Il progetto cinemascuola

Scuola Secondaria di Primo Grado

La proposta è articolata :

1-una lezione sul linguaggio filmico attraverso un breve excursus sulla storia del codice cinematografico con l’apporto della visione di stralci esemplari tratti da film appartenenti alla storia del cinema oppure, in base alle tematiche scelte, una lezione introduttiva per guidare la visione sui temi e linguaggi specifici dei film appartenenti alle aree qui sotto specificate.

-la visione di due film appartenenti alle diverse aree tematiche.

2-tre film tra quelli suggeriti

Costi

La quota di partecipazione rimane invariata rispetto allo scorso anno.

1 -10.00€ a ragazzo complessivo di lezione e due film

2 – 3.50€ a proiezione

Per ragione di gestione dei costi è richiesta l’adesione di 3 classi a proiezione.

Aree tematiche:

Le aree sotto indicate sono rivolte alle classi seconde e terze mentre per le classi prime è stata pensata un’area a loro dedicata.

  • Storie dall’ “altro” mondo
  • Adolescenza: costruire l’identità
  • Ambiente e territorio
  • La storia siamo noi
  • Fil in lingua originale – francese

Storie dall’ “altro” mondo

Il confine rappresenta la barriera che separa i territori fisici ma anche le sfere personali e culturali, limiti che impediscono all’uomo di conoscersi e comunicare. Superarli significa sperimentare l’altro da sé, andare incontro a ciò che è ignoto e distante dalla nostra esperienza.

Il cinema è capace di esprimere queste differenze non solo attraverso il racconto di storie e leggende di altri paesi ma anche da come, con quale linguaggio vengono raccontate. Confrontare diversi modi di raccontare suggerisce diverse percezioni, tempi, luoghi e sentimenti degli “altri” lontani da noi, per scoprire ciò che più ci accomuna.

 

-Il cane giallo della mongolia; Byambasuren Davaa, Germania, 2005, durata: 93 min.

Byambasuren Davaa torna alla regia di un’altra vicenda toccante, raccontata con taglio documentaristico. Nansa è la figlia maggiore di una famiglia nomade della Mongolia. Un giorno trova un cagnolino e decide di tenerlo, contro il volere del padre. Quando giunge il momento di trasferirsi, l’animale diventa un impaccio, e il padre vorrebbe che Nansa se ne liberasse. Ma il cane riuscirà a conquistarsi l’affetto di tutti, con un vero atto di eroismo.

 

- La storia del cammello che piange; Byambasuren Davaa, Germania, 2005, durata: 87 min.

Candidato al Premio Oscar per il miglior documentario 2005 il fil racconta la nascita dei cammelli è un momento molto importante per una piccola comunità della Mongolia del sud. Uno degli ultimi nati viene rifiutato dalla madre che non lo allatta. Qualsiasi tentativo di convincerla risulterà inutile fino a quando due bambini non andranno a chiamare un musicista nella lontana città capoluogo.

Ricco di intensa poesia il documentario è di quelli che purificano il nostro sguardo occidentale corrotto da ritmi accelerati ed effetti speciali. Senza nulla togliere al piacere di seguire una storia.

 

- Offside; Jafar Panahi; Iran, 2006, durata: 93 min.

Nel giorno della partita di qualificazione per i Mondiali di calcio fra Iran e Bahrain, una ragazza cerca di mimetizzarsi in mezzo a un pullman di tifosi per riuscire ad entrare allo stadio, dove le iraniane non sono ammesse per questioni di buoncostume. Dopo aver acquistato a caro prezzo un biglietto da

un bagarino, la ragazza osserva le varie strategie adottate dalle tante altre donne presenti per riuscire a eludere la sicurezza. Solo che, una volta varcati i cancelli, viene presa dal panico e riconosciuta dai militari che la conducono in una zona di detenzione situata nell’ultimo anello dello stadio, dove anche altre ragazze smascherate sono in attesa di essere prelevate dalla polizia.

Panahi abbandona l’ottica del pedinamento errante affinché siano più le sorti della partita a muoversi attorno al suo gruppo di giovani attrici-tifose, anziché il contrario. Il fuori gioco, quindi, oltre ad essere allegoria del carattere marginale della donna all’interno della società, diviene anche il campo dove Panahi vuole giocare la sua vera partita: quella fra condizione dettata (la sceneggiatura del film) e movimento dell’incertezza (il risultato della partita).

 

Adolescenza: costruire l’identità

Il cinema offre spunti di riflessione utili ai ragazzi e agli adulti per comprendere il periodo dell’adolescenza, momento dell’esistenza caratterizzato dalla formazione del sé, da riti di passaggio sempre più complessi e sempre meno definiti dalla comunità nella quale si vive quanto più da modelli, più imposti che suggeriti, da una società globalizzata.

