Cinema per le scuole. Il blog.

Questo blog è uno strumento didattico legato al progetto che il Nuovofilmstudio ha proposto alle scuole medie e superiori della provincia di Savona nell’anno scolastico 2010/11.

Questo spazio è dedicato agli studenti che partecipano alle attività scolastiche da noi proposte e desidera essere il luogo dove ognuno di loro può esprimere le proprie impressioni e scrivere le recensioni dei film visti insieme.

L’intento è di stimolare il confronto, lo scambio di impressioni sui contenuti e sul linguaggio cinematografico e di offrire gli strumenti per una visione critica attraverso uno strumento multimediale, quello del blog, che permette un dialogo diretto, l’accesso a diverse fonti, contributi, spunti che possono arricchire le riflessioni sul cinema e sul suo linguaggio come arte, racconto, e punto di vista  sulla società.

Inoltre il blog agevola la comunicazione diretta  tra il Nuovofilmstudio, i ragazzi e le insegnanti, attraverso la pubblicazione  delle schede attinenti alle pellicole proiettate e alle lezioni.

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Progetto scuole 2011/2012

Scuola Secondaria di Secondo Grado

 

La proposta è articolata :

1-una lezione sul linguaggio filmico attraverso un breve excursus sulla storia del codice cinematografico con l’apporto della visione di stralci esemplari tratti da film appartenenti alla storia del cinema oppure, in base alle tematiche scelte, una lezione introduttiva per guidare la visione sui temi e linguaggi specifici dei film appartenenti alle aree qui sotto specificate.

-la visione di due film appartenenti alle diverse aree tematiche.

2-tre film tra quelli suggeriti

 

Costi

La quota di partecipazione rimane invariata rispetto allo scorso anno.

1 -10.00€ a ragazzo complessivo di lezione e due film

2 – 3.50€ a proiezione

 

Per ragione di gestione dei costi è richiesta l’adesione di 3 classi a proiezione.

 

Aree tematiche:

Le aree sotto indicate sono rivolte alle classi seconde e terze mentre per le classi prime è stata pensata un’area a loro dedicata.

 

  • Storie dall’ “altro” mondo
  • Storie di confine
  • Adolescenza: costruire l’identità
  • Ambiente e territorio
  • La storia siamo noi
  • Film in lingua originale – francese

 

Storie dall’ “altro” mondo

Il cinema è sguardo sul mondo, è racconto per immagini, suoni e parole; con questa area tematica vogliamo proporre racconti di paesi lontani, con echi leggendari e paesaggi lunari, dall’altro storie di uomini donne e animali raccontati da sguardi stranieri di registi provenienti da altre culture che trovano diverse articolazioni di questo linguaggio universale, suggerendo diversi modi di raccontare diverse percezioni, tempi, luoghi e sentimenti degli “altri” lontani da noi.

 

-Il cane giallo della mongolia; Byambasuren Davaa, Germania, 2005, durata: 93 min.

Byambasuren Davaa torna alla regia di un’altra vicenda toccante, raccontata con taglio documentaristico. Nansa è la figlia maggiore di una famiglia nomade della Mongolia. Un giorno trova un cagnolino e decide di tenerlo, contro il volere del padre. Quando giunge il momento di trasferirsi, l’animale diventa un impaccio, e il padre vorrebbe che Nansa se ne liberasse. Ma il cane riuscirà a conquistarsi l’affetto di tutti, con un vero atto di eroismo.

 

- La storia del cammello che piange; Byambasuren Davaa, Germania, 2005, durata: 87 min.

Candidato al Premio Oscar per il miglior documentario 2005 il fil racconta la nascita dei cammelli è un momento molto importante per una piccola comunità della Mongolia del sud. Uno degli ultimi nati

viene rifiutato dalla madre che non lo allatta. Qualsiasi tentativo di convincerla risulterà inutile fino a quando due bambini non andranno a chiamare un musicista nella lontana città capoluogo.

Ricco di intensa poesia il documentario è di quelli che purificano il nostro sguardo occidentale corrotto da ritmi accelerati ed effetti speciali. Senza nulla togliere al piacere di seguire una storia.

 

- Offside; Jafar Panahi; Iran, 2006, durata: 93 min.

Nel giorno della partita di qualificazione per i Mondiali di calcio fra Iran e Bahrain, una ragazza cerca di mimetizzarsi in mezzo a un pullman di tifosi per riuscire ad entrare allo stadio, dove le iraniane non sono ammesse per questioni di buoncostume. Dopo aver acquistato a caro prezzo un biglietto da

un bagarino, la ragazza osserva le varie strategie adottate dalle tante altre donne presenti per riuscire a eludere la sicurezza. Solo che, una volta varcati i cancelli, viene presa dal panico e riconosciuta dai militari che la conducono in una zona di detenzione situata nell’ultimo anello dello stadio, dove anche altre ragazze smascherate sono in attesa di essere prelevate dalla polizia.

Panahi abbandona l’ottica del pedinamento errante affinché siano più le sorti della partita a muoversi attorno al suo gruppo di giovani attrici-tifose, anziché il contrario. Il fuori gioco, quindi, oltre ad essere allegoria del carattere marginale della donna all’interno della società, diviene anche il campo dove Panahi vuole giocare la sua vera partita: quella fra condizione dettata (la sceneggiatura del film) e movimento dell’incertezza (il risultato della partita).

Storie di confine

Mai come oggi il confine rappresenta la barriera che separa i territori fisici ma anche le sfere personali e culturali, limiti che impediscono all’uomo di conoscersi e comunicare. Superarli significa sperimentare l’altro da sé, andare incontro a ciò che è ignoto e distante dalla nostra esperienza.

