava le storie ai bambini perchè a quel tempo non avevano televisione o altri modi di svago attuali, e riuscivano a passare il tempo con qualcosa di semplice.

  12. fabio ha detto:

    I partigiani nel territorio erano l’ elemento portante perchè provavano a proteggere anche se a volte non riuscivano, i partigiani in seguito si divisero in due gruppi, un gruppo decise di colpire e andare via mentre il resto era legato al territorio, per questo non se ne andava e cercava di difendere con tutte le proprie forze la terra a cui erano legati la gente scappava da Bologna per andare nelle provincie e stare un poco più sicuri, anche se molte volte non ne valeva la pena, ma l’ istinto di sopravvivenza probabilmente induce a provare…tempi bruttissimi per chi purtroppo l’ ha vissuto..

  13. Federico ha detto:

    Ho trovato questo film molto interessante. Ambientato in un paesino nei pressi di Bologna, che, assediato dai nazisti cerca di difendersi grazie anche all’auito dei partigiani. Il film viene recitato in dialetto e ciò lo rende molto coinvolgente ed interessante.

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