-Il ragazzo con la bicicletta; Jean-Pierre Dardenne, Belgio, Francia, Italia, 2011, durata 87 min

Cyril ha dodici anni, una bicicletta e un padre insensibile che non lo vuole più. ‘Parcheggiato’ in un centro di accoglienza per l’infanzia e affidato alle cure dei suoi assistenti, Cyril non ci sta e ostinato ingaggia una battaglia personale contro il mondo e contro quel genitore immaturo che ha provato ‘a darlo via’ insieme alla sua bicicletta. Durante l’ennesima fuga incontra e ‘sceglie’ per sé Samantha, una parrucchiera dolce e sensibile che accetta di occuparsi di lui nel fine settimana. La convivenza non sarà facile, Cyril fa a botte con i coetanei, si fa reclutare da un bullo del quartiere, finisce nei guai con la legge e ferisce nel cuore e al braccio Samantha. Ma in sella alla bicicletta e a colpi di pedali Cyril (ri)troverà la strada di casa.

-Un mondo migliore; Susanne Bier; Danimarca, Svezia; 2010; durata 113 min.

In un mondo migliore esplora la nascita delle reazioni violente nei figli adolescenti – afferma la Bier – e le difficoltà negli adulti che, con l’esempio personale, tentano di indicare la strada del comportamento civile, arrivando a porgere l’altra guancia. Il film si chiede se la nostra cultura avanzata sia il modello per un mondo migliore o se piuttosto il caos sia in agguato sotto la superficie della civilizzazione.

Il dramma viaggi veloce e s’insinua nella bellezza del paesaggio rurale danese e negli orrori del campo profughi africano. La tesi della Bier va oltre le aree geografiche più o meno evolute, le dinamiche che spingono alla violenza sono molto più simili di quanto si creda.

 

-L’anno in cui i miei genitori andarono in vacanza; Cao Hamburger, Brasile, 2006, durata:104 min

Lungi dal voler essere un semplice film di formazione in cui si mostra il passaggio del protagonista dall’infanzia alla sfera adulta, la vicenda tratta un tema impegnativo e importante come quello dell’esilio. Ognuno dei protagonisti si scontra con questa realtà sia letteralmente che metaforicamente. I genitori del protagonista sono costretti a lasciare il proprio figlio in quanto attivisti politici. Mauro non riesce a gustare fino in fondo le bellezze dell’infanzia in quanto perennemente in bilico tra il mondo reale e quello sognato.

Con un tono tipico della commedia, il piccolo protagonista sembra ricoprire il ruolo di regista. Grazie al suo sguardo curioso e alla vivace voce (è anche il narratore della storia) diveniamo quasi complici della sua capacità di adattamento a un mondo per lui ignoto e ostile.

 

Ambiente e territorio

Il cinema offre, anche in questo campo, spunti di riflessione e di approfondimento su tematiche ambientali di principale interesse, quali la rivalutazione del territorio e delle sue risorse e la denuncia dell’intervento sconsiderato  da parte dell’uomo guidato dalla sola logica del mercato e del consumo.

- L’albero degli zoccoli; Ermanno Olmi, Italia, 1978, durata: 170 min.

1897-98 nelle campagne della Bassa bergamasca: la vicenda corale di alcune famiglie contadine che lavorano la terra a mezzadria tra duri sacrifici, ma con grande dignità. Solenne e sereno, grave e pur lieve come le musiche di Bach che l’accompagnano, è il più grande film italiano degli anni ’70, e l’unico, forse, in cui si ritrovano i grandi temi virgiliani: labor, pietas, fatum. Gli sono stati rimproverati una rappresentazione idealizzata, troppo lirica, del mondo contadino, la cancellazione della lotta di classe, la rarefazione spiritualistica del contesto sociale. È indubbio che al versante in ombra del mondo contadino Olmi ha fatto soltanto qualche accenno, e in cadenze bonarie, ma anche in quest’occultamento è stato fedele a sé stesso e alla sua pietas.

-Terra Madre; Ermanno Olmi, Italia, 2009, durata: 78 min.

Un documentario di denuncia che ci racconta degli ultimi tre convegni di Terra Madre a Torino. Denuncia contro le sopraffazioni che anche in questo campo non si scontrano con i rigori della legge perché è il Dio Mercato che detta le non regole del liberismo più sfrenato. Ma non è solo questo. Grazie anche alla collaborazione con Piavoli e Zaccaro Olmi porta sullo schermo un atto di amore profondo che passa dall’elegia sulla vita a contatto con la Natura alla rispettosa e quasi invidiosa riflessione sulla vita di un uomo che ha avuto il coraggio di abbandonare la civiltà dei consumi per scegliere di vivere in un modo radicalmente diverso.

-Il vento fa il suo giro; Giorgio Diritti, Italia, 2007, durata: 110 min.

Girato interamente nelle valli occitane del Piemonte, un ex professore decide di trasferirsi con tutta la sua famiglia – una moglie e tre figli – in un paesino di poche anime, sulle montagne, per poter vivere

secondo natura. Nella diffidenza generale, Philippe e sua moglie vivono di pastorizia, cercando di raggiungere quel difficile equilibrio con le cose del mondo e con gli anziani abitanti del posto.

 

La storia siamo noi

Il cinema, in questo caso, offre la possibilità di umanizzare la storia, di avvicinarla all’uomo estrapolandola dai libri di testo. Non grandi eroi ma persone comuni che hanno compiuto le loro scelte in un contesto storico nel quale bisognava prendere posizione.