I films proposti in questa area tematica sono riflessioni sul mondo odierno sull’impossibilità e le difficoltà per alcuni esseri umani di poter valicare confini imposti da un mondo diviso tra poveri e ricchi, tra stati e culture non sempre pronti ad accogliere l’altro diverso da se. Un mondo globalizzato dove individui in cerca di un futuro ed in fuga dalla guerra si scontrano con l’impossibilità di realizzarsi, dove la libertà di movimento e di viaggiare non è per tutti.

In occasione della visione di questi films saranno invitati a raccontare la loro esperienza di vita alcuni profughi scappati dalla Libia ed in attesa di asilo politico.

 

- Il villaggio di cartone; Ermanno Olmi; Italia; 2011; durata: 87 min.

Una chiesa. Un parroco. Un’impresa di traslochi. La chiesa non serve più e viene svuotata di tutti gli arredi sacri, ivi compreso il grande crocifisso sopra l’altare. Restano solo le panche in uno spazio vuoto. Il vecchio prete sembra non sapersi rassegnare a questa sorte mentre il sacrestano ne prende atto. Ma, di lì a poco, un folto gruppo di clandestini in cerca di rifugio entra nella chiesa e, con panche e cartoni, vi installa un piccolo villaggio. Il sacerdote vede la sua chiesa riprendere vita ma dall’esterno gli uomini della Legge si fanno minacciosi.

«La libertà si paga con la solitudine». Lo sottolinea Ernanno Olmi presentando a Roma il suo film Il villaggio di cartone, passato fuori concorso all’ultimo Festival di Venezia e in uscita nelle sale il 7 ottobre con 01 Distribution. Un film claustrofobico, poetico, emozionante, dall’impianto volutamente teatrale, che utilizza i simboli della religione cattolica per parlare di diversità e solidarietà, di classi disagiate, delle varie “chiese” che ci condizionano la vita.

-Welcome; Philippe Lioret; Francia; 2009; durata: 110 min.

Bilal, giovane curdo, ha lasciato il suo paese alla volta di Calais, dove sogna e spera di imbarcarsi per l’Inghilterra. Dall’altra parte della Manica lo attende un’adolescente che il padre ha promesso in sposa a un ricco cugino. Fallito il tentativo di salire clandestinamente su un traghetto, Bilal è deciso ad attraversare la Manica a nuoto. Recatosi presso una piscina comunale incontra Simon, un istruttore di nuoto di mezza età, colpito dall’ostinazione e dal sentimento del ragazzo, Simon lo allenerà e lo incoraggerà a non cedere mai ai marosi della vita.

Nella livida immobilità di fondo entrano in contatto e dialogano un uomo e un ragazzo, suggerendo un movimento paterno dell’uno verso l’altro e diminuendo “a bracciate” le distanze tra le parti. Il punto di incontro tra Simon e Bilal è rappresentato dall’acqua, elemento primitivo che innesca autentiche dinamiche relazionali e allo stesso tempo attende e accoglie la risoluzione del dramma. Il giovane curdo, in cerca di una patria e di un amore, è per il francese l’annuncio di una possibilità, la possibilità di ogni essere umano di ritrovare se stesso e l’altro.

 

-Terraferma; Emanuele Crialese; Italia, Francia; 2011; durata: 88 min.

In un’isola del Mare Nostrum, Filippo, un ventenne orfano di padre, vive con la madre Giulietta e il Nonno Ernesto, un vecchio e irriducibile pescatore che pratica la legge del mare. Durante una battuta di pesca, Filippo ed Ernesto salvano dall’annegamento una donna incinta e il suo bambino di pochi anni. In barba alla burocrazia e alla finanza, decidono di prendersi cura di loro, almeno fino a quando non avranno la forza di provvedere da soli al loro destino. Diviso tra la gestione di viziati vacanzieri e l’indigenza di una donna in fuga dalla guerra, Filippo cerca il suo centro e una terra finalmente ferma.

 

Nel rigore della forma e dell’esecuzione, Crialese traduce in termini cinematografici le ferite dell’immigrazione e delle politiche migratorie. Dentro i formati allungati e orizzontali, in cui si colloca il suo mare silenzioso, Terraferma trova la capacità poetica di rispondere alle grandi domande sul mondo. Un mondo occupato interamente dal cielo e dal mare, sfidato dal giovane Filippo per conquistare identità e ‘cittadinanza’.

Adolescenza: costruire l’identità

Il cinema offre spunti di riflessione utili ai ragazzi e agli adulti per comprendere il periodo dell’adolescenza, momento dell’esistenza caratterizzato dalla formazione del sé, da riti di passaggio sempre più complessi e sempre meno definiti dalla comunità nella quale si vive quanto più da modelli, più imposti che suggeriti, da una società globalizzata.

 

-Il ragazzo con la bicicletta; Jean-Pierre Dardenne, Belgio, Francia, Italia, 2011, durata 87 min

Cyril ha dodici anni, una bicicletta e un padre insensibile che non lo vuole più. ‘Parcheggiato’ in un centro di accoglienza per l’infanzia e affidato alle cure dei suoi assistenti, Cyril non ci sta e ostinato ingaggia una battaglia personale contro il mondo e contro quel genitore immaturo che ha provato ‘a darlo via’ insieme alla sua bicicletta. Durante l’ennesima fuga incontra e ‘sceglie’ per sé Samantha, una parrucchiera dolce e sensibile che accetta di occuparsi di lui nel fine settimana. La convivenza non sarà facile, Cyril fa a botte con i coetanei, si fa reclutare da un bullo del quartiere, finisce nei guai con la legge e ferisce nel cuore e al braccio Samantha. Ma in sella alla bicicletta e a colpi di pedali Cyril (ri)troverà la strada di casa.

 

-Un mondo migliore; Susanne Bier; Danimarca, Svezia; 2010; durata 113 min.

