IMPRESSIONI SUL FILM “WELCOME” da parte degli studenti della Scuola Media “Guidobono”

Classe 2°G

“Welcome è un bel film, una toccante storia d’integrazione che emoziona e commuove. Il film parla di Bilal, immigrato curdo diretto in Inghilterra dalla sua amata, e di Simon, triste ed indifferente maestro di nuoto alle soglie di un doloroso divorzio. I due incrociano le proprie strade nel nome dell’amore, nel disperato bisogno di dare un significato alle proprie vite. “Vuole attraversare la Manica per rivederla ed io non sono riuscito nemmeno ad attraversare la strada per fermarti”. Credo che questa frase possa dirsi il fulcro di tutto il film. Inoltre, se si pensa al titolo, ci rendiamo conto che non tutti “sanno dire welcome” agli immigrati e ai clandestini. A differenza di molti film, questo è carico di verità. Lascia proprio il segno ed è difficile dimenticarsene.

Mi è piaciuto moltissimo, anche se alla fine ci sono rimasta un po’ male. E’ raro infatti vedere un film che non abbia un lieto fine e Welcome è uno di questi. Bilal (che è,  secondo me, il personaggio principale) alla fine muore, e non riesce ad arrivare dalla sua amata Mina. E’ un film commovente e non c’è  da vergognarsi se a un certo punto si piange. Anche se stavo per farlo, mi sono trattenuta, ricacciando indietro le lacrime.

Probabilmente all’uscita del film molte persone hanno cambiato idea sui clandestini e sugli immigrati, ma un film non basta ad eliminare la cattiveria presente in tutta la gente sulla faccia della Terra.

“Welcome” è un film che consiglio vivamente a tutte le persone. Chissà , magari, un giorno nel mondo regnerà la pace e non ci saranno distinzioni!

“… il film non mi è piaciuto molto perchè è finito male; infatti avrei voluto che Bilal riuscisse ad arrivare da Mina e la sposasse. La scena che mi ha colpito di più è stata quella dove Bilal e gli altri  immigrati, quando si trovavano nel camion per arrivare in Inghilterra, dovevano respirare in un sacchetto per non essere scoperti dai poliziotti della dogana perchè usavano uno strano congegno che esaminava l’aria per sapere se c’era qualcuno all’interno…”

(Nicolò Bozzano)

“…secondo me fa molto riflettere sia la volontà del ragazzo che lo spinge fino alla morte sia le regole francesi severissime sull’immigrazione…”

(Nicolò Cardente)

“… il resto in generale è stato quasi una tragedia soprattutto la fine perchè Mina è costretta a sposarsi e Bilal muore annegato per riuscire a scappare dalla guardia costiera inglese che lo avrebbe riportato in Francia…”

(Nicole Celano)

“Questo film mi ha colpito molto perchè manda messaggi molto significativi ed è molto profondo; infatti, mentre lo vedevo, alla fine mi è scesa una lacrima perchè ho capito che sono cose che succedono veramente e sono difficili da accettare. Probabilmente il film sarebbe stato più bello e felice se Bilal fosse riuscito ad attraversare la Manica, arrivare a Londra e sposare Mina. A me sarebbe piaciuto molto, però non avrebbe trasmesso le stesse emozioni e sarebbe stata una storia come tutte le altre con un finale felice ma poco realistico… La domanda che mi sono posta è: Simon e la ex-moglie saranno tornati insieme? Io spero di sì perchè entrambi soffrivano all’idea di separarsi. Questo film mi ha fatto capire che sono molto fortunata ad avere tutto quello che ho e che ci sono persone che vorrebbero avere gli stessi problemi che ho io, che a me sembrano enormi”

(Marta Dogliotti)

“…le mie riflessioni su questo film sono: 1) forse  avrebbe dovuto essere  meno drammatico… la sua morte è proprio una delusione 2) gli spettatori , credo, avessero voluto un lieto fine, che Bilal possa rincontrare la sua Mina e possa sposarla… Però capisco che questo film voglia mostrare che al giorno d’oggi ci sono ancora tracce di razzismo; impressionante è quando due ragazzi curdi non possono entrare a comprare nel supermercato perchè vietato dalle leggi francesi…”