-L’uomo che verrà; Giorgo Diritti, Italia, 2009, durata: 117 min.

Alle pendici di Monte Sole, sui colli appenninici vicini a Bologna, la comunità agraria locale vede i propri territori occupati dalle truppe naziste e molti giovani decidono di organizzarsi in una brigata partigiana. Per una delle più giovani abitanti del luogo, la piccola Martina, tutte quelle continue fughe dai bombardamenti e quegli scontri a fuoco sulle vallate hanno poca importanza. Da quando ha visto morire il fratello neonato fra le sue braccia, Martina ha smesso di parlare e vive unicamente nell’attesa che arrivi un nuovo fratellino. Non più il punto di vista di uno straniero che tenta di

confondersi e integrarsi con quello di una comunità ostile, ma quello di un piccolo membro di una collettività, Martina, che si congiunge e si scambia con quello di tutte le vittime della strage.

- Il discorso del Re; Tom Hooper; Gran Bretagna, Australia; 2010; durata: 111 min

Dopo la morte di suo Padre Giorgio V e la scandalosa abdicazione del Re Eduardo VIII, Bertie, che soffre da tutta la vita di una forma debilitante di balbuzie, viene improvvisamente incoronato Re Giorgio VII di Inghilterrra. Con il suo paese sull’orlo della guerra e disperatamente bisognoso di un

leader, sua moglie Elisabetta, lsa futura Regina Madre, organizza al marito un incontro con l’eccentrico logopedista Lione Logue. Il film racconta la vicenda di questo Monarca Reale impegnato nell’ardua ricerca della sua voce.

 

- Vento di Primavera; Rose Bosch; Francia, Germania, Ungheria; 2010; durata: 115 min.

Joseph ha 11 anni. E’ una mattina di giugno , deve andare a scuola, porta cucita sul petto una stella gialla. Tra benevolenza e disprezzo impara insieme ai suoi compagni ebrei e alle loro famiglie a vivere in una Parigi occupata, sulla collina di Montmartre, dove hanno trovato rifugio. Almeno così credono. Dal Vèlodrome d’Hiver, dove vengono ammassati 13.000 ebrei, al campo di Beaune-La-Roche, da Vichy alla terrazza del Berghof, vento di Primavera segue i destini incrociati di vittime e carnefici: Di coloro che hanno orchestrato. Di coloro che hanno avuto fiducia. Di coloro che si sono opposti. Tutti i personaggi sono realmente esistiti e tutti gli avvenimenti sono realmente accaduti in quell’estate del 1942.

Film in lingua originale

Il NuuovoFilmstudio quest’anno propone la visione di alcuni film in lingua originale sottotitolati in italiano.

Lingua francese

 

-Persepolis; Marjane Satrapi, Francia, Usa, 2007, animazione, durata. 104 min.

Teheran, 1978: Marjane, otto anni, sogna di essere un profeta che salverà il mondo. Educata da genitori molto moderni e particolarmente legata a sua nonna, segue con trepidazione gli avvenimenti che porteranno alla Rivoluzione e provocheranno la caduta dello Scià. Marjane Satrapi è riuscita a trasformare i quattro volumi di fumetti in cui raccontava, con dolore e ironia, la propria crescita

come donna in un Iran in repentina trasformazione e in un’Europa incapace di accogliere veramente il diverso, in un lungometraggio di animazione di qualità.

- Tutti per uno; Romain Goupil, Francia, 2010, durata: 90 min.

Nel 2067, Milana ricorda il periodo della sua prima infanzia, quando passava i pomeriggi coi compagni della scuola elementare a creare un piccolo commercio di dvd pirata e a rubare liquirizie dai negozi. In quegli anni, le nuove politiche d’immigrazione francesi causano l’espulsione di molti clandestini e lei, nata in Cecenia e arrivata a Parigi a tre anni senza documenti, rischia di dover abbandonare presto i suoi amichetti. Ma quando i bambini si rendono conto della situazione, si organizzano per tutelare la loro amica. In modo particolare Blaise, il giovanissimo leader della piccola banda, si impegna dapprima facendo in modo che la famiglia accolga Milana in casa sua, e poi organizzando una vera sparizione di grande richiamo per i media.

Nel cercare di plasmare un nuovo modello per le battaglie sociali, Goupil tende spesso a diluire il suo discorso civile dentro a una parabola sulla genuinità e la forza immaginativa dell’infanzia perduta.

Se, così facendo, si fa più flebile il messaggio politico, è vero anche che il film si carica di un sentimento poetico e melanconico tenero e suadente.

 

-Les coristes; Christophe Barratier, Francia, Svizzera, Germania, 2004,  durat: 95 min.

Francia, 1949. Un compositore fallito, interpretato da Gerard Juniot con la sensibilità misurata di un grande e dignitoso perdente, viene assunto come sorvegliante in un istituto di rieducazione per minori ma, alla severità del cinico direttore, contrappone la dolcezza delle sue lezioni di musica.

Il film fa emergere il legame fra il professore e i suoi allievi: nelle lezioni di armonia musicale e umana, nell’insegnamento del rispetto, nella capacità di ascoltare canto e cuore dei bambini difficili.