In un mondo migliore esplora la nascita delle reazioni violente nei figli adolescenti – afferma la Bier – e le difficoltà negli adulti che, con l’esempio personale, tentano di indicare la strada del comportamento civile, arrivando a porgere l’altra guancia. Il film si chiede se la nostra cultura avanzata sia il modello per un mondo migliore o se piuttosto il caos sia in agguato sotto la superficie della civilizzazione.

Il dramma viaggia veloce e s’insinua nella bellezza del paesaggio rurale danese e negli orrori del campo profughi africano. La tesi della Bier va oltre le aree geografiche più o meno evolute, le dinamiche che spingono alla violenza sono molto più simili di quanto si creda.

 

-This is England; Shane Meadows; Gran Bretagna; 2006; durata 101 min.

1983. L’Inghilterra è agitata dalla missione voluta dal primo ministro Margaret Thatcher per la riconquista delle isole Falkland, invase da un contingente militare argentino. L’azione è costata la vita al padre di Shaun, un ragazzino dodicenne che ora vive con la madre in una cittadina britannica del nord. Senza una figura paterna, colmo di rabbia e solitudine, Shaun viene spesso preso di mira dai compagni di scuola e sfuggito dagli adulti. Durante le vacanze estive il ragazzino incontra però un gruppo di giovanissimi skinhead, molto coeso nonostante sia formato da ragazzi e ragazze appartenenti a diverse sottoculture, coi quali riesce finalmente a stringere amicizia. Fino a quando non arriva Combo a rompere gli equilibri, un ex carcerato “convertito al nuovo corso del movimento”, violento, razzista e nazionalista…

-Corpo celeste; Alice Rohrwacher; Italia; 2011, durata 98 min.

Marta ha 13 anni ed è tornata a vivere alla periferia di Reggio Calabria (dove è nata) dopo aver trascorso 10 anni in Svizzera. Con lei ci sono la madre e la sorella maggiore che la sopporta a fatica. La ragazzina ha l’età giusta per accedere al sacramento della Cresima e inizia a frequentare il catechismo. Si ritrova così in una realtà ecclesiale contaminata dai modelli consumistici, attraversata da un’ignoranza pervasiva e guidata da un parroco più interessato alla politica e a fare carriera che alla fede.

Tra balletti di bambine ispirati alla peggiore tv, frasi del catechismo deprivate di qualsiasi senso grazie a una catechista incolta ma volonterosa e vescovi e loro segretari dal volto grifagno o dallo sguardo raggelante, Marta va verso la Cresima attraversando dei gironi spiritualmente infernali. Un appiglio affinché una sua possibile fede possa non essere totalmente dissolta nell’acido muriatico di un’insipienza eretta a sistema potrebbe venirle da un anziano e isolato sacerdote che le fa conoscere la ‘follia’ di Cristo.

Questa visione sarà introdotta e discussa  dalla regista presente in sala.

 

Ambiente e territorio

Il cinema offre, anche in questo campo, spunti di riflessione e di approfondimento su tematiche ambientali di principale interesse, quali la rivalutazione del territorio e delle sue risorse e la denuncia dell’intervento sconsiderato  da parte dell’uomo guidato dalla sola logica del mercato e del consumo.

 

- L’albero degli zoccoli; Ermanno Olmi, Italia, 1978, durata: 170 min.

1897-98 nelle campagne della Bassa bergamasca: la vicenda corale di alcune famiglie contadine che lavorano la terra a mezzadria tra duri sacrifici, ma con grande dignità. Solenne e sereno, grave e pur lieve come le musiche di Bach che l’accompagnano, è il più grande film italiano degli anni ’70, e l’unico, forse, in cui si ritrovano i grandi temi virgiliani: labor, pietas, fatum. Gli sono stati rimproverati una rappresentazione idealizzata, troppo lirica, del mondo contadino, la cancellazione della lotta di classe, la rarefazione spiritualistica del contesto sociale. È indubbio che al versante in ombra del mondo contadino Olmi ha fatto soltanto qualche accenno, e in cadenze bonarie, ma anche in quest’occultamento è stato fedele a sé stesso e alla sua pietas.

 

-Terra Madre; Ermanno Olmi, Italia, 2009, durata: 78 min.

Un documentario di denuncia che ci racconta degli ultimi tre convegni di Terra Madre a Torino. Denuncia contro le sopraffazioni che anche in questo campo non si scontrano con i rigori della legge perché è il Dio Mercato che detta le non regole del liberismo più sfrenato. Ma non è solo questo. Grazie anche alla collaborazione con Piavoli e Zaccaro Olmi porta sullo schermo un atto di amore profondo che passa dall’elegia sulla vita a contatto con la Natura alla rispettosa e quasi invidiosa riflessione sulla vita di un uomo che ha avuto il coraggio di abbandonare la civiltà dei consumi per scegliere di vivere in un modo radicalmente diverso.

 

-Il vento fa il suo giro; Giorgio Diritti, Italia, 2007, durata: 110 min.

Girato interamente nelle valli occitane del Piemonte, un ex professore decide di trasferirsi con tutta la sua famiglia – una moglie e tre figli – in un paesino di poche anime, sulle montagne, per poter vivere secondo natura. Nella diffidenza generale, Philippe e sua moglie vivono di pastorizia, cercando di raggiungere quel difficile equilibrio con le cose del mondo e con gli anziani abitanti del posto.

La storia siamo noi

Il cinema, in questo caso, offre la possibilità di umanizzare la storia, di avvicinarla all’uomo estrapolandola dai libri di testo. Non grandi eroi ma persone comuni che hanno compiuto le loro scelte in un contesto storico nel quale bisognava prendere posizione.

 

-L’uomo che verrà; Giorgo Diritti, Italia, 2009, durata: 117 min.

