La soluzione finale: cenni storici

Nel 1933, Adolph Hitler divenne padrone della Germania e nonostante che i tedeschi, alla fine della I Guerra Mondiale, fossero stati ridotti sul lastrico dalle decisioni prese dai paesi vincitori nel trattato di Versailles, ritornò in loro una sorta di revanscismo.

L’avvento di Hitler e la presa di potere del partito nazista sostenuti dal popolo tedesco che troppo aveva patito dal 1919, determinò, nei paesi europei, una sorta di timore nei riguardi di questa “nuova” Germania che non li fece intervenire quando Hitler si impadronì di Danzica togliendola alla Polonia e annesse al proprio paese i Sudeti (dove la maggioranza della popolazione era di lingua tedesca) e l’Austria.

Nel 1938 a Monaco ci fu una conferenza internazionale dove vennero firmati patti in cui Hitler, su specifica richiesta di Francia e Inghilterra, annettendo alla Germania, il cosiddetto corridoio di Danzica, i Sudeti e l’Austria dichiarava che non avrebbe più invaso o annesso altri paesi. Specificatamente, anche se non ufficialmente, si parlava della Polonia.

Il 23 agosto 1939, la Germania firmava un accordo segreto con la Russia la cui base era l’invasione e la spartizione della Polonia.

Il 1° settembre 1939 l’esercito tedesco entrava nel territorio da ovest e il 17 settembre la Russia invadeva la Polonia da est. Nonostante la strenua difesa, l’esercito polacco fu costretto ad arrendersi e a Katyn veniva privato dei suoi ufficiali con un tremendo eccidio la cui responsabilità venne palleggiata, per anni, tra Germania e Russia. Il territorio polacco rimase suddiviso tra i due paesi fino a che, il 22 giugno 1941, Hitler ruppe l’accordo e invase la Polonia, in mano ai russi, costringendoli alla ritirata.

Fino a quel momento gli ebrei polacchi anche se in condizioni miserevoli erano in parte sopravvissuti; con l’arrivo dei tedeschi si applicò anche contro di loro la “soluzione finale” nazista che mirava alla scomparsa al popolo ebraico.

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