-Il piccolo Nicolas e i suoi genitori; Laurent Tirard, Francia, 2009, durata: 91 min.

Amato in famiglia, benvoluto dai propri compagni di scuola, il piccolo Nicolas vive una vita felice. Ma un giorno una conversazione tra i suoi genitori, lo induce a pensare che sia in arrivo un altro fratellino e il timore di seguire le sorti di Pollicino, di essere abbandonato nel mezzo di un bosco, lo assale… Il segreto della pellicola consiste nel raccontare un universo filtrato dalla sensibilità e dalla fervida immaginazione infantile di uno scolaro e dei propri compagni.

 

Classi prime – Scuola Secondaria di Primo Grado

 

Rassegna Hayao Miyazaki

Il NuovoFilmstudio propone alle classi prime una rassegna sul regista Hayao Miyazaki, padre del cinema di animazione giapponese, inventore tra gli altri di Lupin, Conan, Anna dai capelli rossi; i film proposti permettono di addentrarsi all’interno degli universi narrativi dell’autore, al suo un immaginario ricco di elementi della tradizione nipponica e scintoista.

Attraverso vividi colori, l’autore dipinge cieli immensi, profondità marine e infiniti spazi verdi capaci di provocare con la successione di tonalità ora più dolci e morbide, ora più gravi e buie, l’alternanza di emozioni di benessere e paura.

I protagonisti di Miyazaki sono tutti bambini e ragazzini che rappresentano l’innocenza in contrapposizione alla violenza dell’adulto, il quale giunge alla natura e prova a comprenderla, proprio attraverso la figura del bambino mediatore.

I suoi personaggi parlano attraverso azioni, simbologie di matrice spirituale (alberi e fiumi che, rifacendosi alla tradizione dell’animismo scintoista, diventano gli spiriti della natura e, trasversalmente, coscienza mediatrice tra gli esseri umani e la Terra). Ed è questa natura, tanto cara a Miyazaki, a fare da perno alla sua poetica insieme all’amore. Una natura che sa essere selvaggia e crudele tanto più selvaggio e crudele è l’uomo con essa.

-La città incantata; Giappone, 2001, durata: 125 min

Vincitore dell ‘Orso d’oro a Berlino 2002, uno dei film più interessanti della cinematografia nipponica recente ha dovuto attendere la conquista dell’Oscar per il miglior film d’animazione per poter accedere ai nostri schermi. Meglio tardi che mai.

La decenne Chihiro cambia casa con la famiglia. Dopo aver attraversato un tunnel si trova in un mondo inaccessibile normalmente agli umani. E’ abitato da dei minori e da strani esseri. La bambina può rimanere solo se ubbidirà alla strega Yubaba e rinuncerà al proprio nome. Nel frattempo i suoi genitori sono stati trasformati in maiali e lei dovrà darsi da fare per salvarli.

 

-Il castello Errante di Howl; Giappone, 2004, durata: 119 min.

Tra realtà dell’immagine e metafore, il film si dipana lentamente, offrendo la abituale ma sempre fenomenale panoramica sui paesaggi e personaggi da sogno (il film realizzato in maniera tradizionale è visivamente impressionante), nei quali la fantasia di Miyazaki e di Joe Hisashi, autore della colonna sonora, si sbizzarriscono raggiungendo vette se possibile ancora più elevate che nel premiato Spirited Away (La città incantata). Attuale e concettualmente scevro da contaminazioni ideologiche di qualsivoglia natura, Howl,riesce ad essere pellicola antimilitarista, raffinato melò sentimentale, grande spettacolo di intrattenimento per tutti ed, in ultimo, saggio ammonimento sull’importanza delle relazioni interpersonali tra gli esseri umani.

 

-Porco Rosso; Giappone, 1992, durata. 94 min.

Italia, periodo tra le due guerre mondiali. Un misterioso pilota di aerei dalle sembianze di maiale, detto Porco Rosso, è il terrore dei pirati del Mare Adriatico, almeno finché questi non si affidano all’americano Curtis, avventuriero spavaldo che sfida Porco Rosso a duello.

Il film è la perfetta cartina di tornasole per cogliere alcuni temi portanti della poetica di Miyazaki. Sotto le vesti del divertissement, infatti, ecco spuntare il lato più politico e libertario del regista nipponico, incarnato nell’anarchico escapismo di Porco Rosso, eroe senza tetto né legge, solitario come un ronin errante, che rifiuta ogni forma di omologazione. Su tutte quella fascista del regime che avanza, infestando la (sua) bella Italia (“meglio porco che fascista” è una delle frasi-cardine del film) e fagocitandone le diversità.

-Arriety; Hiromasa Yonebayashi, sceneggiato da Miyazaki, Giappone, 2010, durata: 94 min.

Sotto il pavimento di una grande casa nella campagna di Tokyo, vive la quattordicenne Arrietty con la madre e il padre. Sono una famiglia di “rubacchiotti”, alti dieci centimetri, che prendono in prestito dagli umani tutto ciò che serve loro per sopravvivere ma in piccolissime quantità, in modo che nessuno se ne accorga e possa scoprire la loro esistenza. Arrietty, però, in una delle sue incursioni nel giardino della casa viene vista da Sho, un ragazzino umano di 12 anni che soggiorna lì, presso la zia, in attesa di una rischiosa operazione al cuore. Nonostante la cosa scateni il terrore nei genitori, che si preparano immediatamente a traslocare, Arrietty capisce di potersi fidare di Sho e tra i due nasce una breve ma importante amicizia.