Alle pendici di Monte Sole, sui colli appenninici vicini a Bologna, la comunità agraria locale vede i propri territori occupati dalle truppe naziste e molti giovani decidono di organizzarsi in una brigata partigiana. Per una delle più giovani abitanti del luogo, la piccola Martina, tutte quelle continue fughe dai bombardamenti e quegli scontri a fuoco sulle vallate hanno poca importanza. Da quando ha visto morire il fratello neonato fra le sue braccia, Martina ha smesso di parlare e vive unicamente nell’attesa che arrivi un nuovo fratellino. Non più il punto di vista di uno straniero che tenta di

confondersi e integrarsi con quello di una comunità ostile, ma quello di un piccolo membro di una collettività, Martina, che si congiunge e si scambia con quello di tutte le vittime della strage.

 

- Il discorso del Re; Tom Hooper; Gran Bretagna, Australia; 2010; durata: 111 min

http://www.youtube.com/watch?v=S3vXVZundqQ

Dopo la morte di suo Padre Giorgio V e la scandalosa abdicazione del Re Eduardo VIII, Bertie, che soffre da tutta la vita di una forma debilitante di balbuzie, viene improvvisamente incoronato Re Giorgio VII di Inghilterrra. Con il suo paese sull’orlo della guerra e disperatamente bisognoso di un

leader, sua moglie Elisabetta, lsa futura Regina Madre, organizza al marito un incontro con l’eccentrico logopedista Lione Logue. Il film racconta la vicenda di questo Monarca Reale impegnato nell’ardua ricerca della sua voce.

 

- Vento di Primavera; Rose Bosch; Francia, Germania, Ungheria; 2010; durata: 115 min.

Joseph ha 11 anni. E’ una mattina di giugno , deve andare a scuola, porta cucita sul petto una stella gialla. Tra benevolenza e disprezzo impara insieme ai suoi compagni ebrei e alle loro famiglie a vivere in una Parigi occupata, sulla collina di Montmartre, dove hanno trovato rifugio. Almeno così credono. Dal Vèlodrome d’Hiver, dove vengono ammassati 13.000 ebrei, al campo di Beaune-La-Roche, da Vichy alla terrazza del Berghof, vento di Primavera segue i destini incrociati di vittime e carnefici: Di coloro che hanno orchestrato. Di coloro che hanno avuto fiducia. Di coloro che si sono opposti. Tutti i personaggi sono realmente esistiti e tutti gli avvenimenti sono realmente accaduti in quell’estate del 1942.

Film in lingua originale

Il NuuovoFilmstudio quest’anno propone la visione di alcuni film in lingua originale sottotitolati in italiano.

 

Lingua francese

 

-Persepolis; Marjane Satrapi, Francia, Usa, 2007, animazione, durata. 104 min.

Teheran, 1978: Marjane, otto anni, sogna di essere un profeta che salverà il mondo. Educata da genitori molto moderni e particolarmente legata a sua nonna, segue con trepidazione gli avvenimenti che porteranno alla Rivoluzione e provocheranno la caduta dello Scià. Marjane Satrapi è riuscita a trasformare i quattro volumi di fumetti in cui raccontava, con dolore e ironia, la propria crescita

 

come donna in un Iran in repentina trasformazione e in un’Europa incapace di accogliere veramente il diverso, in un lungometraggio di animazione di qualità.

 

- Tutti per uno; Romain Goupil, Francia, 2010, durata: 90 min.

Nel 2067, Milana ricorda il periodo della sua prima infanzia, quando passava i pomeriggi coi compagni della scuola elementare a creare un piccolo commercio di dvd pirata e a rubare liquirizie dai negozi. In quegli anni, le nuove politiche d’immigrazione francesi causano l’espulsione di molti clandestini e lei, nata in Cecenia e arrivata a Parigi a tre anni senza documenti, rischia di dover abbandonare presto i suoi amichetti. Ma quando i bambini si rendono conto della situazione, si organizzano per tutelare la loro amica. In modo particolare Blaise, il giovanissimo leader della piccola banda, si impegna dapprima facendo in modo che la famiglia accolga Milana in casa sua, e poi organizzando una vera sparizione di grande richiamo per i media.

Nel cercare di plasmare un nuovo modello per le battaglie sociali, Goupil tende spesso a diluire il suo discorso civile dentro a una parabola sulla genuinità e la forza immaginativa dell’infanzia perduta.

Se, così facendo, si fa più flebile il messaggio politico, è vero anche che il film si carica di un sentimento poetico e melanconico tenero e suadente.

 

-Les coristes; Christophe Barratier, Francia, Svizzera, Germania, 2004,  durat: 95 min.

Francia, 1949. Un compositore fallito, interpretato da Gerard Juniot con la sensibilità misurata di un grande e dignitoso perdente, viene assunto come sorvegliante in un istituto di rieducazione per minori ma, alla severità del cinico direttore, contrappone la dolcezza delle sue lezioni di musica.

Il film fa emergere il legame fra il professore e i suoi allievi: nelle lezioni di armonia musicale e umana, nell’insegnamento del rispetto, nella capacità di ascoltare canto e cuore dei bambini difficili.

 

-Il piccolo Nicolas e i suoi genitori; Laurent Tirard, Francia, 2009, durata: 91 min.

Amato in famiglia, benvoluto dai propri compagni di scuola, il piccolo Nicolas vive una vita felice. Ma un giorno una conversazione tra i suoi genitori, lo induce a pensare che sia in arrivo un altro fratellino e il timore di seguire le sorti di Pollicino, di essere abbandonato nel mezzo di un bosco, lo assale… Il segreto della pellicola consiste nel raccontare un universo filtrato dalla sensibilità e dalla fervida immaginazione infantile di uno scolaro e dei propri compagni.

 

 

I film da noi proposti sono suscettibili di cambiamento e di ulteriori ricerche e proposte, con l’intento di venire incontro alle specifiche richieste degli insegnanti.

