Il Ghetto di Lvov (1939-1943)

La città di Lvov (in polacco Lwow, in tedesco Lemberg) che oggi si trova in Ucraina fu parte dell’Impero Austroungarico sino al 1918. Dopo la fine della Prima Guerra Mondiale entrò a far parte della Polonia. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale contava 340.000 abitanti di cui ben 110.000 di fede ebraica. I sovietici entrarono nella città tre settimane dopo l’inizio della guerra. Nell’accordo tra nazisti e sovietici per la spartizione della Polonia infatti Lvov ricadeva nella sfera di influenza sovietica. I sovietici avviarono immediatamente una azione di immediata e brutale comunistizzazione della vita economica e sociale della città. Contemporaneamente affluivano in città più di 100.000 ebrei in fuga dalla Polonia occupata dalla Germania. I Sovietici reagirono a questa “invasione” espellendo un notevole numero di ebrei in Siberia. Quando, il 22 giugno 1941, i tedeschi attaccarono l’Unione Sovietica circa 10.000 ebrei fuggirono insieme con le truppe russe in ritirata. Il 30 giugno i tedeschi entravano in città. L’Einsatzgruppe C organizzò immediatamente un pogrom. Gli ebrei vennero accusati di aver collaborato con i russi nell’uccisione di alcuni prigionieri politici ucraini. Si realizzò una spaventosa caccia all’ebreo. Per quattro giorni gli ebrei vennero massacrati dagli ucraini e dai tedeschi, morirono 4.000 ebrei. Dopo che l’8 luglio venne imposto agli ebrei di portare un bracciale con la stella di David la situazione diventò ancora peggiore. Tra il 25 ed il 27 luglio 1941 scoppiò un secondo pogrom nel quale vennero uccisi altri 2.000 ebrei. Nell’agosto 1941 i tedeschi ordinarono la costituzione di uno Judenrat e la consegna di 20 milioni di rubli, una cifra enorme. Vennero presi ostaggi che furono uccisi perché il pagamento non fu puntuale. Per tutta l’estate del 1941 le proprietà ebraiche vennero saccheggiate e confiscate, le sinagoghe incendiate, i cimiteri distrutti. A settembre venne creata una polizia ebraica destinata ad eseguire gli ordini dei tedeschi. Il presidente dello Judenrat Joseph Parnes venne assassinato alla fine di ottobre perché si era rifiutato di collaborare alla evacuazione degli ebrei trasferiti nel campo di concentramento di Janowska. Al suo posto venne nominato Abraham Rotfeld. L’8 novembre 1941 venne istituito il ghetto e gli ebrei vennero spostati in quest’area entro il 15 dicembre successivo. Lo spostamento ebbe luogo tra inenarrabili violenze: 5.000 ebrei vecchi o malati vennero uccisi. Durante l’inverno i tedeschi organizzarono squadre di lavoro ebraiche che cominciarono ad essere inviate in campi di lavoro coatto. Nel febbraio 1942 il capo del ghetto Rotfeld morì e i tedeschi nominarono Henry Landsberg al suo posto. Nel marzo 1942 venne ordinato allo Judenrat di preparare una lista di ebrei da inviare all’est. Benché una delegazione di rabbini chiedesse che fosse rifiutata ogni forma di collaborazione Landsberg sostenne che se non si fosse collaborato i tedeschi avrebbero fatto da soli causando per di più altri lutti. Così vennero consegnati 15.000 ebrei che vennero immediatamente deportati verso il campo di concentramento di Belzec. Alcuni mesi dopo, con il pretesto di non avere permessi di lavoro, altri 8.000 ebrei vennero deportati nel campo di concentramento di Janowska dove vennero uccisi. Il 10 agosto 1942 venne lanciata una seconda Aktion di rastrellamento che proseguì sino al 23: altri 50.000 ebrei vennero inviati a Belzec. Nel settembre 1942 tutti gli ebrei vennero concentrati in un’area più piccola, Landsberg e altri impiegati dello Judenrat vennero impiccati. I tedeschi nominarono capo del ghetto Eduard Eberson. A novembre si svolse un’altra Aktion: circa 6.000 ebrei “inabili al lavoro” vennero inviati ai campi di sterminio. Nel gennaio del 1943 il ghetto venne ufficialmente trasformato in Julag (Judenlager, “campo di lavoro ebraico”) e altri 10.000 ebrei vennero uccisi perché privi di permessi di lavoro. Alla fine di gennaio venne sciolto lo Judenrat e numerosi componenti furono assassinati. Il 17 marzo altri 15.000 ebrei vennero uccisi sul posto e 8.000 inviati ad Auschwitz. Il 1° giugno 1943 i nazisti decisero di liquidare definitivamente il ghetto. Quando le SS e i collaborazionisti ucraini entrarono nel ghetto furono accolti dal lancio di bottiglie incendiarie. Nove tra ucraini e tedeschi vennero uccisi. I tedeschi reagirono incendiando uno ad uno i palazzi del ghetto. Nel corso dell’operazione vennero catturati 7.000 ebrei ed altri 3.000 furono uccisi sul posto. Il 2 giugno l’operazione era già terminata ed il ghetto era stato distrutto.

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