I film da noi proposti sono suscettibili di cambiamento e di ulteriori ricerche e proposte, con l’intento di venire incontro alle specifiche richieste degli insegnanti.

Per avere la disponibilità di tempo necessaria al dibattito conclusivo e all’introduzione la durata dell’incontro sarà suscettibile di variazioni a seconda della durata della proiezione.

Questa proposta nel suo complesso intende anche fornire ai ragazzi gli strumenti per formulare

testi di critica cinematografica che saranno pubblicati in internet sul blog con l’aiuto e la consulenza di un operatore.

 

Per informazioni e prenotazioni:

Giovanna Allegra:  cell:3335722244

email to:            info@nuovofilmstudio.it

sito web:            www.nuovofilmstudio.it

Indirizzo sala cinematografica:

Nuovofilmstudio, piazza Diaz 46r, Savona

 

24 risposte a Il progetto cinemascuola

  1. Giovanna scrive:

    stiamo aspettando i ragazzi….Forza ragazzi

  2. patrizia briano scrive:

    bel lavoro…bravi!
    sto elaborando un percorso didattico che ben s’inserisca nella proposta.
    martedì inizio con la classe prima… vi saprò dire!

  3. Renato scrive:

    Anche oggi un’ottantina di ragazzi, attenti, interessati e partecipativi.
    Ciò ci aiuta a portare avanti questo impegno con soddisfazione e sempre maggiore attenzione.
    Forza Ragazzi

  4. claudia scrive:

    io sono venuta oggi al filmstudio a vedere con la mia classe la 2 L il film “stella” mi è piaciuto molto nonostante le parolacce che diciamo abitualmente noi ragazzi comunque mi è piaciuto anche se la storia era un pò intima e secondo me più adatto alle femmine e non hai maschi perchè alcuni della mia classe hanno trovato noioso questo film e non adatti a loro

  5. Certamina scrive:

    Film interessante: ho apprezzato l’uso della musica nelle varie situazioni della vita, siano queste tristi gyui o piacevoli, malgrado io non sia un fan di Ligabue. Degna di nota anche la presenza della ragazza di origine albanese dal cuore italiano, che ha portato alla luce le sue esperienze nel merito di varie questioni del paese. Non ho trovato coerente la presenza del calciatore in questo film.

  6. Vittoria, Claudia e Christian scrive:

    Abbiamo assistito alla proiezione del film “Niente paura” il giorno 21 Marzo 2011 e riteniamo che tale film meriti l’attenzione di tutti in quanto interessante e di grande impatto grazie anche alla partecipazione del cantautore Luciano Ligabue che ha arricchito la proiezione con le sue canzoni sempre coinvolgenti.
    Le emozioni trasmesse dai personaggi, che raccontavano la loro storia in prima persona, ci ha travolti inducendoci a riflettere anche per ciò che concerne la società attuale.
    La Costituzione ha rappresentato lo sfondo del film e dovrebbe essere considerato come il punto di partenza dell’umanità.

    Liceo Scientifico “O. Grassi” – 3°E

  7. Irene, Sara e Lisa scrive:

    In occasione della giornata della Memoria delle vittime della mafia siamo andate a vedere il film-documentario “Niente paura” di Ligabue diretto da Piergiorgio Gay.
    A prescindere dal fatto che Ligabue possa piacere o meno, il film è stato interessante in quanto racconta alcuni aspetti della nostra storia italiana, che pensiamo siano obbligatori sapere ma i quali spesso sono sconosciuti alla nostra generazione.
    Gli argomenti trattati erano tanti ma molte scene non sono state riassunte banalmente o in modo scontato come spesso capita nei film che trattano dei problemi che ci riguardano.
    L’idea di Ligabue di fare questo film ha aiutato nella divulgazione tra i giovani essendo lui molto popolare tra questi.
    Forse l’unico aspetto discutibile è stata la netta presa di posizione rispetto alcuni temi.
    I personaggi intervistati rispecchiavano diversi ambiti di vita, idee, nazionalità, tra questi abbiamo visto: disabili, calciatori, uomini dello spettacolo, scrittori e anche gente comune.

    Liceo scientifico “O. Grassi” 3^e Savona

  8. Questo film è stato molto interessante soprattutto per l’utilizzo delle canzoni di Ligabue, che aiutano a rendere ancora più chiaro il messaggio complessivo del film, quello di non perdere la speranza e non smettere di sognare… quello che ci deve far riflettere è il fatto che per comprendere questo messaggio dobbiamo seguire le parole e la musica di un cantante e non maturare noi stessi questa consapevolezza….allora sorge una domanda: siamo davvero così impigriti noi giovani come in molti pensano oppure abbiamo semplicemente paura di esprimere le nostre opinioni e cercare di cambiare questa Italia che non va??