Per avere la disponibilità di tempo necessaria al dibattito conclusivo e all’introduzione la durata dell’incontro sarà suscettibile di variazioni a seconda della durata della proiezione.

 

Questa proposta nel suo complesso intende anche fornire ai ragazzi gli strumenti per formulare

testi di critica cinematografica che saranno pubblicati in internet sul blog con l’aiuto e la consulenza di un operatore.

Per informazioni e prenotazioni:

 

Giovanna Allegra:  cell:3335722244

 

email to:            info@nuovofilmstudio.it

 

sito web:            www.nuovofilmstudio.it

 

Indirizzo sala cinematografica:

Nuovofilmstudio, piazza Diaz 46r, Savona

 

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Progetto scuole 2011/2012

Scuola Secondaria di Primo Grado

La proposta è articolata :

1-una lezione sul linguaggio filmico attraverso un breve excursus sulla storia del codice cinematografico con l’apporto della visione di stralci esemplari tratti da film appartenenti alla storia del cinema oppure, in base alle tematiche scelte, una lezione introduttiva per guidare la visione sui temi e linguaggi specifici dei film appartenenti alle aree qui sotto specificate.

-la visione di due film appartenenti alle diverse aree tematiche.

2-tre film tra quelli suggeriti

Costi

La quota di partecipazione rimane invariata rispetto allo scorso anno.

1 -10.00€ a ragazzo complessivo di lezione e due film

2 – 3.50€ a proiezione

Per ragione di gestione dei costi è richiesta l’adesione di 3 classi a proiezione.

Aree tematiche:

Le aree sotto indicate sono rivolte alle classi seconde e terze mentre per le classi prime è stata pensata un’area a loro dedicata.

  • Storie dall’ “altro” mondo
  • Adolescenza: costruire l’identità
  • Ambiente e territorio
  • La storia siamo noi
  • Fil in lingua originale – francese

Storie dall’ “altro” mondo

Il confine rappresenta la barriera che separa i territori fisici ma anche le sfere personali e culturali, limiti che impediscono all’uomo di conoscersi e comunicare. Superarli significa sperimentare l’altro da sé, andare incontro a ciò che è ignoto e distante dalla nostra esperienza.

Il cinema è capace di esprimere queste differenze non solo attraverso il racconto di storie e leggende di altri paesi ma anche da come, con quale linguaggio vengono raccontate. Confrontare diversi modi di raccontare suggerisce diverse percezioni, tempi, luoghi e sentimenti degli “altri” lontani da noi, per scoprire ciò che più ci accomuna.

 

-Il cane giallo della mongolia; Byambasuren Davaa, Germania, 2005, durata: 93 min.

Byambasuren Davaa torna alla regia di un’altra vicenda toccante, raccontata con taglio documentaristico. Nansa è la figlia maggiore di una famiglia nomade della Mongolia. Un giorno trova un cagnolino e decide di tenerlo, contro il volere del padre. Quando giunge il momento di trasferirsi, l’animale diventa un impaccio, e il padre vorrebbe che Nansa se ne liberasse. Ma il cane riuscirà a conquistarsi l’affetto di tutti, con un vero atto di eroismo.

 

- La storia del cammello che piange; Byambasuren Davaa, Germania, 2005, durata: 87 min.

Candidato al Premio Oscar per il miglior documentario 2005 il fil racconta la nascita dei cammelli è un momento molto importante per una piccola comunità della Mongolia del sud. Uno degli ultimi nati viene rifiutato dalla madre che non lo allatta. Qualsiasi tentativo di convincerla risulterà inutile fino a quando due bambini non andranno a chiamare un musicista nella lontana città capoluogo.

Ricco di intensa poesia il documentario è di quelli che purificano il nostro sguardo occidentale corrotto da ritmi accelerati ed effetti speciali. Senza nulla togliere al piacere di seguire una storia.

 

- Offside; Jafar Panahi; Iran, 2006, durata: 93 min.

Nel giorno della partita di qualificazione per i Mondiali di calcio fra Iran e Bahrain, una ragazza cerca di mimetizzarsi in mezzo a un pullman di tifosi per riuscire ad entrare allo stadio, dove le iraniane non sono ammesse per questioni di buoncostume. Dopo aver acquistato a caro prezzo un biglietto da

un bagarino, la ragazza osserva le varie strategie adottate dalle tante altre donne presenti per riuscire a eludere la sicurezza. Solo che, una volta varcati i cancelli, viene presa dal panico e riconosciuta dai militari che la conducono in una zona di detenzione situata nell’ultimo anello dello stadio, dove anche altre ragazze smascherate sono in attesa di essere prelevate dalla polizia.

Panahi abbandona l’ottica del pedinamento errante affinché siano più le sorti della partita a muoversi attorno al suo gruppo di giovani attrici-tifose, anziché il contrario. Il fuori gioco, quindi, oltre ad essere allegoria del carattere marginale della donna all’interno della società, diviene anche il campo dove Panahi vuole giocare la sua vera partita: quella fra condizione dettata (la sceneggiatura del film) e movimento dell’incertezza (il risultato della partita).

 

Adolescenza: costruire l’identità

Il cinema offre spunti di riflessione utili ai ragazzi e agli adulti per comprendere il periodo dell’adolescenza, momento dell’esistenza caratterizzato dalla formazione del sé, da riti di passaggio sempre più complessi e sempre meno definiti dalla comunità nella quale si vive quanto più da modelli, più imposti che suggeriti, da una società globalizzata.

