I colori della passione

http://youtu.be/KSZ662RqAIk

I colori della passione   di Lech Mjaewski, 2011, 97’

Uno degli artisti e cineasti più avventurosi e ispirati di oggi, il polacco Lech Majewski, invita lo spettatore a vivere dentro all’epico capolavoro del maestro fiammingo Pieter Bruegel, “La salita al Calvario” (1564): la tela riproduce la Passione di Cristo ambientando la scena nelle Fiandre del XVI secolo sconvolte dalla brutale occupazione spagnola. Il protagonista della narrazione è il pittore stesso che trae ispirazione dalla vita quotidiana delle campagne, prendendo  come modelli  i contadini, le donne e i bambini di un villaggio. Nel film assistiamo alle fasi della creazione del quadro, che sarà al tempo stesso un grande esempio di pittura sacra e un’allegoria delle sofferenze di un popolo.

 

http://www.youtube.com/watch?v=2AWs0PrlHMw&feature=em-share_video_user

Seraphine  di Martin  Prevost  2008 125 min

Senlis, Piccardia, 1914. Séraphine Louis è un’umile governante che di giorno lavora come donna delle pulizie e lavandaia a cottimo e di notte dipinge fra le mura di un piccolo appartamento. Séraphine non ha alcuna conoscenza delle tecniche pittoriche. La sua arte trae forza dalla fede religiosa e dalla contemplazione delle forme della natura. Un giorno, presso la casa nella quale presta servizio, viene ad alloggiare il celebre critico d’arte tedesco Wilhelm Uhde, fra i più importanti collezionisti e mecenati delle esposizioni parigine. Uhde, dopo aver scoperto per caso uno dei quadri della domestica, rimane impressionato dai colori e dalla grande vitalità della sua arte e decide di coltivarne il talento.
Séraphine de Senlis è probabilmente la sola reale esponente dell’art naïf. L’unica la cui condizione sociale e psicologica abbia realmente determinato la creazione di un’arte ingenua, genuina, popolare sia nei motivi decorativi che nelle tecniche di composizione, ispirata unicamente da momenti di estasi per la natura ed esperienze sinestetiche. Per raccontarne la biografia come una storia tragica di redenzione popolare, Séraphine si divide in due parti, perfettamente simmetriche: prima e dopo la Prima guerra mondiale, prima e dopo la presa di coscienza da parte di Séraphine del proprio talento. Questa suddivisione è ulteriormente accentuata non solo dalla sua precisa collocazione mediana, ma anche da delle continue dissolvenze al nero che danno un ritmo sequenziale al racconto e che costituiscono un percorso sincopato, dalla vocazione artistica fino all’aggravarsi delle condizioni mentali, all’interno del quale i dettagli della vita di Séraphine finiscono per avere molta più importanza del quadro d’insieme.
Nonostante il critico Uhde affermi di preferire la definizione di “primitivi moderni” a quella di “pittori naïf”, Martin Provost mette in risalto entrambi gli aspetti della sua eroina. La continua ricerca di un contatto primigenio con la natura, gli alberi, le piante e l’acqua, le geniali capacità di misturare le tinte, l’uso violento e impetuoso dei colori, ne farebbero una grande pittrice primitiva, mentre la vocazione religiosa ai limiti della follia, il piacere per i vini robusti e la vanità latente, ne espongono tutta l’ingenuità. Se tali contrasti risultano sfumati è solo grazie a Yolande Moreau, in grado di muoversi in modo straordinario fra grazia e rozzezza, mostrando un catalogo di espressioni sottilmente bizzarre, goffe, deliranti, tenere, folli, umili, frivole. Nel suo volto e nei suoi occhi, Séraphine de Senlis non diviene né un genio incompreso, né una sciocca fortunata, ma una comune invasata con il dono eccezionale di far sgorgare luci e colori su di una grande tela.

Pollock

di Ed Harris 2000   122 min

L’artista alcolizzato che non riesce ad avere il giusto riconoscimento per la sua opera è già di per sé un cliché cinematografico perfetto. È indubbio però che ciò che ha raggiunto Ed Harris dirigendo e interpretando questo film è l’attenzione dello spettatore, e sicuramente molti di quelli che lo hanno visto hanno voluto saperne di più su Jackson Pollock, uno dei più grandi artisti del ventesimo secolo. Ogni singolo gesto che compiva sulla tela aveva sempre un significato per lui e per chi ha la sensibilità di trovarlo. La storia narrata nel film, il rapporto con Lee Krasner, è fedele alla realtà. Il fatto che si stimolavano a vicenda creativamente è forse meno chiaro nel film e l’influenza di Lee è stata fondamentale per Jackson. L’attrice Marcia Gay Harden ha vinto il premio Oscar per il ruolo.  ( Tiziano Sossi)

I quadri non sono inquadrature, nonostante la radice comune delle parole, e la storia dei pittori, artefici di immagini è per il cinema un problema mai risolto. La biografia dell’artista tormentato e torturato e i processi creativi si presentano come una tela bianca sulla quale per un cineasta è difficile rappresentare materiali, immaginare simmetrie, impastare i colori. Uno dei migliori attori americani, Ed Harris, per dieci anni ha fatto congetture sul soggetto del suo film d’esordio come regista: Jackson Pollock, un maestro dell’astrattismo. » ( Enrico Magrelli Film TV)

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