  9. sacchi di melma scrive:

    “Niente Paura”. Tutti, in tempo di crisi, sia essa personale, sociale o economica, abbiamo sperato di sentircelo dire. Come tutte le frasi, tuttavia, assume una diversa colorazione se a pronunciarla è la voce un po’ ruvida, graffiata e sicuramente non intonata di uno dei cantanti più famosi d’Italia. Magicamente le parole che erano state ignorate dalla gente, quella che è convinta che “i politici si faccian solo i fatti loro”, assumono un valore nuovo, inaspettatamente autorevole. Nel documentario di Piergiorgio Gay, presentato fuori concorso alla Mostra del cinema di Venezia lo scorso 5 settembre, viene riportata senza mezzi termini la domanda. “Ma non è assurdo che sia un cantante a dirci che non dobbiamo aver paura?”.

    Mentre guardavo il film, un documentario che raccoglie le testimonianze di innumerevoli volti noti e diversi sconosciuti, di ogni età ma di un simile stampo, la domanda ha contagiato anche me. Sì, lo è, mi sono risposta. E’ assurdo che serva un lavoro di questo tipo per spiegare ad una generazione, la mia, eventi come la strage di Bologna del 1980, l’importanza di un testamento biologico, chi fossero Falcone e Borsellino. E’ assurdo che non si conosca la costituzione ma si sappiano a memoria i vincitori delle ultime sei edizioni di “Amici”, è drammaticamente, dolorosamente reale che non esista un senso di appartenenza all’Italia. Mondiali esclusi, ovviamente.

    Mentre le interviste di Margherita Hack si mescolavano a quelle di Paolo Rossi, passando per Don Ciotti e Umberto Veronesi, fino ad arrivare a Javier Zanetti e alle voci di ragazzi della mia età, ho avuto tuttavia la sensazione che l’obiettivo del regista fosse stato perfettamente centrato. Cullata dalle canzoni del Liga, tutte uguali tra loro ma con spunti di riflessione a volte inaspettati, ho capito che la musica pop, che così si chiama perché è popolare, aveva saputo trasformarsi in un potentissimo mezzo di comunicazione, capace di arrivare alle orecchie di quello che Paolo Rossi ha definito “pubblico”, nel vago tentativo di trasmettere un messaggio. Di farlo ritornare “popolo”.

    “Niente paura” sembra quindi la risposta a tutto quel che si vede nel documentario. Ai dubbi sul futuro, alla presenza della mafia, alla sensazione di malessere e di sconforto che assale chi è giovane tanto quanto chi è in crisi. Indipendentemente dai gusti musicali, una valida indagine storica sull’Italia degli ultimi trent’anni, comprensibile e adatta soprattutto ai più giovani, a cui il messaggio principale è diretto. Niente paura.

  10. Innamourati scrive:

    Noi alunni della 3°E il giorno 21 marzo 2011 abbiamo avuto la possibilità di vedere durante l’orario scolastico il film “ Niente paura” , che ci ha spiegato varie realtà del nostro paese, unendo la lettura della nostra Costituzione alla riflessione su alcune importanti tematiche attuali,rifacendosi anche ai fatti del dopoguerra. Compaiono alcuni personaggi illustri come Margherita Hack, Umberto Veronesi, il capitano dell’Inter, Javier Zanetti…. Nel film, vengono letti e analizzati i Principi Fondamentali e, riflettendo anche sulla situazione contemporanea, ci si può accorgere quanto la nostra nazione si sia allontanata da queste importanti norme legislative, che pur essendo state scritte oltre 50 anni fa, risultano sempre attuali e mai banali, proprio come era nell’intento di coloro che le hanno redatte.
    Il film, oltre ad essere di buona fattura a livello cinematografico, si fa portatore di un grande messaggio per il nostro paese: “Niente Paura”. Oggi la paura caratterizza la vita di tutti noi e del nostro paese: la paura della crisi e riguardo alle difficoltà governative, la paura della disoccupazione e della pedofilia, la paura degli immigrati e della mafia. E’ strano come debba essere un cantante a doverci rassicurare, a doverci confortare, a tentare di farci ricordare che la paura è solo un aspetto della nostra vita, che però possiamo combattere e vincere tutti insieme, come nazione, come popolo.

  11. Innamourati scrive:

    Noi alunni della 3°E il giorno 21 marzo 2011 abbiamo avuto la possibilità di vedere durante l’orario scolastico il film “ Niente paura” , che ci ha spiegato varie realtà del nostro paese, unendo la lettura della nostra Costituzione alla riflessione su alcune importanti tematiche attuali,riprendendo anche qualche riferimento ai fatti del dopoguerra. Nel film compaiono alcuni personaggi illustri come Margherita Hack, Umberto Veronesi, il capitano dell’Inter, Javier Zanetti…. Nel film, vengono letti e analizzati i Principi Fondamentali e, riflettendo anche sulla situazione contemporanea, ci si può accorgere quanto la nostra nazione si sia allontanata da queste importanti norme legislative, che pur essendo state scritte oltre 50 anni fa, risultano sempre attuali e mai banali, proprio come era nell’intento di coloro che le hanno redatte.
    Il film, oltre ad essere di buona fattura a livello cinematografico, si fa portatore di un grande messaggio per il nostro paese: “Niente Paura”. Oggi la paura caratterizza la vita di tutti noi e del nostro paese: la paura della crisi e riguardo alle difficoltà governative, la paura della disoccupazione e della pedofilia, la paura degli immigrati e della mafia. E’ strano come debba essere un cantante a doverci rassicurare, a doverci confortare, a tentare di farci ricordare che la paura è solo un aspetto della nostra vita, che però possiamo combattere e vincere tutti insieme, come nazione, come popolo.