-Il ragazzo con la bicicletta; Jean-Pierre Dardenne, Belgio, Francia, Italia, 2011, durata 87 min

Cyril ha dodici anni, una bicicletta e un padre insensibile che non lo vuole più. ‘Parcheggiato’ in un centro di accoglienza per l’infanzia e affidato alle cure dei suoi assistenti, Cyril non ci sta e ostinato ingaggia una battaglia personale contro il mondo e contro quel genitore immaturo che ha provato ‘a darlo via’ insieme alla sua bicicletta. Durante l’ennesima fuga incontra e ‘sceglie’ per sé Samantha, una parrucchiera dolce e sensibile che accetta di occuparsi di lui nel fine settimana. La convivenza non sarà facile, Cyril fa a botte con i coetanei, si fa reclutare da un bullo del quartiere, finisce nei guai con la legge e ferisce nel cuore e al braccio Samantha. Ma in sella alla bicicletta e a colpi di pedali Cyril (ri)troverà la strada di casa.

-Un mondo migliore; Susanne Bier; Danimarca, Svezia; 2010; durata 113 min.

In un mondo migliore esplora la nascita delle reazioni violente nei figli adolescenti – afferma la Bier – e le difficoltà negli adulti che, con l’esempio personale, tentano di indicare la strada del comportamento civile, arrivando a porgere l’altra guancia. Il film si chiede se la nostra cultura avanzata sia il modello per un mondo migliore o se piuttosto il caos sia in agguato sotto la superficie della civilizzazione.

Il dramma viaggi veloce e s’insinua nella bellezza del paesaggio rurale danese e negli orrori del campo profughi africano. La tesi della Bier va oltre le aree geografiche più o meno evolute, le dinamiche che spingono alla violenza sono molto più simili di quanto si creda.

 

-L’anno in cui i miei genitori andarono in vacanza; Cao Hamburger, Brasile, 2006, durata:104 min

Lungi dal voler essere un semplice film di formazione in cui si mostra il passaggio del protagonista dall’infanzia alla sfera adulta, la vicenda tratta un tema impegnativo e importante come quello dell’esilio. Ognuno dei protagonisti si scontra con questa realtà sia letteralmente che metaforicamente. I genitori del protagonista sono costretti a lasciare il proprio figlio in quanto attivisti politici. Mauro non riesce a gustare fino in fondo le bellezze dell’infanzia in quanto perennemente in bilico tra il mondo reale e quello sognato.

Con un tono tipico della commedia, il piccolo protagonista sembra ricoprire il ruolo di regista. Grazie al suo sguardo curioso e alla vivace voce (è anche il narratore della storia) diveniamo quasi complici della sua capacità di adattamento a un mondo per lui ignoto e ostile.

 

Ambiente e territorio

Il cinema offre, anche in questo campo, spunti di riflessione e di approfondimento su tematiche ambientali di principale interesse, quali la rivalutazione del territorio e delle sue risorse e la denuncia dell’intervento sconsiderato  da parte dell’uomo guidato dalla sola logica del mercato e del consumo.

- L’albero degli zoccoli; Ermanno Olmi, Italia, 1978, durata: 170 min.

1897-98 nelle campagne della Bassa bergamasca: la vicenda corale di alcune famiglie contadine che lavorano la terra a mezzadria tra duri sacrifici, ma con grande dignità. Solenne e sereno, grave e pur lieve come le musiche di Bach che l’accompagnano, è il più grande film italiano degli anni ’70, e l’unico, forse, in cui si ritrovano i grandi temi virgiliani: labor, pietas, fatum. Gli sono stati rimproverati una rappresentazione idealizzata, troppo lirica, del mondo contadino, la cancellazione della lotta di classe, la rarefazione spiritualistica del contesto sociale. È indubbio che al versante in ombra del mondo contadino Olmi ha fatto soltanto qualche accenno, e in cadenze bonarie, ma anche in quest’occultamento è stato fedele a sé stesso e alla sua pietas.

-Terra Madre; Ermanno Olmi, Italia, 2009, durata: 78 min.

Un documentario di denuncia che ci racconta degli ultimi tre convegni di Terra Madre a Torino. Denuncia contro le sopraffazioni che anche in questo campo non si scontrano con i rigori della legge perché è il Dio Mercato che detta le non regole del liberismo più sfrenato. Ma non è solo questo. Grazie anche alla collaborazione con Piavoli e Zaccaro Olmi porta sullo schermo un atto di amore profondo che passa dall’elegia sulla vita a contatto con la Natura alla rispettosa e quasi invidiosa riflessione sulla vita di un uomo che ha avuto il coraggio di abbandonare la civiltà dei consumi per scegliere di vivere in un modo radicalmente diverso.

-Il vento fa il suo giro; Giorgio Diritti, Italia, 2007, durata: 110 min.

Girato interamente nelle valli occitane del Piemonte, un ex professore decide di trasferirsi con tutta la sua famiglia – una moglie e tre figli – in un paesino di poche anime, sulle montagne, per poter vivere

secondo natura. Nella diffidenza generale, Philippe e sua moglie vivono di pastorizia, cercando di raggiungere quel difficile equilibrio con le cose del mondo e con gli anziani abitanti del posto.

 

La storia siamo noi

Il cinema, in questo caso, offre la possibilità di umanizzare la storia, di avvicinarla all’uomo estrapolandola dai libri di testo. Non grandi eroi ma persone comuni che hanno compiuto le loro scelte in un contesto storico nel quale bisognava prendere posizione.

-L’uomo che verrà; Giorgo Diritti, Italia, 2009, durata: 117 min.

Alle pendici di Monte Sole, sui colli appenninici vicini a Bologna, la comunità agraria locale vede i propri territori occupati dalle truppe naziste e molti giovani decidono di organizzarsi in una brigata partigiana. Per una delle più giovani abitanti del luogo, la piccola Martina, tutte quelle continue fughe dai bombardamenti e quegli scontri a fuoco sulle vallate hanno poca importanza. Da quando ha visto morire il fratello neonato fra le sue braccia, Martina ha smesso di parlare e vive unicamente nell’attesa che arrivi un nuovo fratellino. Non più il punto di vista di uno straniero che tenta di

confondersi e integrarsi con quello di una comunità ostile, ma quello di un piccolo membro di una collettività, Martina, che si congiunge e si scambia con quello di tutte le vittime della strage.