(Eleonora Magnatta)

“Welcome è uno di quei pochi film che ti segna e ti insegna, perchè ti lascia dentro un profondo dolore e sdegno. Racconta con molta immediatezza l’incontro tra due persone diverse, Bilal e Simon, rispettivamente un ragazzo

curdo di diciassette anni e un istruttore di nuoto francese di mezz’età. Entrambi non riescono a rassegnarsi per le ingiustizie e non riescono ad ac cettare il fallimento; entrambi lottano con tutti i mezzi per sollevare il loro amore. Ho detto che il film è molto triste; arriva al tragico epilogo però ci insegna a capire che un immigrato non deve essere una persona da sfrutare o da espellere, ma una persona a cui deve essere concessa una vera possibilità di integrazione.

La storia di Bilal mette in evidenza che la sopraffazione e l’ingiustizia sono uguali in tutti i paesi del mondo, così come in Francia dove viene messo in risalto l’intolleranza di tutta una comunità verso una minoranza etnica e  sociale. Il mondo è troppo spesso assurdo, i destini di molti sono troppo spesso assurdi e segnati, ma il giovane curdo, in cerca di una patria e del suo amore più grande, diventa un simbolo, un annuncio; è la possibilità di ogni essere umano di poter ancora ritrovare se stesso e gli altri”

(Sara Miai)

“… ho sperato fino alla fine che Bilal ce la facesse, ma non è stato così. Hanno scelto proprio il finale più triste che però sicuramente sarà quello che si avvicina di più alla realtà…”

(Maeva Nesti)

“…il film è molto triste ma ti fa riflettere: parla infatti del razzismo e ciò si può vedere in molte scene. Per esempio quando devono passare in un camion con un sacchetto in testa per andare in Inghilterra; quando due ragazzi di colore vengono respinti in un supermercato; quando il vicino di casa del maestro di nuoto lo denuncia per aver ospitato due clandestini. Il film è molto triste; infatti il protagonista cerca di attraversare il Canale della Manica a nuoto per andare a sposare la fidanzata, ma durante la traversata muore.”

(Niccolò Senesi)

“… mi ha colpito soprattutto il fatto che il protagonista fa tutto quello che ha fatto non solo per avere un futuro migliore e per sfuggire alla guerra ma anche per raggiungere la ragazza che ama. Nonostante avesse 17 anni, egli aveva le idee chiare e ciò mi ha colpito fortemente visto che oggi è molto difficile che si trovino ragazzi così, decisi a seguire i propri sogni, a raggiungere i loro obiettivi anche a costo della propria vita. Alcune scene mostrano come gli stranieri sono decisi ad arrivare nel luogo dove sono diretti : la loro forza di volontà è ammirabile. Anche alcuni cittadini che li vogliono aiutare sono apprezzabili (la gente che organizza una mensa per i poveri, l’istruttore di nuoto che ospita in casa sua i due curdi…”

(Daniel Shurday)

Bilal è un ragazzo curdo che immigrato clandestinamente in Europa ha deciso di raggiungere  la sua ragazza che si è trasferita con la famiglia in Inghilterra. Nonostante i rischi e le difficoltà  Bilal non desiste dal suo intento e approda in Francia. Qui il suo ottimismo e la speranza però si infrangono inesorabilmente con le dure leggi francesi in materia di immigrazione clandestina e nell’impossibilità fisica di attraversare l’ultimo ostacolo che lo divide dal suo obiettivo. La Manica, insidioso tratto di mare che diventa per il ragazzo l’ennesimo problema con cui confrontarsi. Bilal trasforma l’ostacolo in una sfida, attraversare il canale a nuoto, ma dovrà allenarsi in una piscina di Calais con Simon, un istruttore di nuoto distrutto da un matrimonio fallito. Ma  oltre ad essere un allenatore diventerà per il ragazzo un amico, quasi un padre.”

(Melanie Torres)

Questa voce è stata pubblicata in CINEMA E SCUOLA 2015/2016. Contrassegna il permalink.

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