  12. sacchi di melma scrive:

    non siamo d accordo con repetto che fa parte degli innamourati !!!

  13. laura scrive:

    Mi chiamo Laura e sono una studentessa del liceo scientifico Orazio Grassi. Personalmente ho trovato questo film molto coinvolgente e interessante in tutte le sue parti: in primo luogo sono stata molto colpita dai commenti che facevano i ragazzi riguardo la vita e i diversi punti di vista, ovviamente. La ragazza di origine albanese, per esempio, si è dimostrata molto interessata al nostro Paese nonostante non vi appartenga completamente. Direi che nonostante la sua semplicità è stata capace di attirare in modo particolare la mia attenzione perché noi italiani tendiamo a giudicare in modo affrettato e spesso superficiale gli stranieri quando molto spesso sarebbero da ammirare; abbiamo la tendenza a giudicarli nell’insieme e non nei singoli.
    Ligabue si è confermato una persona intelligente e profonda, grazie alle sue canzoni, sempre con argomento centrale diverso, noi possiamo comprendere come vada a trattare ogni campo in modo approfondito e accurato senza tralasciare nulla. Ha dimostrato di credere veramente in quello che scrive e che canta e con questo film vuole dare una speranza a tanti ragazzi che, attraversando una fase insicura della loro vita, cercano qualche punto fermo per poi comportarsi di conseguenza. Penso che nelle sue canzoni ci siano lezioni di vita non indifferenti sia per adulti sia per ragazzi: non nega la presenza di ostacoli, ma non ci deve essere la consapevolezza che chi si arrende di fronte a questi ha già perso e per questo bisogna lottare, sempre e comunque.

  14. Giulia e Chiara scrive:

    Ciao a tutti siamo due alunne del liceo scientifico Orazio Grassi. Il giorno 21 marzo 2011 la nostra classe insieme ad altre sezioni dell’istituto ha partecipato alla visione del film: NIENTE PAURA. Abbiamo trovato questa sorta di documentario molto interessante ed educativo. Ci siamo trovate d’accordo con il parere di molti personaggi. Pensiamo che questo film sia da consigliare a molte scuole perché è un modo per fare riflettere i ragazzi e per interessarli riguardo i vari argomenti trattati. è stata un’ esprienza formativa per pensare al nostro futuro senza avere paura di esprimere la nostra opinione con il timore di sbagliare. Inoltre la partecipazione di Luciano Ligabue e le sue splendide canzoni ci hanno coinvolto ancora di più.

  15. Alberto Maria Fontana scrive:

    Difficile recensire “Niente Paura” in modo appropriato, la sua articolazione, la sua ricchezza di informazioni e di personaggi non permette la solita recensione alla Morandini , che in poche e sintetiche righe tratta tutte le possibili interpretazioni del film
    Di conseguenza mi limiterò a esprimere le mie principali impressioni , le quali non sono state tutte positive . Ho infatti trovato molto negativa la presenza del cantante il quale , avendo promosso e prodotto parte del documentario e avendovici inserito anche spezzoni di alcuni suoi concerti , non mirava a creare un “film progresso” ma piuttosto a pubblicizzare se stesso e la sua musica (oggi oggetto di critica e di dibattiti da parte di coloro che preferiscono il classic rock )
    Tali apparizioni creano infatti suggestione nei fans più accaniti , mentre non suscitano alcuna emozione in coloro che poco ascoltano la musica del cantate. Si deve inoltre precisare il fatto che le sue riflessioni (soprattutto quelle in cui legge alcuni articoli della nostra costituzione) non appaiano così convinte e veritiere come egli , con sforzo incommensurabile , tenta di far apparire .
    Errore più evidente e poi il marcato orientamento politico del film : infatti , rimanendo piuttosto neutrale nella prima parte , sfoggia la sua completa indole sinistroide quando condanna la soppressione alla rivolta oltremodo violenta avvenuta a Genova nel 2001.
    Ad ogni modo consiglio la visione di Niente Paura sicché apre gli occhi di fronte alla società moderna ipocrita, venduta e areligiosa che non ha più un ideale , una morale o una convinzione politica .