- Il discorso del Re; Tom Hooper; Gran Bretagna, Australia; 2010; durata: 111 min

http://www.youtube.com/watch?v=S3vXVZundqQ

Dopo la morte di suo Padre Giorgio V e la scandalosa abdicazione del Re Eduardo VIII, Bertie, che soffre da tutta la vita di una forma debilitante di balbuzie, viene improvvisamente incoronato Re Giorgio VII di Inghilterrra. Con il suo paese sull’orlo della guerra e disperatamente bisognoso di un

leader, sua moglie Elisabetta, lsa futura Regina Madre, organizza al marito un incontro con l’eccentrico logopedista Lione Logue. Il film racconta la vicenda di questo Monarca Reale impegnato nell’ardua ricerca della sua voce.

 

- Vento di Primavera; Rose Bosch; Francia, Germania, Ungheria; 2010; durata: 115 min.

Joseph ha 11 anni. E’ una mattina di giugno , deve andare a scuola, porta cucita sul petto una stella gialla. Tra benevolenza e disprezzo impara insieme ai suoi compagni ebrei e alle loro famiglie a vivere in una Parigi occupata, sulla collina di Montmartre, dove hanno trovato rifugio. Almeno così credono. Dal Vèlodrome d’Hiver, dove vengono ammassati 13.000 ebrei, al campo di Beaune-La-Roche, da Vichy alla terrazza del Berghof, vento di Primavera segue i destini incrociati di vittime e carnefici: Di coloro che hanno orchestrato. Di coloro che hanno avuto fiducia. Di coloro che si sono opposti. Tutti i personaggi sono realmente esistiti e tutti gli avvenimenti sono realmente accaduti in quell’estate del 1942.

Film in lingua originale

Il NuuovoFilmstudio quest’anno propone la visione di alcuni film in lingua originale sottotitolati in italiano.

Lingua francese

 

-Persepolis; Marjane Satrapi, Francia, Usa, 2007, animazione, durata. 104 min.

Teheran, 1978: Marjane, otto anni, sogna di essere un profeta che salverà il mondo. Educata da genitori molto moderni e particolarmente legata a sua nonna, segue con trepidazione gli avvenimenti che porteranno alla Rivoluzione e provocheranno la caduta dello Scià. Marjane Satrapi è riuscita a trasformare i quattro volumi di fumetti in cui raccontava, con dolore e ironia, la propria crescita

come donna in un Iran in repentina trasformazione e in un’Europa incapace di accogliere veramente il diverso, in un lungometraggio di animazione di qualità.

- Tutti per uno; Romain Goupil, Francia, 2010, durata: 90 min.

Nel 2067, Milana ricorda il periodo della sua prima infanzia, quando passava i pomeriggi coi compagni della scuola elementare a creare un piccolo commercio di dvd pirata e a rubare liquirizie dai negozi. In quegli anni, le nuove politiche d’immigrazione francesi causano l’espulsione di molti clandestini e lei, nata in Cecenia e arrivata a Parigi a tre anni senza documenti, rischia di dover abbandonare presto i suoi amichetti. Ma quando i bambini si rendono conto della situazione, si organizzano per tutelare la loro amica. In modo particolare Blaise, il giovanissimo leader della piccola banda, si impegna dapprima facendo in modo che la famiglia accolga Milana in casa sua, e poi organizzando una vera sparizione di grande richiamo per i media.

Nel cercare di plasmare un nuovo modello per le battaglie sociali, Goupil tende spesso a diluire il suo discorso civile dentro a una parabola sulla genuinità e la forza immaginativa dell’infanzia perduta.

Se, così facendo, si fa più flebile il messaggio politico, è vero anche che il film si carica di un sentimento poetico e melanconico tenero e suadente.

 

-Les coristes; Christophe Barratier, Francia, Svizzera, Germania, 2004,  durat: 95 min.

Francia, 1949. Un compositore fallito, interpretato da Gerard Juniot con la sensibilità misurata di un grande e dignitoso perdente, viene assunto come sorvegliante in un istituto di rieducazione per minori ma, alla severità del cinico direttore, contrappone la dolcezza delle sue lezioni di musica.

Il film fa emergere il legame fra il professore e i suoi allievi: nelle lezioni di armonia musicale e umana, nell’insegnamento del rispetto, nella capacità di ascoltare canto e cuore dei bambini difficili.

-Il piccolo Nicolas e i suoi genitori; Laurent Tirard, Francia, 2009, durata: 91 min.

Amato in famiglia, benvoluto dai propri compagni di scuola, il piccolo Nicolas vive una vita felice. Ma un giorno una conversazione tra i suoi genitori, lo induce a pensare che sia in arrivo un altro fratellino e il timore di seguire le sorti di Pollicino, di essere abbandonato nel mezzo di un bosco, lo assale… Il segreto della pellicola consiste nel raccontare un universo filtrato dalla sensibilità e dalla fervida immaginazione infantile di uno scolaro e dei propri compagni.

 

Classi prime – Scuola Secondaria di Primo Grado

 

Rassegna Hayao Miyazaki

Il NuovoFilmstudio propone alle classi prime una rassegna sul regista Hayao Miyazaki, padre del cinema di animazione giapponese, inventore tra gli altri di Lupin, Conan, Anna dai capelli rossi; i film proposti permettono di addentrarsi all’interno degli universi narrativi dell’autore, al suo un immaginario ricco di elementi della tradizione nipponica e scintoista.