    AlbertoM.Fontana
    Liceo Scientifico Statale Orazio Grassi classe 3E

  16. Certamina scrive:

    Risulta ardua l’impresa di riassumere il contenuto di un film come niente paura, in quanto esso tratta diversi aspetti dell’età contemporanea: è una critica lla crisi attuale, a situazioni risolvibili solo RAGIONANDO, cosa che spesso si cerca di evitare, perchè è difficile, perchè alla gente piace subire passivamente i fatti che accadono: ma il mondo non è di pochi ed è questo probabilmente il messaggio che i personaggi del film e lo stesso Ligabue vogliono comunicarci. L’impegno collettivo e la presa di coscienza di una situazione difficile sono i mezzi essenziali per vivere in una società finalmente giusta, lontana da politici corrotti, ostilità verso persone “diverse” e menefreghismo. Anche la musica può aiutarci a realizzare questo tipo di obbiettivo, perchè ogni uomo necessita di qualcosa in cui credere. Ed è probabilmente questo il motivo principale del successo del cantante protagonista, che sa esprimere sensazioni e situazioni ampiamente condivise dai suoi fan. Talvolta succede persino che alcune persone interpretino i suoi brani diversamente da come egli stesso intendeva, come afferma lo stesso autore, appunto perchè, come precedentemente detto, ogni uomo ha bisogno di credere per vivere.

  17. martina rosso scrive:

    Ciao a tutti, mi chiamo Martina e sono una studentessa del liceo scientifico Orazio Grassi. Lunedì 21 marzo abbiamo assistito alla proiezione del film “Niente paura” commentato dal mitico Ligabue, che ha saputo rendere un documentario,solitamente mal visto dai ragazzi della mia età, interessante e soprattutto più accessibile e vicino ai giovani.
    Personalmente ho trovato la visione suggestiva,controcorrente, in grado di far riflettere e catturare l’attenzione di un pubblico di studenti,cosa decisamente non facile. Il documentario puntando su interviste e riflessioni di giovani e non, accompagnate dalle canzoni sempre ricercate e mai scontate del cantante ha saputo trattare un argomento forse ultimamente un po’ troppo trascurato, che al contrario dovrebbe essere pane quotidiano in un paese formalmente laico come l’Italia : la Costituzione. Questa ,che nell’immaginario collettivo incarna la Giustizia,funge da filo conduttore nell’intero documentario, che però tratta anche di questioni più scottanti come ad esempio l’integrazione dei disabili nella società, il problema della mafia,dell’immigrazione e il G8.
    Il documentario sicuramente non mi ha lasciata indifferente ma al contrario è stato un valido impulso che mi ha portata a riflettere sull’effettiva posizione che noi giovani occupiamo in questa società sempre più corrotta e mal governata. Forse ci stiamo facendo scivolare addosso tutto il marcio e la violenza che sta caratterizzando l’Italia, vivendo con un po’ troppo ottimismo e fiducia nel prossimo? O forse la nostra è semplicemente una “consapevole rassegnazione”?
    …Forse il problema principale è semplicemente l’accanito individualismo che,al giorno d’oggi, caratterizza la maggior parte di noi. Consiglio a tutti la visione di “Niente paura” e non solo per la partecipazione di Ligabue .

  18. francesca scrive:

    Ciao a tutti!!!  …mi chiamo Francesca e frequento il terzo anno al Liceo Scientifico Orazio Grassi di Savona.Insieme con la mia classe il 21 Marzo siamo venuti a vedere “Niente paura”.Film interessante e nello stesso tempo molto toccante;centrale la figura di Ligabue,che come nelle sue canzoni,ha sempre questa innata capacità di arrivare al cuore dei suoi ascoltatori e di suscitare grandi emozioni.
    Penso che per ogni ragazzo le parole di Liga diano un senso di speranza,voglia di andare avanti nonostante gli ostacoli che la vita porrà davanti al cammino di ognuno .Ma lui ci dice:”NIENTE PAURA”!!Questa è la frase culmine di tutto il film….Ligabue si riferisce in particolare a noi giovani,a noi futuri cittadini di un domani che dobbiamo costruire giorno dopo giorno,passo dopo passo,senza avere la paura di metterci in gioco o di lottare per i nostri sogni .Sono convinta che le sue canzoni sono e saranno ancora per lungo tempo importanti lezioni di vita non solo per i giovani ma per TUTTI!!

  19. Alice scrive:

    Il giorno 21 marzo, la classe 3E si è recata presso il film studio per assistere alla proiezione del film “Niente Paura”. Ho trovato il film-documentario molto interessante in quanto sebbene trattasse anche di questioni di grande spessore e che raramente interessano un pubblico così giovane, ha colto la mia attenzione trattando gli argomenti con una semplicità ed immediatezza da rendere l’ascolto piacevole e per nulla noioso. La partecipazione di Luciano Ligabue e di molti personaggi famosi ha sicuramente contribuito all’efficacia del film. Con le sue canzoni, Ligabue è un punto di riferimento per molti giovani che trovano nei suoi testi spunti per riflessioni e molti insegnamenti di vita. Questa esperienza mi ha arricchito molto, spronandomi ad approfondire argomenti dei quali prima sapevo poco o niente e invitandomi ad avere una propria idea, non condizionata dai pareri altrui.

  20. sacchi di melma scrive:

    nn trovo coerente l intervento di alberto briano

  21. andrea farina3l scrive:

    Questo film rispetto agli altri è meno entusiasmante, da parte nostra, a causa della lentezza dello svolgimento del film.
    Guardando l’aspetto positivo esso da un’idea che subisce un grande cambiamento, stimolato da due fattori principali: l’intervento di una amica e della forza di volontà.
    2L Pertini Lavagnola.

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