Attraverso vividi colori, l’autore dipinge cieli immensi, profondità marine e infiniti spazi verdi capaci di provocare con la successione di tonalità ora più dolci e morbide, ora più gravi e buie, l’alternanza di emozioni di benessere e paura.

I protagonisti di Miyazaki sono tutti bambini e ragazzini che rappresentano l’innocenza in contrapposizione alla violenza dell’adulto, il quale giunge alla natura e prova a comprenderla, proprio attraverso la figura del bambino mediatore.

I suoi personaggi parlano attraverso azioni, simbologie di matrice spirituale (alberi e fiumi che, rifacendosi alla tradizione dell’animismo scintoista, diventano gli spiriti della natura e, trasversalmente, coscienza mediatrice tra gli esseri umani e la Terra). Ed è questa natura, tanto cara a Miyazaki, a fare da perno alla sua poetica insieme all’amore. Una natura che sa essere selvaggia e crudele tanto più selvaggio e crudele è l’uomo con essa.

-La città incantata; Giappone, 2001, durata: 125 min

Vincitore dell ‘Orso d’oro a Berlino 2002, uno dei film più interessanti della cinematografia nipponica recente ha dovuto attendere la conquista dell’Oscar per il miglior film d’animazione per poter accedere ai nostri schermi. Meglio tardi che mai.

La decenne Chihiro cambia casa con la famiglia. Dopo aver attraversato un tunnel si trova in un mondo inaccessibile normalmente agli umani. E’ abitato da dei minori e da strani esseri. La bambina può rimanere solo se ubbidirà alla strega Yubaba e rinuncerà al proprio nome. Nel frattempo i suoi genitori sono stati trasformati in maiali e lei dovrà darsi da fare per salvarli.

 

-Il castello Errante di Howl; Giappone, 2004, durata: 119 min.

http://www.youtube.com/watch?v=0dZlu6qbQV4

Tra realtà dell’immagine e metafore, il film si dipana lentamente, offrendo la abituale ma sempre fenomenale panoramica sui paesaggi e personaggi da sogno (il film realizzato in maniera tradizionale è visivamente impressionante), nei quali la fantasia di Miyazaki e di Joe Hisashi, autore della colonna sonora, si sbizzarriscono raggiungendo vette se possibile ancora più elevate che nel premiato Spirited Away (La città incantata). Attuale e concettualmente scevro da contaminazioni ideologiche di qualsivoglia natura, Howl,riesce ad essere pellicola antimilitarista, raffinato melò sentimentale, grande spettacolo di intrattenimento per tutti ed, in ultimo, saggio ammonimento sull’importanza delle relazioni interpersonali tra gli esseri umani.

 

-Porco Rosso; Giappone, 1992, durata. 94 min.

Italia, periodo tra le due guerre mondiali. Un misterioso pilota di aerei dalle sembianze di maiale, detto Porco Rosso, è il terrore dei pirati del Mare Adriatico, almeno finché questi non si affidano all’americano Curtis, avventuriero spavaldo che sfida Porco Rosso a duello.

Il film è la perfetta cartina di tornasole per cogliere alcuni temi portanti della poetica di Miyazaki. Sotto le vesti del divertissement, infatti, ecco spuntare il lato più politico e libertario del regista nipponico, incarnato nell’anarchico escapismo di Porco Rosso, eroe senza tetto né legge, solitario come un ronin errante, che rifiuta ogni forma di omologazione. Su tutte quella fascista del regime che avanza, infestando la (sua) bella Italia (“meglio porco che fascista” è una delle frasi-cardine del film) e fagocitandone le diversità.

-Arriety; Hiromasa Yonebayashi, sceneggiato da Miyazaki, Giappone, 2010, durata: 94 min.

Sotto il pavimento di una grande casa nella campagna di Tokyo, vive la quattordicenne Arrietty con la madre e il padre. Sono una famiglia di “rubacchiotti”, alti dieci centimetri, che prendono in prestito dagli umani tutto ciò che serve loro per sopravvivere ma in piccolissime quantità, in modo che nessuno se ne accorga e possa scoprire la loro esistenza. Arrietty, però, in una delle sue incursioni nel giardino della casa viene vista da Sho, un ragazzino umano di 12 anni che soggiorna lì, presso la zia, in attesa di una rischiosa operazione al cuore. Nonostante la cosa scateni il terrore nei genitori, che si preparano immediatamente a traslocare, Arrietty capisce di potersi fidare di Sho e tra i due nasce una breve ma importante amicizia.

I film da noi proposti sono suscettibili di cambiamento e di ulteriori ricerche e proposte, con l’intento di venire incontro alle specifiche richieste degli insegnanti.

Per avere la disponibilità di tempo necessaria al dibattito conclusivo e all’introduzione la durata dell’incontro sarà suscettibile di variazioni a seconda della durata della proiezione.

Questa proposta nel suo complesso intende anche fornire ai ragazzi gli strumenti per formulare

testi di critica cinematografica che saranno pubblicati in internet sul blog con l’aiuto e la consulenza di un operatore.

 

Per informazioni e prenotazioni:

Giovanna Allegra:  cell:3335722244

email to:            info@nuovofilmstudio.it

sito web:            www.nuovofilmstudio.it

Indirizzo sala cinematografica:

Nuovofilmstudio, piazza Diaz 46r, Savona

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I commenti dei ragazzi

Giacomo, Francisco e Ghenna esprimono le loro impressioni sul film.

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I commenti dei ragazzi

Alcune opinioni sul film “Les choristes”.

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I commenti dei ragazzi

Cristy commenta il film “Il vento fa il suo giro”

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I commenti dei ragazzi

Matteo esprime la sua idea a proposito del film di Giorgio Diritti.

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I commenti dei ragazzi

Sara esprime le sue considerazioni sul film appena visto.

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